Maurizio lotta per la vita. E' insopportabile saperlo nella parte terminale della sua vita. Lui così generoso, leale, capace di raccontare con ironia il disincanto di se stesso e di quella malattia che lo stava divorando da oltre un anno. In questi ultimi mesi era riuscito a trasformare il veleno del suo male in una medicina per chi lo circondava. Distribuiva , fiducia, amicizia, competenza. La sua Boxe Parma era sempre in cima ad ogni pensiero.
Si muoveva nella sua palestra come se fosse un palcoscenico dove la vita veniva narrata in una storia in cui la personalità e la determinazione dell’individuo mettevano sempre ko il dolente mondo che ci circonda. Lui credeva che la boxe, soprattutto per i giovani, fosse il balsamo per fortificare i caratteri, forgiare il rispetto per gli altri, far rinascere le ambizioni di vittoria tra le corde e nel quotidiano. Il suo largo sorriso,il baffo spiovente , quel lungo capello che incorniciava un ritratto inconfondibile erano accompagnati da un contagioso ottimismo e da una simpatica guasconeria che risultava essere il suo guanto di sfida alle convenzioni. Per lui, il mestiere d’allenatore di pugilato ,era passione, allegria, profondità. Non se ne coglie l’essenza se non per la sua singolare affinità con la guerra e con l’amore; se non si riconoscono i compromessi, le delusioni e anche lo sconfitte.
Una volta, una grande campionessa finì ko per la prima volta nella sua vita. Ero presente quando Maurizio le disse: “La boxe t'insegna a ricominciare, ti fa capire le tue debolezze anche se non ti perdona nulla. Sii fedele al tuo sport per sempre, perché ti permetterà di costruire nuove vittorie sulle macerie di una sconfitta”.
La malattia è il prezzo che l’anima paga per occupare il corpo, ma la pigione è stata per te troppo alta.
Mancano poche ore, ma speriamo in un miracolo. Combatti ancora, Maurizio, combatti... …….

Flavio.



