
Ecco un altro articolo di quattro anni fa. Lo ripropongo perché se l'avessi scritto oggi avrei cambiato pochissime cose. Al massimo qualche parola e qualche virgola. Brutto Segno. Infatti o sono io che non sono più capace di dire cose nuove o é come se queste ultime roventi estati avessero bruciato non solo i raccolti, ma anche tante altre belle cose...
Gualtiero Becchetti
(4 Marzo 2013) - Nel lontano 219 prima di Cristo, il cartaginese Annibale (colui che attraversò poi le Alpi con gli elefanti), assediò la città di Sagunto, alleata di Roma, la quale sorgeva sul Mediterraneo a sud dell’attuale Barcellona. Gli abitanti diedero inizio ad un’eroica e disperata resistenza, senza l’aiuto di nessuno. Ormai allo stremo, mandarono ambasciatori a Roma per chiedere soccorso alla madre patria, ma i governanti dell’epoca cominciarono a parlare in politichese e a fare mille ragionamenti e contro-ragionamenti, per cui il capo dell’ambasciata (come riporta Tito Livio) gridò: “”Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur!…” (Mentre a Roma si chiacchiera, Sagunto viene conquistata!). Otto mesi dopo infatti della città non erano rimaste che macerie annerite dal fuoco e un macabro tappeto di cadaveri abbandonati….
Fortunatamente, il panorama che caratterizza il pugilato italiano non è neppure paragonabile alla drammatica situazione di Sagunto e all’infame sorte a cui furono abbandonati i suoi valorosi abitanti. Nella peggiore delle ipotesi, gli appassionati di casa nostra e gli sportivi in generale saranno condannati a vivere di ricordi o a nutrirsi della boxe straniera, ma non rischieranno di sentire il filo delle spade puniche sul collo. Però, qualcosa di affine c’è…Mentre a Roma si chiacchiera, Sagunto viene conquistata…
Esistono mille e mille problemi, dai ridicoli agli enormi, che stanno mettendo a repentaglio il futuro stesso della Nobile Arte italiana; o meglio, di ciò che ne resta. A nessuno, detta come va detta, frega un “fico secco” di ciò, se non alla pattuglia sempre più esigua e demotivata degli eroici difensori rinserrati nel fortino delle sedici corde. Zuffe da ubriachi all’osteria; pubblico ai minimi termini; sponsor volatilizzati; giornali più attenti ai necrologi che alla boxe; televisioni indifferenti (o ben pagare…NdR) e comunque danneggiate spesso da spettacoli osceni; verdetti che farebbero indignare persino Padre Pio; ragazze escluse da tornei internazionali per incompetenza nostra o malafede altrui; calendari e match che hanno credibilità vicina allo zero; pugili che combattono e non vengono pagati; dilettanti e professionisti che ormai devono chiedere a mamma se sono gli uni o sono gli altri perché nessuno lo sa; provvedimenti disciplinari tanto lenti da fare sembrare anche una tartaruga come Usain Bolt; attestati tecnici distribuiti a secchiate eppoi quasi vanificati da altri attestati tecnici d’ispirazione orientale; regolamenti nazionali pilotati da stanze dei bottoni lontane culturalmente e sportivamente da noi anni luce …
L’elenco potrebbe continuare ancora e non sarebbe altro che la stringata sintesi di ciò che tutti sanno, vedono e dicono. Poi, si sa, agli amici più cari un qualche battito di cuore particolare viene sempre riservato e almeno qualcuno contento lo si troverà sempre. Ma si ha la fastidiosa sensazione che l’unica cura ai mali pugilistici sia la solita, quella che ha messo in ginocchio l’Italia in questi anni: parole, parole, parole…Un piede qua, uno là e se uno riesce a procurarsi un terzo piede ancora meglio, così lo potrà infilare pure in un’altra staffa. E Sagunto intanto si spegne…
Ormai credo che l’estrema speranza della boxe afflitta dal virus soporifero dell’ “italianite acuta” sia da affidarsi ai pugili i quali, per ragioni anagrafiche e culturali (quasi tutti hanno studiato) sono avanti non un passo, ma tre rispetto all’ambiente che li circonda e li martirizza. A loro, oggi come atleti e domani come tecnici, dirigenti e arbitri, è affidata la fiaccola della difficile e non certa riscossa.
Dopo Sagunto, fatta la conta dei morti, Roma tremò, ma di sconfitta in sconfitta arrivò a vincere la Seconda Guerra Punica.
Ecco
Il mio sogno è quello di vedere i pugili e la Nobile Arte vincere la loro Guerra Punica, alla faccia dei senatori imbelli e chiacchieroni, incapaci persino d’affrontare il rischio dell’errore e intenti solo a perdere tempo mentre i martiri cadono valorosamente ad un ad uno.
Vorrei esserci quel giorno ad assistere allo spettacolo, però non seduto a bordo-ring, ma lassù in gradinata dove lontanissimo ho cominciato ad amare questo sport e non arrivano i bla-bla-bla vuoti e inutili; vorrei esserci per ritornare a vedere solo le immagini che vale la pena ricordare: due ragazzi con i guantoni alle mani che si battono per se stessi e per noi.



