Intervista al campione italiano dei pesi massimi

Di Gianluca Drusian
Proprio come Bud Spencer nel film “lo chiamavano Bulldozer” o negli altri da lui interpretati assieme con Terence Hill, anche Gianluca Mandras, neo-campione italiano dei pesi massimi, ha come obiettivo quello di proseguire la sua carriera a suon di pugni ma anche sfoggiando quel sorriso benevolo nascosto sotto la sua bella barba folta che tanto assomiglia a quella del suo mito cinematografico..
Dopo la vittoria del giugno scorso conquistata contro il campano Sergio Romano, per Mandras le aspirazioni sarebbero tante, soprattutto allargare gli orizzonti anche al di fuori dei confini nazionali e, con l’aiuto del nuovo suo nuovo team di lavoro, le cose sembrano davvero aprirsi verso situazioni più incoraggianti e stimolanti. La somiglianza fisica con Carlo Pedersoli (il Bud nazionale recentemente scomparso) fa di Mandras davvero il “Gigante Buono”dell’immaginario tipo del campione dei pesi massimi.
Di Bud Spencer, poi, il campione emiliano, dice: “E’ vero per me Bud ha rappresentato uno stile di vita, se vogliamo. I suoi film, i suoi personaggi, la sua immagine, la sua forza usata per stendere i “cattivi”, mi hanno sempre affascinato ed ispirato. Mi ci ritrovo parecchio in quel personaggio. Mi hanno regalato una sua foto con dedica e la conservo davvero come un cimelio da idolatrare!”
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Gianluca, sei riuscito a diventare campione italiano dopo aver perso un’altra occasione nel 2015 nel match perso contro Matteo Modugno, pensavi che ci sarebbe stata un’altra chance? Ipotizzavi una tua vittoria ?
“Ci ho sempre creduto. Ho sempre avuto fiducia nei miei mezzi anche quando ho dovuto affrontare momenti difficili. Dopo quell’incontro però sono cambiate molte cose. In particolare il team che mi segue si è arricchito di persone competenti, eccezionali che sono diventate fondamentali per la mia preparazione psico-fisica e per la mia rinascita. Mi riferisco, in particolare ad Andrea Bisaschi, Marco Lazzaretti ed Emiliano Lanci. Per non parlare del mio allenatore Zennoni…”
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Ti fermo perché volevo proprio soffermarmi sul tuo allenatore. Non c’è peso massimo che diventi campione italiano che non passi sotto le grinfie di Maurizio Zennoni. Qual è il tuo rapporto con lui?

“Zennoni è il mio allenatore storico. E’un gran personaggio, con una personalità talmente forte che qualche volta mi sono trovato a dovermi scontrare con lui. Tante volte mi dice: “Con il mio carattere ed il tuo pugno Gianluca, avrei sfondato..!” Sapere che, all’angolo del ring, c’è una persona che ti dà fiducia e te la trasmette in ogni occasione, ti regala una sicurezza che si trasforma in forza!.
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Ma tu, che tipo di pugile sei, come ti definiresti?
“ Io sono un pugile al quale piace andare sempre avanti, non indietreggiare. Sono umile ma sono anche sicuro del fatto mio. Adesso sto bene in tutti i sensi e mi sento pronto per affrontare impegni sempre più importanti”
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A proposito di impegni futuri, se qualcuno ti chiedesse: “Adesso dove vuoi arrivare?”, tu come risponderesti?
“Ti direi che mi sto allenando per il mondiale!! La mia testa, la mia maturità attuale, grazie all’aiuto dei miei preparatori, ha raggiunto una grande sicurezza. Non sto scherzando nel senso che, dopo una difesa del titolo italiano, vorrei pensare ad una carriera a livello internazionale. Il mio sogno nel cassetto sarebbe di combattere in America ed essere presentato come “l’italiano vero”, un po’ alla Rocky dei film!!”
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Certo che per arrivare a tanto ci vogliono anche tanti soldi ed una organizzazione alle spalle che ti segue, non trovi?”
“Lo so, è sempre il solito discorso. In italia, il pugilato professionistico non ti da dà mangiare. E tutto da solo non ce la fai. Il mio manager Team Loreni è grande e spero che mi aiuti in questa mia avventura. Vorrei, la butto là, che anche la Federazione faccia la sua parte. Lo so che non può seguire i prof ma se si riuscisse a creare una specie di Centro federale dove i migliori pugili delle varie categorie, possano seguire degli stages sarebbe importante. In questi training poi si potrebbe riuscire a capire su chi puntare, su chi possa avere le qualità giuste per sfondare senza dover attendere magari una pietà maturità che in Italia arriva sempre tardi dopo i trenta anni almeno e, chissà, con l’occasione, potrebbero venir fuori anche degli sponsor interessati! La differenza con i pugili stranieri, anche europei noi la vediamo. E’ evidente che se vai ad es. a combattere in Germania e perdi non è solo una questione di forza ma anche di preparazione diversa e di entourage più competitivo e stimolante. Utopia?Io butto un sasso nello stagno!”
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Mi allaccio al tuo discorso e vorrei che tu spiegassi come vivi la tua vita fuori dal ring.
“Io per sopravvivere (non ti nascondo che per il match del titolo italiano la borsa si aggirava intorno alle quattromila euro)sono costretto a dover lavorare in fabbrica. Sono operaio metalmeccanico in una azienda del parmigiano e lo faccio già da tanti anni. Esco la mattina alle 6 e mezzo, faccio il mio turno di lavoro, torno a casa nel pomeriggio, doccia e via palestra fino a tarda sera. E lavoro da quando avevo quindici anni cioè da quando ho deciso di voler diventare autonomo dai miei genitori.
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Giusto questo, parlami un po’ del tuo approccio con la boxe”
“Sono entrato in palestra all’età di 17 anni. Ricordo che il motivo scatenante fu che mio fratello più piccolo era stato picchiato da un signore più grande di lui per una ragazzata tipo aveva suonato di nascosto il campanello di casa. Da lì, io avevo timore che se la potesse prendere anche con me anche se io ero più grande di età ma, soprattutto, già grande fisicamente. Tutti i miei amici, infatti, mi dicevano che ero fortissimo e, quasi, mi spingevano verso la boxe. Così mi sono convinto pensando che, diventando più forte, avrei potuto menarlo! La sera stessa che uscii dalla palestra decisi che sarei diventato un pugile per quanto mi aveva affascinato e dopo qualche settimana ero già sul ring a fare lo sparring!”
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Parlami anche del tuo rapporto con gli altri nel senso che, il successo, ti ha cambiato qualcosa nella vita?
“Economicamente ti ho già spiegato di no. Per il resto, è solo grazie all’affetto dei miei amici che ho potuto capire che avevo realizzato un grande traguardo. I media in generale non è che si sono interessati tanto a questo avvenimento. Ma quello che mi ha fatto rammarico è stata la mancanza di gratificazione che so, semplicemente con una pacca sulla spalla, che non ho avuto all’interno della azienda dove lavoro. Io ho sempre utilizzato permessi non retribuiti per affrontare i miei impegni, non credo di aver mai arrecato un danno alla stessa anzi ho sempre lavorato duro ma niente, gelo assoluto nei rapporti umani con i miei superiori e non capisco perché! Qualche volta, i miei amici mi chiedono: “ma chi te lo fa fare”ed io rispondo loro che sono un sognatore e che non mollerò mai finchè continuerò a credere in quello che faccio!”
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E Mandras che rapporto ha con la famiglia?
“La famiglia rappresenta, logicamente, un valore importante al quale penso spesso. Vorrei lasciare su questa terra un Mandras piccolo, come no. Il rapporto con i miei genitori, separati, è stato un po’ traumatico a causa del loro dividersi. Il rapporto con mio fratello più piccolo è ottimo mentre con quello più grande, definiamolo “fratellastro”che ho conosciuto da poco si è rivelato da subito bellissimo. E’nato subito un bel feeling tra noi che mi ha dato grande forza! Per il resto sono un po’ Lupo solitario…”
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E Mandras e la religione?
“Al contrario di molti altri pugili non sono un praticante ma possa vantare di conoscere molti testi sacri della Bibbia che, tuttavia, osservo a modo mio.”
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Quali altri sogni, oltre quello in ambito sportivo, nutre un campione come te?
I miei amici, alcuni musicisti tipo Gianluigi Cavallo, mi dicono che ho una predisposizione per la musica. Mi piacerebbe poter suonare la chitarra classica. Penso che sa suonare uno strumento sia più vicino a Dio di quanto si possa pensare.”
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Per chiudere questa intervista, vorrei ricordarti la seguente frase: “meglio campione del mondo dei pesi massimi, cosa impossibile, che presidente dell’America, Inghilterra o Germania”,che effetto ti fa?
“Direi che è una bellissima frase detta dallo scrittore Jack London, l’autore anche di Zanna Bianca noto appassionato di pugilato. Essere campione dei pesi massimi, a qualunque latitudine significa salire sull’Olimpo, è un traguardo…è un sogno!”
Ed allora, proprio come diceva il mito Bud spencer in uno dei suoi celeberrimi film “Chi trova un amico trova un tesoro”del 1981, vedendo ed apprezzando da vicino l’umile campione, mi suona assai calzante una sua frase:
“NON C’E’CATTIVO PIU’CATTIVO DI UN BUONO QUANDO DIVENTA CATTIVO”.



