Riflessioni individuali ad uso strettamente personale...
di Gualtiero Becchetti

E’ difficile resistere, sul ring, all’avversario quando le forze stanno declinando; è folle sopportare il dolore quando il cervello urla “basta”, ma il cuore ancora più forte urla “resisti”; è insensato sentire il caldo fiotto del sangue che entra negli occhi e indugia sulle labbra, mentre la gioventù offre le porte spalancate sulla dolce e pigra leggerezza dell’età; è ingiustificabile spendere preziose ore della vita faticando e soffrendo in cambio di nulla, se non di un bilancio finale che rimarrà comunque nascosto solo nelle pieghe dei propri pensieri; è contro le leggi della natura cercare le ferite che sfregiano il corpo e lo spirito per sentirsi in pace con se stessi.
Ma i pugili sono fatti così. Senza capo né coda…Illogici e paradossali. Capaci d’immensa mitezza intrisa di ferocia; tanto infantilmente ingenui, quanto perennemente sospettosi; un miscuglio d’orgoglio smisurato e d’imperdonabile sudditanza. Fuori moda e fuori dal tempo, come Don Chisciotte che voleva essere cavaliere quando l’età degli eroi era finita, e nello stesso tempo ancora radicati nel cuore della gente che pure in apparenza li ignora. In perenne guerra con il mondo, ma i soli ad avere una mamma e un papà naturali a cui ne aggiungono quasi sempre altri due per tutta la vita: la boxe e il maestro.
Oggi, in questo mondo allo sbando e schiantato da problemi infiniti, ancora levano la loro voce questi gladiatori in ritardo di 2000 anni sulla loro epoca, trasformatisi a tal punto d’abbracciare l’avversario al termine della sfida invece d’attendere la sentenza del pollice alto o del pollice verso.
Avrebbero tanto da insegnare, tanto da raccontare alla gente e soprattutto ai bambini, spiegando loro che stringendo i denti anche le esistenze più distorte possono prendere una strada rettilinea e che anche i conflitti interiori, quelli che devastano invisibili le viscere, trovano sovente un’accettabile pace in quello spazio imprigionato da sedici corde.
Ma sono soli ed è inevitabile che sia così, perché chi ha voce non parla; chi ha vessilli non li sventola; chi ha occhi per vedere, non vede. E soprattutto, sono soli perché “diversi”, quasi una nota stonata in un sistema e in una cultura dove solo chi canta in coro qualsiasi insopportabile nenia è premiato, purché segua la bacchetta dei direttori d’orchestra che si beano del loro podio, inconsapevoli che la clessidra è agli ultimi granelli di sabbia anche per loro.
Tra anni ed anni, vada come vada, tutto e tutti saranno dimenticati ma al pari di quanto accade oggi, quando su una millenaria anfora greca si scoprono gli avi dei pugili moderni, anche in quel remoto futuro ci sarà, chissà come e chissà dove, chi conserverà la memoria di ragazzi che fecero tutto ciò che era sconsigliabile pur d’inseguire una chimera.
Pugili.
Pugili una volta, pugili per sempre.



