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Affrontare la sconfitta secondo Valeria Imbrogno, pugile e psicologa

Sconfitta

La sconfitta è come un mostro dalle mille teste e dalle innumerevoli sfumature, implica differenti riflessioni su di sé e sul rapporto con il proprio io (sia mente sia corpo). E’ una tappa obbligata nel percorso di un atleta e, come ogni esperienza, ha il suo valore formativo a patto che la si valuti con il giusto peso e la giusta misura.

Indubbiamente per affrontarla è fondamentale chiedersi quali emozioni si provano: sono infatti molteplici e sono assolutamente soggettive. Ci sono però alcune fasi che tutti si trovano ad affrontare, con tempi e modalità differenti per ognuno: c´è una fase iniziale di shock o negazione a cui fa seguito una fase di rabbia e la tendenza a ricercare la causa del fallimento all´interno o all´esterno. Superato questo momento, l'atleta comincia ad accettare la sconfitta, provando tristezza e delusione. L´ultima fase è caratterizzata dall´accettazione e dal superamento, trasformando il limite in una possibilità di crescita e apprendimento.

Qualsiasi sia il motivo, esso deve essere individuato e accettato dall’io che lo usa come modello negativo da non ripetere. E’ una riflessione su di sé, sulle proprie abilità che deve essere fatta, considerando anche tutte le circostanze che attenuano la colpa. La sconfitta infatti implica un’assunzione di responsabilità e tale assunzione genera una presa di coscienza dell’errore compiuto, perché la sconfitta è conseguenza di errori.

Deve essere accettata e interiorizzata prima dall’atleta, e ancor prima dal pugile, come parte del sé per attribuirle il giusto valore e per assumerla come esperienza di crescita e non semplicemente come fallimento. La sconfitta non è solo un fallimento, è un passaggio, un’occasione per riflettere su di sé, sulle proprie aspettative, sui propri obiettivi e sui propri errori. Nel dialogo io-tu la sconfitta diventa protagonista.

Tali errori possono essere in parte indipendenti dall’atleta, e la fortuna sicuramente ha la sua parte, ma la sconfitta ha una causa o più cause e alcune di esse risalgono all’io e al suo rapporto con sé e con il proprio corpo. Il feedback della sconfitta infatti ricade primariamente sul corpo: il corpo sconfitto si sente sfiancato, debilitato, distrutto e annientato. Il peso del fallimento lo tocca facendo emergere tutta la stanchezza e l’inutilità degli sforzi compiuti. Nel dialogo io- tu non bisogna lasciare alla sconfitta il predominio né lasciare che il corpo prenda il sopravvento sulla mente. Bisogna digerire, fagocitare il momento di sconforto e passare oltre. Questo passare oltre implica una grande riflessione su quanto avvenuto,  chiedendosi dove si è caduti nel controllo del corpo da parte della  mente.

Trovando risposte a queste domande, la sconfitta assumerà il reale valore per la quale essa guadagna il connotato di esperienza e diventa davvero formante. In altro modo essa non sarebbe interiorizzata correttamente. Bisogna comprendere i motivi che l’hanno provocata ed accettarli come momento di crescita e di accettazione del sé in quanto fallibile.

Il suggerimento in questi casi è quello di cercare di vivere in sincronia con il mondo, con gli altri, con la propria attività, ascoltando le sensazioni che si provano nel momento presente, imparando ad assaporare il piacere di vivere il percorso piuttosto che il traguardo.

Bisogna ricordarsi poi che spesso un insuccesso porta con sè degli aspetti positivi che, se all’inizio sono difficili da individuare, si riusciranno a vedere solo se si penserà alla sconfitta come ad una salita su di una Torre piuttosto che ad una caduta: ogni sconfitta ci permette di salire un po’ più sù preparandoci per una nuova vittoria, avendo chiaro in mente che si può trasformare la sconfitta in una vittoria osservando dall’alto.

Mente e corpo costituiscono la nostra essenza come individui, insieme all´ambiente in cui viviamo e in  cui ci troviamo ad agire. Imparare ad ascoltare le proprie emozioni e sensazioni oltrepassando la rabbia è la chiave di lettura di ogni fallimento, cosi’ sul ring come nella vita. Qualsiasi attività che permetta di migliorare la relazione e la connessione tra mente, corpo e ambiente genera benessere all’atleta, ma soprattutto alla persona.

Ci vuole solo un po’ più di coraggio, o forse buon senso, per capire che le lezioni migliori sono di solito le più dure e che spesso fra queste c'è la sconfitta. A loro volta, queste riflessioni inducono a pensare che l'unico vero fallimento stia, in realtà, nel permettere alla sconfitta di avere la meglio su di noi.

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