Mattioli showman in un'esaltante edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano

Premiati

 

È stata un successo la quarta edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano, organizzata da boxeringweb.net a Palazzo Albicini, prestigiosa costruzione del Trecento nel centro di Forlì (foto in alto, da sinistra: Rocky Mattioli, Giovanni Branchini, Annamaria D'Agata, Michele Piccirillo, Valerio Nati). Esauriti i posti in sala; gradevoli, a volte commoventi, addirittura divertenti, gli interventi dei premiati. Davide Novelli e Dario Torromeo hanno presentato la serata, realizzata grazie al determinante e instancabile lavoro di Flavio Dell'Amore, editore e direttore del quotidiano online interamente dedicato al mondo della boxe (oltre trenta milioni di visitatori unici dall'anno  2016 , a oggi).

mattioli

 

Lo showman della serata è stato Rocky Mattioli (premiato dal professor Mario Sturla). Il campione ha ricordato con una parlata in cui si mischiavano affascinanti accenti (abruzzese, milanese, australiano) la sua vita.
“Sono partito da Ripa Teatina che non avevo neppure 5 anni. In Australia ho trovato un ambiente ostile. Ero grasso, non parlavo la lingua e avevo la colpa di essere italiano. Mi insultavano, mi chiamavano mangiaspaghetti, mi dicevano di tornare a casa. E mi picchiavano. Un giorno mi sono stancato di prendere botte e sono entrato in una palestra. Ho scoperto che la boxe mi piaceva. Da quel giorno mi sono impegnato al massimo e sono riuscito a farla diventare il mio lavoro. Quando ho vinto il mondiale contro Dagge, sono tornato in Australia. Mi hanno celebrato con una grande festa, ho fatto il giro del campo di football australiano su una macchina scoperta, c’erano centomila spettatori. Applausi, gente che urlava il mio nome. Un trionfo”.
Hai rivisto quelli che da bambino ti prendevano in giro?
“Certo”.
E…
“Erano diventati tutti miei amici. Pacche sulle spalle, urla: Grande! Sei forte! Viva l’Italia”.

Nati

 

Valerio Nati (premiato da Marilena Rosetti, presidentessa del Panathlon Forlì) ha raccontato quel dolce senso di invidia sportiva che aveva provato nell’assistere alle passate edizioni della Hall of Fame.
“Vedevo entrare nella Casa i miei colleghi e pensavo: il prossimo anno toccherà a me. Poi, arrivava un’altra edizione e io continuavo a pensare il prossimo anno toccherà a me. Ora ci sono anch’io”.
Il romagnolo ha ricordato i successi (gli europei e il mondiale contro Kenny Mitchell), ma anche alcuni particolari di una sconfitta bruciante.
“Il peso è sempre stato un mio problema. Digiunavo e mi allenavo, mi allenavo e digiunavo. Per due volte sono svenuto durante il footing, in un’occasione sono stato addirittura svegliato da un contadino. Sentivo una voce dentro di me: “Io vado avanti, se vuori fermarti fallo pure”. Era la coscienza di pugile che mi diceva di non arrendermi. Prima del mondiale contro Zaragoza a Forlì, ho sofferto in modo pazzesco. Ma a pochi giorni dal match ero in peso e avevo conservato le forze. Poi è arrivata la notizia che lui aveva chiesto e ottenuto un rinvio di quasi due settimane. Sono crollato. Sono arrivato al primo gong che ero distrutto, già sconfitto”.
Non potevi rinunciare al combattimento?
“Certo, ma mi servivano i soldi. Stavo mettendo su casa. Così, ho combattuto”.

Piccirillo

 

Michele Piccirillo (premiato dalla pluri campionessa del mondo Simona Galassi) ha narrato alcuni aspetti inediti della sua vita sportiva.
“Delusioni? Due. La più grande è stata la mancata partecipazione all’Olimpiade di Seul 1988. Ero convinto di essermi meritato il posto, invece portarono Giorgio Campanella. Nei Giochi successivi a Barcellona '92 sono stato sconfitto da un avversario che avevo già battuto nelle qualificazioni, ma ero stato male nei giorni precedenti”.
Da professionista, è arrivato il mondiale.
“Quello contro Cory Spinks ha spazzato via tante voci. Era il titolo IBF, sigla universalmente riconosciuta. Come se fare i mondiali WBU fosse stata una passeggiata. Non credo che avrebbero detto le stesse cose se il campione fosse stato Tyson. È il pugile che rende importante la sigla, non viceversa. Io ho affrontato e sconfitto Randall, Coggi, Alessandro Duran. Credo che, WBU o qualsiasi altra sigla, siano stati match importanti e interessanti”.
Poi, c’è il successo al Garden…
“È stata una grande emozione. Entrare nella pancia del Madison e vedere gli spalti pieni, ventimila spettatori che non sono certo al tuo fianco, ti spinge a dare il massimo. Ho battuto Rafael Pineda nella semifinale per il titolo IBF. È stato un momento bellissimo”.
Cosa è accaduto dopo l’ultimo incontro?
“Non sono più entrato in una palestra. Corro cinque, sei volte a settimana. Del resto ero abituato ad allenarmi tantissimo, con ritmi sempre al massimo. Ora lo faccio per tenermi informa. E…”
E…
“Per accontentare mia moglie che i dice che ho la pancia…”
Michele è in splendida forma.

Branchini

 

Giovanni Branchini (premiato dall’ex campione del mondo Massimiliano Duran) ha ricevuto il premio per il papà Umberto.
“Era un uomo estremamente attento a cosa accadeva nel suo sport. Riceveva decine di giornali da tutto il mondo, non c’era un giorno in cui non spedisse almeno dieci lettere all’estero. Aveva creato una sorta di network, quando Internet era ancora lontano anni luce. Si informava sugli altri pugili, ma soprattutto sapeva esattamente quanto valessero i suoi”.
Era affezionato a qualche pugile in particolare?
“Sicuramente con Tore Burruni aveva un rapporto speciale, in fondo era stato il suo primo campione del mondo”.
Umberto ha sempre detto che il momento più difficile del lavoro era quello in cui si trovava all’angolo di un suo pugile.
“Vero. Per noi l’angolo era una sorta di sala operatoria. Ognuno aveva un compito preciso, ognuno doveva fare esattamente quello che era stato precedentemente concordato. Non si inondava il pugile di mille parole. Gli si dava il giusto tempo per riprendersi dai tre minuti di grande fatica. Se era il caso di prestargli cure, lo si faceva. Poi, quando mancava una manciata di secondi al gong che dava inizio a un nuovo round, gli veniva detto un solo concetto. Era inutile sommergerlo di parole prima, quando non avrebbe prestato attenzione a nessuna di quelle frasi”.

DAgata

 

Anche Annamaria D’Agata (premiata dal dottor Luca Paciolla) ha ricordato il papà, Mario.
“Il passaggio al professionismo è stato duro. Volevano bloccarlo perché, da sordomuto, non avrebbe sentito il gong. C’è voluta una sollevazione popolare, Arezzo intera si è schierata al suo fianco. Sono intervenuti industriali, come Lebole, e politici, come Amintore Fanfani. Alla fine la Federboxe si era convinta. L'arbitro gli avrebbe dato un colpetto sulla spalla per segnalare la fine del round. Ce l’aveva fatta”.
Quanto era popolare dopo la conquista del mondiale?
“Tantissimo. Ad Arezzo gli hanno fatto una festa incredibile, tutti in strada ad applaudirlo”.
Sua figlia Carlotta fa l’arbitro di pugilato. Cosa avrebbe detto nonno Mario?
La signora Annamaria ci pensa su, è in difficoltà, cerca le parole giuste.
“Diciamo che non avrebbe condiviso. Non perché fosse anti femminista, più semplicemente perché per lui non sarebbe stata una buona cosa”.
La boxe entrava in casa D’Agata anche dopo che Mario aveva smesso di combattere?
“È stato un amore che papà ha sempre rispettato. L’affetto ricevuto dalla gente, i successi che gli ha regalato questo sport, non li ha mai dimenticati”.

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Celebrato anche Enrico Venturi, il popolare pugile romano campione europeo dei pesi leggeri nel 1929.

Presenti in sala l’organizzarore Mario Loreni; l’ex ’organizzatore lughese Franco Liverani; l’ex pluri campionessa del mondo Simona Galassi; l’ex campione del mondo dei massimi leggeri Massimiliano Duran; l’ex campione europeo dei superleggeri Primo Bandini; l’ex manager Adriano Branchini; il professor Mario Sturla; l’ex campione dei massimi prima serie 1994 Nino Fiumana; il presidente dell’Edera Boxe Forlì Franco Dall’Agata; gli arbitri Bertaccini, Del Bianco, Nardelli, Stupazzini; Franco Feligioni, sfidante al titolo italiano dei mediomassimi nel 1975; l’allenatore Meo Gordini; Andrea Locatelli.

Hall of fame2022

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Messa in archivio questa edizione, il Comitato Direttivo della Hall of Fame del Pugilato Italiano (i sette giornalisti Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi, Dario Torromeo) è già al lavoro per l’edizione del 2023, la quinta. Qualche nome è già stato fatto, su altri si discuterà. Sempre nel rispetto delle nostre glorie, e tenendo bene a mente il concetto ispiratore: senza memoria non c’è futuro.