L’imbattuto californiano rientra dopo due anni di pausa forzata

di Matteo Biancareddu
Sono trascorsi esattamente due anni e mezzo dall'ultima volta che abbiamo visto Mikey Garcia (34-0-0, 28 KO) su un ring, e francamente ne abbiamo sentito la mancanza. Il californiano, fratello dell'ex pugile e oggi allenatore Robert, ha disputato l'ultimo match a gennaio del 2014, confermandosi imbattuto a spese del messicano Juan Carlos Burgos; poi, è stato inghiottito dal buco nero di un'interminabile battaglia legale con il suo promoter Bob Arum, risolta solo un paio di mesi fa nella maniera più logica: la separazione consensuale. E' stato un peccato non solo per Garcia, ma anche per la boxe che un talento come lui, nel pieno fulgore agonistico, sia stato costretto a fermarsi per oltre due anni, appassendo nel chiuso di una palestra invece di fiorire sotto i riflettori del ring. In questo periodo, Garcia non si è certo fermato: anzi, è stato uno sparring partner prezioso e impegnativo per molti suoi colleghi; ma è chiaro che le sessioni di guanti, per quanto infuocate possano essere, non sono in alcun modo equiparabili all'esperienza del match ufficiale. Sabato sera, nella riunione di Brooklyn, Mikey Garcia tornerà finalmente a disputare un incontro vero, per giunta con un avversario rispettabile. Ma la luce in fondo al tunnel potrebbe riservare sorprese sgradite.
Molte incognite gravano sul capo del pugile di Oxnard, oggi ventottenne; su tutte, il peso. Garcia ha combattuto l'ultimo incontro a 58,5 chili, il limite dei superpiuma; oggi, dice di essere un superleggero, almeno per il momento, e suo fratello Robert conferma. La differenza è di cinque chili: non pochi nell'era del peso ufficiale a trentasei ore dal match e delle reidratazioni miracolose nel giorno dell'incontro. I superleggeri, oggigiorno, sono dei welter che tirano la cinghia fintantoché possono, prima di rassegnarsi all'ineluttabile salto. Rispetto a pugili come Postol e Crawford, i migliori della categoria, Garcia avrebbe uno svantaggio fisico notevole, e non è detto che la sua classe basterebbe a colmarlo.
Di classe, Garcia, ne ha tanta. Abbiamo ancora negli occhi il suo match con Orlando "Siri" Salido, che gli valse la conquista del primo titolo maggiore, il WBO dei piuma. Il messicano, che pure ha dimostrato ampiamente di non essere un tipo malleabile, fu letteralmente brutalizzato: messo al tappeto quattro volte in altrettanti round, fu dichiarato sconfitto nell'ottavo per Decisione Tecnica. Nessuno, neanche Juan Manuel Marquez, aveva mai riservato a Salido un simile trattamento. Quella sera, fu chiaro che la boxe mondiale aveva trovato una stella.
Ma Garcia aveva fatto i conti senza l'oste, le cui sembianze erano quelle di Bob Arum. Dopo aver vinto e difeso il titolo WBO dei superpiuma, il californiano ha ricevuto la proposta di affrontare il cubano Yuriorkis Gamboa, allora imbattuto. Arum voleva un match al limite dei superpiuma, così che il titolo di Garcia fosse in palio; ma il pugile, avendo crescenti difficoltà a rientrare nel peso, chiedeva che l'incontro si facesse nei leggeri, e che la borsa fosse congrua all'entità dell'impegno. Inoltre, il suo contratto con la Top Rank di Arum era prossimo alla scadenza, e il promoter pretendeva di prolungarlo alle stesse condizioni, mentre Garcia ne chiedeva legittimamente la ridiscussione. Lo strappo tra le due parti si è verificato per questi motivi, e il pugile non ha più combattuto.
Tornerà finalmente a farlo sabato sera, con il dominicano Elio Rojas (24-2-0, 14 KO). Il test non è dei più semplici, considerate la ruggine di Garcia e la durata dell'incontro, programmato sui dieci round. Ma Rojas ha combattuto appena due volte negli ultimi quattro anni, una soltanto dal 2012 a oggi. Al 2012 risale la sua ultima sconfitta, ai punti con il messicano Jhonny Gonzalez. Anche Rojas, insomma, è reduce da un lungo periodo di scarsa attività e proviene dalle categorie inferiori: in questo senso, è l'avversario ideale per il rientro di Garcia, e difatti è stato scelto apposta. Il comune auspicio degli appassionati è che il match di sabato restituisca alla boxe un suo patrimonio ancora intatto: Miguel Angel "Mikey" Garcia.



