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La mafia dei manager

Incontri truccati degli anni 40, dal libro Fix! di Vittorio Parisi

Gli anni 40 sono stati una tappa fondamentale per il controllo della boxe da parte della malavita organizzata e hanno gettato le basi per quell’incredibile monopolio realizzatosi appieno nel decennio successivo. Credo che molti di voi rimarranno delusi nel sapere quanti pugili che sono diventati dei miti o sono stati campioni del mondo sono scesi a compromessi più o meno gravi conla malavita che controllava carriere e scommesse. Ray Sugar Robinsonè quasi unanimemente considerato il miglior pugile della storia. Ma è invece certo che ebbe contatti con i mafiosi, come un po’ tutti, anche se non risulta abbia mai venduto un incontro Fu però multato di 500 dollari e sospeso per un mese per non avere denunciato di aver avuto una proposta per presentarsi sovrappeso a un match contro Marty Servo che il giornalista Lester Bromberg sostenne doveva invece essere truccato a favore di Servo. È anche certo che accettò di tenere in piedi alcuni avversari fino alla fine per permettere l’esito felice delle scommesse sulla sua vittoria a ipunti. Non sempre però le cose andavano per il verso giusto: in un episodio abbastanza esilarante Robinson mise addirittura knockout un avversario senza volerlo quando questi, ringalluzzito da quella che credeva essere la sua resistenza o bravura, cercò di fargli del male e vincere. Lo Sugar originale dovette scusarsi e spiegare cosa fosse andato storto ma non rischiò mai di avere veri problemi.Joe Louis non arrivò neppure a risparmiare un avversario ma come vedremo fu l’involontario protagonista della creazione della società organizzativa che avrebbe messo in atto il trust.Tre cose fondamentali sono avvenute in questo decennio perdeterminare la prepotente ascesa e il quasi totale controllo della mafia sulla boxe: la creazione di una Lega dei manager, la crescita e l’affermazione della televisione e la formazione della società notacome IBC.La International Boxing Managers Guild of New York fu formata nel 1944 con l’intento di massimizzare gli introiti provenienti dalle percentuali sui biglietti venduti al botteghino e sui diritti di trasmissione. Ne facevano parte fra gli altri personaggi ben noti come Jack “Doc” Kearns, l’ex manager di Jack Dempsey, Bill Daly,Herman Williams e Charles Johnston, una compagnia di sfruttatori senza scrupoli. Al di là dello scopo dichiarato da questa Lega ben presto fu chiaro a cosa essa mirasse in realtà. Nessun pugile  he avesse un contratto con un manager che non facesse parte diquesta Lega poteva sperare di avere un match importante, tantomeno un campionato del mondo, ed è questa una delle ragioni per cui un fuoriclasse come Charley Burley non combattè mai per iltitolo mondiale. Il caso più famoso fu quello di Ike Williams, un nero della Georgia che è stato sicuramente uno dei migliori pesi leggeri della storia.

Risultati immagini per Williams accorse Frank “Blinky” Palermo boxer Photos

Quando nel 1946 Williams decise di lasciare il manager Connie Mc Carthy, che apprezzava ma che era sempre ubriaco, e cercò di mettersi in proprio la Lega dei manager lo boicottò facendo in modo che nessuno accettasse di farlo combattere.In “soccorso” di Williams accorse Frankie “Blinky” Palermo e Williams ( Nella foto seduti) per guadagnarsi da vivere fu costretto ad accettare di essere guidato da lui. Quando fu chiamato a testimoniare davantialla Commissione Kefauver, Williams vuotò il sacco. Non solo Palermo lo aveva derubato continuamente ma non gli aveva dato del tutto quanto gli spettava per un paio di campionati del mondo,non solo, gli aveva persino chiesto un prestito mai restituito.In una delle due occasioni in cui Williams non percepì nulla per il suo lavoro, Palermo mise in atto una sorta di sceneggiata dicendo di dover pagare persone che avrebbero potuto ucciderlo. William sriferì di avere ricevuto da Palermo varie offerte per perdere di proposito,in particolare quando effettivamente lasciò il titolo mondiale dei pesi leggeri nelle mani di James Carter nel 1951 e quando affrontò nel 1949 Kid Gavilan per la seconda volta perdendo con una dubbia majority decision. Williams ha sempre sostenuto di non aver perso mai un match di proposito tranne una volta nel 1951 contro il protettissimo Chuck Davey, primo caso di pugile costruito ad uso e consumo della televisione come vedremo. Un altro noto e strano “incidente” che vide coinvolto il povero Williams avvenne nel 1948 quando dovette incontrare Freddie Dawson a Filadelfia, la città di Blinky Palermo. Dieci minuti prima di combattere Williams fu informato che poteva anche non dannarsi troppo perché il risultato era deciso in partenza. Il pugile, infuriato,andò da alcuni giornalisti invitandoli nel suo spogliatoio per il dopo match avendo una storia interessante da raccontare loro.Qualcuno però, forse qualche giornalista stesso sotto “contratto”con chi di dovere, avvertì i giudici del fatto e la “combine” saltò.Williams vinse ai punti quel match ma fu multato di 500 dollari per avere offeso l’integrità dei giudici! Il capo della commissioneche comminò la sanzione era Leo Raines, amico di Palermo. Naturalmente Williams finì la carriera senza risparmi. Penso che molti di voi ricorderanno la scena di “Lassù qualcuno mi ama” quando Paul Newman-Rocky Graziano viene fermato a bordo della sua lussuosa automobile e portato davanti a un giudice della commissione atletica. Il film racconta la storia vera di un tentativo di corruzione subito dal futuro campione del mondo dei pesi medi, tentativo volto a favorire la vittoria dello sfavoritissimo Reuben “Cowboy” Shank, un mediocre peso medio del Colorado. Graziano si tolse, almeno credeva, dai guai inventandosi un infortunio alla schiena a poche ore dal match, poi confermò di avere ricevuto questa offerta ma si rifiutò di indicare da chi provenisse e il 7 febbraio 1947 la NYSAC lo multò e lo sospese indefinitamente. Non era sorprendente che Graziano avesse a che fare con personaggi di dubbia moralità, non aveva precedenti incoraggianti del resto, ma usciva dalla sconfitta mondiale nel primo tentativo contro Zale e puntava a una rivincita che una sconfitta contro Shank avrebbe reso impossibile. Il suo manager era Irving Cohen, anche lui immortalato nel film, scenette di famiglia comprese, ma in realtà Graziano era controllato da Eddie Coco,un gangster psicopatico che viveva in Florida: senza il consenso di Coco, Graziano non faceva nulla. La squalifica della NYSAC non era valida al di fuori dello Stato di New York e questa è la ragione per la quale Graziano conquistò il titolo a Chicago dopo  2match di preparazione in Tennessee e anche la ragione per cui la conquista di Graziano non fu ritenuta valida dalla NYSAC. Graziano avrebbe finto un infortunio anche in un’altra occasione che vedremo in seguito.

 

Prendete nota inoltre che Shank era guidato da Chris Dundee, il fratello maggiore di Angelo, intimo di Carbo e allora ancora abitante ed attivo a New York. Già in precedenza Graziano era stato protagonista di un match oggetto di forti sospetti.Battuto 2 volte da Harold Green nel 1944, Graziano incontrò una terza volta Green al Madison l’anno dopo e lo mise K.O.con un destro al 3° round. Green subito dopo l’out dell’arbitro si alzò scagliandosi contro l’angolo di Graziano. Fu squalificato per un anno dalla NYSAC e multato. Avrebbe raccontato in seguito a The Ring di aver dovuto buttarsi giù e di averlo voluto far capire.Di lì a poco Graziano si sarebbe battuto per il campionato del mondo dei pesi medi che avrebbe conquistato al secondo tentativo.Green non ebbe mai a disposizione neppure il primo nonostante una ottima carriera.Un pugile che era molto soggetto a proposte di combine era il picchiatore Al “Bummy” Davis, un ragazzo ebreo dal gancio sinistro mortifero e dallo stile tempestoso ma sicuramente non tecnicamente fra i migliori, che si batteva sia sul ring che in risse sul marciapiede. Davis era uno di quelli tenuti sotto controllo tramite intercettazioni telefoniche per ordine del procuratore distrettuale Hogan ed era stato addirittura squalificato a vita nel 1941 anche se poi era stato graziato dopo un anno. Purtroppo avrebbe fatto una fine terribile, ucciso da 4 pallottole mentre cercava di opporsi con incosciente coraggio alla devastazione del bar di un amico.Ci sono buone probabilità che la mano della mafia sia servita a condizionare anche il match del 1940 in cui Henry Armstrong non riuscì ad aggiungere un quarto titolo mondiale alla sua collezione e dovette accontentarsi di un pareggio contro il peso medio filippino Ceferino Garcia, il primo interprete del cosiddetto “bolopunch”, il montante a traiettoria circolare reso poi celebre da Kid Gavilan. In questo caso l’intervento sarebbe stato fatto sull’arbitroGeorge Blake che, spaventato si può ben dire a morte, richiamò ufficialmente più volte Armstrong e poi scese in fretta e furia dal ring rinunciando da quella sera ad arbitrare.Le intercettazioni telefoniche furono assai importanti nella lunga lotta anche alle infiltrazioni mafiose nella boxe e permisero di appurare, tramite anche lo strano accumulo di scommesse su un nome solo, che il match fra i pesi welter Charley Fusari e Chuck Taylor, vinto al Madison prima del limite da Fusari alla fine del 1946, fosse accomodato.Avrete però notato che gli incontri sospetti non riguardano spesso campionati del mondo, l’attività era comunque frenetica e lo rimase anche quando vennero sospesi i mondiali per l’entrata in guerra degli Stati Uniti, non c’era bisogno, e forse non era considerato neppure consigliabile, intervenire sugli incontri titolati,almeno per il momento. In seguito vedremo come le cose sarebbero cambiate anche sotto questo aspetto. Alcuni risultati mondiali fanno però eccezione e uno di questi è quello che consentì a Freddie“Red” Cochrane, un pugile del New Jersey molto “aiutato”,di togliere il titolo mondiale dei pesi welter al croato Fritzie Ziviccon un verdetto ottenuto in casa grazie all’arbitro e giudice unico.Zivic, che pure tutto era tranne che uno stinco di santo, rimpianse per anni che il suo manager avesse accettato quel match. A causa della sospensione dei titoli Cochrane rimase campione 4 anni e mezzo e perse il titolo di fronte a un altro pugile chiacchierato,Marty Servo, il quale pur di evitare un terzo match con Robinson e perdere un titolo che per la gente Robinson meritava da tempo,lo lasciò vacante prima di ritirarsi comunque pochi match dopo.Il peso piuma Chalky Wright, un nero dell’Arizona che era statoautista, e forse qualcosa di più, della famosa attrice Mae West,era già stato sospettato di avere fatto il tuffo contro Henry Armstrongnel 1938 quando nel 1941 divenne campione del mondo deipesi piuma battendo Joey Archibald. Perso il titolo contro il formidabile Willie Pep l’anno seguente, Wright fu in seguito sospettato di aver partecipato a un match vinto ma combinato contro Bobby Ruffin a Detroit e di avere invece perso di proposito un match contro Enrique Bolanos, un avversario già battuto, nel 1946 all’Olympic Auditorium di Los Angeles. Il manager di Wright aveva dovuto rivolgersi a Frankie Carbo per riuscire a far combattere i suoi pugili e lo stesso Wright sarebbe morto a soli 45 anni in circostanz emisteriose annegando nella propria vasca da bagno.L’FBI scoprì che un altro manager si rivolse a Carbo per trovare lavoro a Sammy Angott prima che questo peso leggero conquistasse nel 1940 il titolo mondiale nella versione della NBA contro David Dey, un altro pugile che lavorava per Carbo. Due anni dopo al Madison Angott difese il titolo contro Allie Stolz, un pugile newyorkese che perse per una split decision dopo essere stato anche malmenato dai colpi bassi di Angott. L’arbitro vide Stolz vincitore per 9 riprese a 5 e una pari secondo il regolamento in uso allora, ma i due giudici di bordo ring gli diedero contro 8 a 6 e una pari. Stolz a fine carriera avrebbe accusato Carbo di avergli rovinato il sogno della sua vita dopo che il pugile non aveva accettato di proseguire la carriera controllato da lui. Il giovane e promettente peso welter canadese Johnny Greco,altro pugile monitorato dall’FBI, arrivato negli Stati Uniti non riusciva a entrare nel circuito principale newyorkese e vi riuscì solo quando firmò per un manager vicino a Carbo. Il suo terzo matchcontro Bobby Ruffin, perso dopo una vittoria e un pareggio, fu combinato così come il trittico contro Tony Janiro. In questo caso Greco vinse il primo match, Janiro il secondo e nel terzo Greco fu libero di combattere come voleva riservando a Janiro un pestaggio che sarebbe pesato sulla sua carriera. Greco sarebbe morto a31 anni in un incidente d’auto causato dal ghiaccio.Episodi come questi non avvennero solo negli Stati Uniti ma anche con pugili statunitensi impegnati all’estero. Famoso il casodel bizzarro peso massimo Lee Oma che nel settembre del 1948 si recò a Londra per battersi con Bruce Woodcock, un pugile che gli inglesi volevano portare a battersi per il titolo mondiale ma che non ne aveva le qualità. Oma durante la sua permanenza a Londra si comportò come non fosse un pugile, perché farlo se doveva perdere? Sul ring si sdraiò al 4° round dopo un colpo innocuo di Woodcock recitando pure male fra i lazzi del pubblico inglese. Oma avrebbe dichiarato anni dopo di essere stato pagato a condizione perdesse e che Woodcock era talmente scarso da aver faticato molto di più per perdere quell’incontro che per vincerne tanti altri. Il manager di Oma era Willie Ketchum, intimo di Carbo. Da parte inglese l’organizzatore Jack Solomons negò sempre ogni addebito e lo stesso fece Woodcock il quale tuttavia non era necessario fosse al corrente dell’accordo. Nel dicembre dello stesso anno Bill “Honest“Daly portò a Londra Billy Savold per opporlo a Woodcock. Savold era un pugile correttissimo ma quella sera si fece squalificare al 4° round con un colpo basso. Il match fu considerato fortemente sospetto e quando un anno e mezzo dopo Woodcock andò negl iStati Uniti per la rivincita fu messo K.O. in 4 round. Senza un manager molto chiacchierato della Boxing Managers Guild, Felix Bocchicchio. un campione come Jersey Joe Walcott sicuramente non avrebbe né conquistato il campionato del mondo dei pesi massimi né sarebbe stato due volte lo sfidante di Joe Louis. Walcott, pur avendo fatto parte del clan di Joe Louis di cui era stato sparring partner, era un pugile ai margini della grande boxe. Nativo del New Jersey, Walcott (il cui vero cognome era Cream) era padre di una famiglia numerosa e accettava qualsiasi lavoro, nella boxe e fuori, pur di mantenerla. Fermo per 4 anni a causa della guerra, Walcott era risalito sul ring ma era unanimemente considerato, probabilmente anche da se stesso, un peso massimo a fine carriera. Non tutti concordano sulla competenza pugilistica di Bocchicchio, non si sa se lo consigliò qualcuno,ma i fatti dicono che convinse Walcott a fare un altro tentativo avendo riconosciuto in lui le grandi qualità tecniche che lo avrebbero fatto passare alla storia. Su un fatto però concordano tutti,Bocchicchio era un delinquente con il solito passato di accuse per omicidio, rapina e quant’altro. Nel tempo era passato al controllo delle scommesse e del commercio di liquori ma soprattutto aveva le conoscenze giuste ed era collegato naturalmente con Frankie Carbo. Il lavoro con Walcott non fu rapidissimo e forse nemmeno semplice ma diede i suoi frutti e non pensiate che il pugile fosse all’oscuro delle varie attività del suo nuovo manager. C’erano in circolazione molti altri pugili, anche bravi e neri come Walcott,che non ebbero la stessa possibilità. Alcuni di loro, da Charley Burley a Jimmy Bivins a Lloyd Marshall e altri, avrebbero meritato sicuramente di diventare campioni del mondo ma si trovarono ad avere a che fare col potere senza le giuste armi e ne subirono gli effetti nefasti sulle loro carriere e sulle loro vite.

 FIX 1

 Tratto da "Fix! di Vittorio Parisi. edizioni Bradipolibri. Disponibile nelle migliori librerie e online

 

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