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Cinque gradini, una vita, dieci vite...

Riflessioni individuali ad uso strettamente personale...

 

di Gualtiero Becchetti

 

SalitaRing

Per salire sul ring nell’immensa arena avvolta di luci e suoni o nella minuscola palestra dagli intonaci gonfi d’umidità, ci sono solitamente cinque gradini.
Cinque gradini di legno che fanno pensare a tante cose.

Un pugile, in fondo, è un ragazzo con la vita ancora leggera d’anni sulle spalle e anche se per l’anagrafe non é più un ragazzo, lo è comunque nel cuore.
Li percorre all’andata che è una persona, ma quando li ripercorre a ritroso quasi sempre non è più uguale a “prima”.

Tante e tante volte un pugile si trasforma durante la sua pur verde esistenza, perché tra il salire e lo scendere accade qualcosa che lo segna fuori, ma soprattutto dentro.
Le speranze, i progetti, le illusioni che si porta nelle tasche dell’accappatoio all’andata diventano una scintillante certezza se quella notte la sorte e la forza gli sono state amiche sollevandogli il braccio in segno di vittoria, oppure un lacerante senso di fallimento, che gli piega la schiena più della fatica e della sofferenza, se invece sono state al fianco dell’ “altro”.

Cinque gradini verso il cielo. Cinque gradini verso l’abisso.

E che farà ora?
Cosa gli sussurrerà all’orecchio quel transitorio trionfo o quella definitiva sconfitta?
Che sarà della sua vita, del lavoro, della famiglia, di chi l’aspetta a casa o a due passi dal ring?
Che dirà?
Quando si vince, è più facile trovare le parole giuste ed elaborare rapidi orizzonti che invitano al sorriso. Quando si perde invece c’è tutta l’esistenza da rimescolare, ignaro di ciò che accadrà ed è difficile parlare.
Forse per questo i campioni sportivi, i pugili più degli altri, quando arrivano all’addio sembrano aver vissuto dieci vite.
Forse per questo faticano a trovare la loro strada definitiva e si perdono talvolta ai crocevia di una normalità che non conoscono.
Vincitori e vinti.
Hanno abbandonato troppo spesso la loro esistenza ai piedi di quei cinque gradini di legno per reinventarsene un’altra quasi in un attimo, come aironi che ad ogni primavera mutano le piumaggio; restare per sempre uguali sembra impossibile.

La gente intanto continua ad applaudire e a fischiare e il gong a rimbombare; le luci sul quadrato si accendono e si spengono, gli altoparlanti scandiscono nuovi nome e nuove storie.
Quasi mai nessuno s’accorge di un ragazzo che non è più lo stesso.

https://gualtierobecchetti.wordpress.com/

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