
Non mi va di prenderla alla lontana. Vado dritto al punto.
"I medi sono il massimo" è un bel libro.
Non dico un bel libro di boxe, perché sarebbe limitativo. Il pugilato è un’arma pericolosa per ogni scrittore. Se ne sta lì con le sue storie piene di drammi, intrighi, retroscena che ti sembra così semplice scriverne. Il rischio è quello di esagerare, scivolare nella retorica, incartando il regalo con qualcosa di inevitabilmente superfluo.
Domenico Paris non è cascato nel tranello, ha puntato al cuore di uno sport meraviglioso, ma complesso. Ha scelto una strada piena di insidie e l’ha percorsa senza inciampare. Ha raccontato dieci grandi campioni, dieci personaggi che hanno riempito la storia della categoria. La narrazione si spinge in un territorio minato, tra fiction e realtà. Forse sarebbe meglio dire che ha descritto i fatti inserendoli in un contesto drammaturgico, più teatrale che cinematografico.
C’è riuscito benissimo. Ha dato intensità, ritmo, profondità a ogni eroe delle dodici corde. Per carità, quelli scelti sono protagonisti assoluti, la cui sola presenza basta a riempire la scena. Uomini che hanno regalato gioia, tristezza, trionfi e sconfitte. Sono unici sia sul piano pugilistico, che su quello della frequentazione del nostro difficile mondo. Alcuni hanno percorso la strada della vita scegliendo come guida la violenza anche fuori dal ring, altri hanno camminato su sentieri impervi senza mai cadere. Di certo rappresentano di diritto una categoria che è tra le più affascinanti della boxe. Ecco, tutto questo l’autore lo ha raccontato tenendo costantemente sveglia la nostra attenzione, pungendoci con spunti degni dei montanti con cui alcuni di loro hanno vinto match che sembravano impossibili.
È un libro intenso. Un bel libro. E la boxe ne esce decisamente bene.
Dentro ci sono Jake LaMotta, Sugar Ray Robinson, Harry Greb, Nino Benvenuti, Marcel Cerdan, Bob Fitzsimmons, Bernard Hopkins, Marvin Hagler, Stanley Ketchel, Carlos Monzon.

Leggiamo assieme la sinossi, è in quella prima bandella di copertina che racconta al lettore cosa troverà nel libro.
“Dieci campioni, centoventi anni di storia e una categoria di peso, quella dei medi, che ancora oggi continua ad essere sinonimo di grande tradizione e personaggi eccezionali, come lo sono i protagonisti di questo libro, le cui vicende sul quadrato si intrecciano spesso con una vita in perenne corsia di sorpasso, tra successi ed eccessi di ogni tipo, con mito e tragedia ad accompagnarli nel corso della narrazione. Fuoriclasse che si raccontano in prima persona o che vengono raccontati da chi gli è stato vicino o, ancora, vengono celebrati in un gioco di fiction – non fiction il cui intento non è solo quello di ricordarne le biografie, i match disputati e i titoli conquistati, ma anche di regalare una statura letteraria a uomini che, per il loro coraggio tra le dodici corde, ma soprattutto per la loro fame di emozioni e di nuovi traguardi, si sono prestati e continuano a prestarsi a quell’eroismo di carta in grado di scaldare i cuori e di far sognare milioni di persone in ogni angolo del mondo”.
È un libro che, calandoci nella musica che è una delle passioni dell’autore, ha molto del jazz anche se a volte sconfina nella ballata country. Ma è soprattutto un testo rock. Intriso nell’atmosfera senza tempo e piena di passione del rock and roll, come lo è quotidianamente Domenico Paris, l’uomo che lo ha scritto.
Domenico Paris: I MEDI SONO IL MASSIMO, Absolutely Free editore, 200 pagine, 15 euro.
(in libreria e sui siti di vendita online)



