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Pugilato e giornalisti cosa c’è di sbagliato nel loro rapporto...

 

La boxe e la stampa devono rispettarsi a vicenda. E usare entrambe maggiore professionalità. In ogni occasione...

Un pugile (come qualsiasi altro uomo) può sbagliare. Quando lo fa, un giornalista ha il dovere di scrivere che ha sbagliato. Nascondere la realtà vorrebbe dire non fare bene il proprio lavoro, non essere un professionista serio. E smettetela con la solita frase: “Sono giornalai, non giornalisti”. Credete che i giornalai non siano lavoratori da rispettare? Che alzarsi alle 4:30 del mattino tutti i santi giorni sia tra i piaceri nascosti della vita? Che regali felicità il tirare le somme a fine mese e scoprire che il tornaconto basta a stento a tirare avanti?
Cominciamo con rispettare la categoria. Dei giornalai, intendo.
Detto questo, mi piacerebbe che i giornalisti restassero professionisti anche quando non si tratta di parlare di rapine o pestaggi. Anche perché non mi sembra di avere letto titoli del tipo “Idraulico gambizza salumiere” o “Architetto uccide la moglie”.
Sento già salire l’obiezione. La figura del pugile ha maggiore impatto mediatico di quella di un architetto o di un idraulico. E allora perché quando il pugile è nel suo contesto naturale, cioè su un ring nel corso di un match, nessun giornale se ne occupa?
Se non genera interesse quando esercita la professione, se ne deduce che non è popolare e per questo non merita spazio sui media.
Ma a molti giornalisti non sta a cuore la verità, quanto l’associazione boxe uguale violenza radicata nelle loro teste, senza analisi del problema, senza approfondimento.
È una tesi che trova riscontro nel fatto che nelle titolazioni scompare il nome del protagonista e viene usata la parola pugile. Il cognome del soggetto non direbbe nulla perché sconosciuto, ma allora perché fare titoli di apertura per un fatto di cronaca come ce ne sono tanti altri? Fosse stato un panettiere a commettere il reato, la notizia sarebbe finita nelle brevi. Il circolo vizioso non trova via di uscita e io continuo a farmi domande.

È chiaro che per i giornalisti, soprattutto tra quelli che non sono mai entrati in un palazzetto dello sport o in una palestra, l’equazione pugile uguale violenza è immediata, ha addirittura il crisma del dogma.
Da qualsiasi parte provi a esaminarla, la questione genera in me molti dubbi.
Non mi piace che il popolo della boxe non accetti che i suoi peccati vengano portati all’attenzione pubblica, come è giusto che sia. Non mi piace che i giornalisti si occupino di pugilato in modo frettoloso, sporadico e assai raramente professionale confondendo gli sport praticati dai protagonisti, attribuendo exploit o reati a chi non ha compiuto nè gli uni, nè gli altri.
Se un pugile è violento fuori dal ring, non si può pensare, dire e scrivere che lo sia l’intero mondo della boxe. È come se un fruttivendolo fosse al centro di uno scandalo e i media dicessero che tutto il commercio ortofrutticolo italiano è corrotto. Generalizzare è sempre un errore.

Molti pugili nel mondo, non solo in Italia, hanno storie tragiche alle spalle, vecchi legami con la malavita. Qualcuno ne è uscito, altri non ce l’hanno fatta a staccarsi. Alcuni pugili sono uomini che peccano, altri sono uomini che dopo avere peccato hanno ritrovato la strada giusta proprio grazie alla boxe. E pensate, tra i pugili ce ne sono addirittura tanti che non hanno mai commesso reati. Incredibile eh?
È la vita.

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Il pugilato ha salvato molti ragazzi. Non solo con la sicurezza economica che ha accompagnato il successo. Ma anche con alcuni fondamentali insegnamenti di vita.

Il rispetto delle regole e del prossimo, cosa assai rara in una società moderna che perdona qualsiasi scorciatoia se finalizzata al raggiungimento del traguardo.
Il rispetto per il proprio corpo, consci che sul ring non si possa bluffare.
La cultura del sacrificio, consapevoli che solo facendolo diventare parte della propria esistenza si possano realizzare i sogni.
La capacità di incanalare la forza fisica attraverso un percorso strategico che richiede intelligenza e autocontrollo.
E infine, la certezza che la paura vada affrontata. La boxe è uno dei rari momenti della vita in cui vai incontro al dolore, anziché fuggirne, perché sai che è l’unico modo per riuscire a farcela.
Chi sbaglia deve pagare per l’errore che ha commesso, siano pugili o giornalisti. E così che dovrebbe andare la vita in un mondo ideale. L’ho appena detto e già mi sembra di essere entrato nel Regno di Utopia.
È sbagliato gridare: “Io sono un tifoso di boxe e mi interessa solo quello che il pugile fa sul ring. Quello che l’uomo fa nella sua vita privata non voglio neppure saperlo.”
Non è così che funziona.
Se vogliamo essere rispettati, dobbiamo portare rispetto. Sempre.
Se non capiamo questo, dobbiamo rassegnarci al fatto che il pugilato sia indifendibile.

Tanto per essere più chiaro. Non sbaglia il giornalista che scrive del reato commesso da un pugile. È chi ha commesso il reato che ha sbagliato.
Non è negando l’evidenza che si difende la boxe. Perché il pugilato, a differenza di quella che è la sua interpretazione popolare, è debole. Soffre di una naturale emarginazione, è lontano dal grande giro. Per questo chi lo ama dovrebbe difenderlo, ma non certo nascondendo la testa nella sabbia. Il popolo della boxe deve affrontare la realtà senza paura. Gli errori di chi sbaglia vanno sottolineati, in modo che si sappia che per uno che va fuori strada non può essere condannato l’intero movimento pugilistico.
Bisogna gridare la verità. Non ci sono solo peccatori, come non ci sono solo santi. Nel pugilato, come nella vita. Le cose miglioreranno solo quando anche all’interno di questo sport si comincerà a capire che la quotidianità non è “Amanti della boxe” vs “Resto del mondo”, ma “Uomini che rispettano le regole della società civile” vs “Uomini che quelle regole le offendono”. Siano essi pugili, giornalisti, giornalai, commercianti, politici o astronauti. Senza distinzioni. Solo se cominceremo a camminare su questa strada potremo poi puntare con pieno diritto il dito contro chi sbaglia.
Pugili, giornalisti, giornalai, commercianti, politici o astronauti che siano.

https://dartortorromeo.com/

(Questo è un vecchio articolo, riveduto e corretto. Il tempo passa, nulla cambia)

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