
Penna, Friso, Lopopolo, Piazza...
Ripartiamo dopo qualche settimana di pausa con Accadde Oggi e per l'occasione con una riunione nostrana, con nessun titolo in palio, che si svolse appunto l'8 novembre del lontano 1963 al Palalido di Milano. Perché questa scelta? Perché vuole essere un augurio perché venga recuperato alla boxe questo palazzetto ora in ristrutturazione dove si è vista, e bene, tanta boxe, da ultimo con il titolo di sigla WBC dei massimi leggeri conquistato da Fragomeni.
Quel giorno del 1963 era un venerdì e non sapremmo indicare un vero clou. Partiamo quindi dall'incontro fra due pesi massimi, il 24enne cremonese Benito Penna, esattamente di Castelverde, e il 33enne Federico Friso, padovano doc. Penna nel 1961 era stato medaglia d'argento ai Campionati Europei dilettanti di Belgrado e si era affacciato con buone speranze al professionismo. Non aveva logicamente avversari importanti nel record ma che in meno di 19 mesi avesse combattuto già 12 volte la dice lunga su com'era attiva la boxe italiana in quegli anni dorati. Friso, anche se aveva un record negativo, fu in realtà il suo primo avversario importante. Il padovano era riuscito a diventare campione nazionale al terzo tentativo battendo Bruno Scarabellin ma aveva perso subito il titolo con Rocco Mazzola e non era riuscito a riconquistarlo in rivincita. In una carriera professionistica iniziata nel 1955 Friso aveva combattuto un po' ovunque incrociando i guantoni con gente come Karl Mildenberger, futuro campione europeo e sfidante mondiale, Albert Westphal, Franco Cavicchi, Gerhard Zech e Frankie Daniels con cui aveva pareggiato in Germania poco più di due mesi prima.
Il match fu vinto ai punti da Penna in 10 riprese ma in modo non molto convincente. La rivista "La boxe nel mondo" andò giù pesantina con la penna di Alberto Piazza che imputava a Penna mancanza di coraggio e a Friso uno stile rozzo che non piaceva ai palati fini milanesi. Il verdetto fu condizionato anche da una doppia ammonizione subita da Friso per colpi alla nuca e per le successive vivaci proteste. Il match era una qualificazione per la semifinale al titolo italiano, semifinale che però Penna perse contro Tomasoni. Penna però battè in rivincita Tomasoni ma fu successivamente sconfitto da Amonti per il titolo italiano. Da quel momento la carriera del cremonese prese una china discendente fra pareggi e sconfitte. Lontano dal ring per oltre 2 anni, Penna riprese a combattere e nel 1975 sfidò Dante Canè per il tricolore perdendo anche contro di lui. Si ritirò nel 1976 dopo una veloce sconfitta a Madrid contro Alfredo Evangelista. Friso aveva smesso già nel 1964 dopo una sconfitta col tedesco Gerhard Zech.
Fra i superleggeri combattè il superleggeri Sandro Lopopolo( foto), già medaglia d'argento alle Olimpiadi di Roma e al suo 29esimo combattimento in 3 anni! Lopopolo, milanese di nascita, aveva quasi 24 anni e veniva da un pareggio contro Mario Vecchiatto e da una vittoria su Michele Gullotti. Affrontò il 25enne tedesco Karl Furcht che non era molto esperto ma aveva già diviso il ring contro pugili come Willie Quator e Conny Rudhof. Però Furcht aveva la man pesante ma dopo un grosso rischio Lopopolo vinse per ferita al 6° round, ferita allo zigomo che impedì a Furcht di perdere prima del limite contro un milanese in ottima forma. Sappiamo tutti come Lopopolo sarebbe poi diventato prima campione italiano e poi campione del mondo ma curiosamente mai campione europeo in una carriera finita nel 1973. Furcht finì la carriera nello stesso anno di Lopopolo dopo diverse apparizioni sui ring italiani.
In quella riunione combatteva anche un pugile ora dimenticato ma che all'epoca sollevò non poche speranze: il superwelter Luciano Piazza, 24enne fiorentino che affrontò il 28enne Sugar Cliff, pugile delle Bahamas residente a Miami dove era gestito dai fratelli Chris e Angelo Dundee. Piazza aveva perduto un solo incontro contro Mirko Rossi ma al terzo incontro aveva superato Domenico Tiberia e battuto poi anche Massimo Consolati. Cliff invece aveva perso solo 2 volte in 29 match ed era un buon pugile che però non faceva male. Finì in pareggio fra l'irruenza di Piazza e la tecnica di Cliff che prediligeva combattere da lontano, con un piccolo "aggiustamento" dell'arbitro Dejana che richiamò ufficialmente Cliff per uso scorretto della testa. Piazza avrebbe fallito la conquista del titolo italiano l'anno successivo battuto da Tiberia dopo un ottimo pareggio con Ted Wright, sarebbe poi stato sconfitto da un campione come Carmelo Bossi ma nel 1965 sarebbe divenuto campione italiano battendo Giampaolo Gabanetti perdendo però il titolo alla prima difesa contro Ciro Patronelli in quello che sarebbe rimasto il suo ultimo incontro. Cliff avrebbe invece combattuto fino al 1969 con un ultimo match nel 1972 dopo quasi 3 anni di assenza. In Italia sarebbe tornato nel 1966 per perdere prima del limite contro Sandro Mazzinghi.



