
Dopo i ripetuti scandali per doping, lo stagionato massimo russo riparte dalla sfida con l’ucraino
Di Matteo Biancareddu
Nel disperato e maldestro tentativo di fomentare l’interesse intorno al match tra i pesi massimi Alexander Povetkin e Andriy Rudenko, in programma questa sera allo stadio Luzhniki di Mosca, il promoter Andrei Ryabinsky l’ha buttata in politica promuovendo l’incontro come una sfida tra Russia e Ucraina, due Paesi confliggenti nelle recenti dinamiche geopolitiche internazionali. Quello adottato da Ryabinsky era in effetti uno dei pochi modi, se non l’unico, per pubblicizzare un match che non offre molti motivi per farsi seguire. E’ chiaro che Povetkin, alla non più verde età di quasi trentotto anni, cercherà con Rudenko di rilanciare la propria candidatura a una sfida iridata, e non è da escludere che riesca nell’intento, dato il potente management che lo sostiene; tuttavia, è molto più difficile che il russo, travolto di recente da ripetuti scandali per uso di sostanze dopanti, recuperi facilmente la dovuta credibilità agli occhi del pubblico e delle istituzioni pugilistiche internazionali, che sembrano avergli voltato le spalle. Il WBC, per esempio, ha escluso in via definitiva il pugile russo da qualunque competizione sotto la propria egida, punendo così le due infrazioni al regolamento antidoping commesse da Povetkin tra maggio e novembre 2016.
Il russo Alexander Povetkin (31-1-0, 23 KO foto ) può essere ormai considerato come uno di quei pugili che non si confermano al passaggio dal dilettantismo al professionismo. “Sasha” è stato un dilettante eccellente, avendo vinto tutto ciò che poteva nel giro di due anni, dal 2002 al 2004. Il suo palmares annovera due medaglie d’oro in altrettanti campionati europei, una ai mondiali e infine una alle Olimpiadi ateniesi. Nel suo percorso amatoriale, Povetkin è anche risultato l’autentica bestia nera dell’italiano Roberto Cammarelle, che ha battuto cinque volte in altrettanti confronti. Solo dopo il salto del russo nei professionisti, Cammarelle ha finalmente raccolto i successi che l’acerrimo rivale gli aveva negato in precedenza. Con un curriculum così prestigioso, Povetkin non poteva che affacciarsi alla ribalta del professionismo con le massime aspettative possibili, tanto da esser salutato come il solo, possibile rivale dell’allora dominante Wladimir Klitschko. Ma le aspettative sono state disattese, malgrado la conquista di un titolo di sigla buono solo per gli almanacchi, dato che il solo campione legittimo era appunto Klitschko. Povetkin ha sfidato l’ucraino nel 2013, perdendo tutti i round e finendo al tappeto quattro volte. Pur concedendo al russo l’attenuante del pessimo arbitraggio di Luis Pabon, che chiuse entrambi gli occhi davanti alle tenute e agli affossamenti con il gomito sinistro messi in atto da Klitschko per l’intera durata del match, non restarono dubbi circa l’incolmabile divario che separava i due contendenti: da quel match, Povetkin uscì pesantemente, irrimediabilmente ridimensionato.
Il resto della carriera di Sasha è cronaca dei giorni nostri. A maggio dell’anno scorso, è saltato il suo match con il campione WBC Deontay Wilder, di cui Povetkin era lo sfidante ufficiale, per una positività al meldonium – sostanza dopante assai popolare tra gli atleti russi – riscontrata ad appena una settimana dalla disputa dell’incontro, che avrebbe avuto luogo a Mosca. Malgrado i reclami del promoter Ryabinsky, che fece notare la quantità infinitesima di meldonium nel campione analizzato e la sua totale assenza in campioni prelevati nei giorni successivi, il match è stato annullato. Nei mesi a seguire, Wilder ha riportato un infortunio che l’ha messo fuori causa per mesi, cosicché Povetkin e Bermane Stiverne, l’uomo che a Wilder aveva ceduto il titolo WBC, sono stati designati co-sfidanti per il titolo ad interim, che il WBC ha ritenuto di mettere in palio in attesa del rientro del campione legittimo. Anche in questo caso, però, il match è saltato per un clamoroso caso di duplice positività all’antidoping, nella cui rete sono caduti dapprima Stiverne, quindi il recidivo Povetkin. Vista la situazione, il WBC ha subito revocato la messa in palio del titolo, rifiutandosi di patrocinare un incontro così controverso. Stiverne ha quindi fatto rientro negli States, mentre Povetkin, ancora uccel di bosco, ha combattuto ugualmente e vinto con il francese Johann Duhaupas, un rimpiazzo dell’ultima ora. Dopo quegli eventi, però, la credibilità del russo è comprensibilmente precipitata.

Crediamo non servirà a riportarla a livelli quantomeno accettabili il match di questa sera con Andriy Rudenko (31-2-0, 19 KO- foto ), un pugile di trentatré anni dal record ancora più che dignitoso, ma di cui sono ormai noti i limiti. Dopo le due sconfitte consecutive con gli imbattuti Lucas Browne e Hughie Fury, a cavallo tra il 2014 e il 2015, Rudenko ha collezionato una striscia di sette vittorie, quattro delle quali prima del limite, ma sempre con rivali mediocri. La sua tecnica è piuttosto grezza, né si può dire di meglio della sua resistenza: si tratta di un pugile di medio livello, che il miglior Povetkin dovrebbe battere senza patemi.



