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Le cigolanti ruote del carrozzone

Riflessioni individuali ad uso strettamente personale

 

di Gualtiero Becchetti

 

BoxeMedioevo

Il ritorno a casa dopo una batosta non è mai cosa semplice.

Anzi, per certi versi è persino più doloroso della sconfitta patita sul teatro di gara. Due le strade possibili per i reduci: o rifugiarsi nel silenzio aspettando che quella gran medicina che è il tempo cicatrizzi le ferite e faccia prendere coscienza dei propri errori o provare a lenire il dolore scaricandolo sugli “altri”, sul destino crudele, sulle oscure trame che il cielo e la terra hanno tessuto per provocare una sconfitta definita molto spesso ingiusta. Il team pugilistico azzurro, reduce dal tonfo di Rio De Janeiro e rientrato alla spicciolata, non ha fatto eccezione a tale regola. C’è chi ha scelto la prima strada e chi la seconda, senza distinzione tra atleti, tecnici, dirigenti, accompagnatori, ecc.
Lontani mille anni luce i riflettori mediatici del trionfale dopo-Pechino, il “gate” d’arrivo all’aeroporto ha sancito, per certi versi, la fine di un’epoca.
E qualsiasi fine, soprattutto quando non raddolcita dai forti colori di uno sfolgorante tramonto, fa male.
E’ umano, comprensibile, persino giusto.
Ci si sente all’inizio trasportati in basso, in un mulinello di acqua scura al quale non si riesce a resistere. Poi, però, s’incomincia ad annaspare per naturale legge della sopravvivenza.
Un po’ per volta i propri errori diventano degli altri; le colpe finiscono sulle spalle dei più deboli; i fallimenti si trasformano in crudeli colpi di sfortuna; le macerie lasciate alle spalle trasmutano in lieve pulviscolo da rimuovere con un colpo di straccio e il denaro sperperato in una cifra confusa tra le pieghe di infiniti numeri.
Tutto passa e ci si libera la coscienza, come se niente fosse accaduto. Come se tanti anni, centinaia di nomi, quotidiani sacrifici di oscure “formichine”, avvenimenti buoni e cattivi fossero niente di più che banalità da lasciarsi alle spalle.
Con una speranza però: che le ultime “ruote del carro”, quelle che non contano mai nulla ma permettono al malmesso carrozzone di andare avanti, continuino a cigolare e a girare ancora con infinita pazienza sino alla prossima occasione. O il “gioco” finirà davvero.
Sembra impossibile, ma quasi sempre basta purtroppo poco per rassegnarsi a tutto.

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