Il messicano ha la strada spianata verso il primo titolo di sigla in carriera

Di Matteo Biancareddu
L'ascendente che Bob Arum esercita sulla WBO è ben dimostrato dalle vicissitudini che hanno determinato la sfida tra gli imbattuti Oscar Valdez (19-0-0, 17 KO) e Matias Rueda (26-0-0, 23 KO), in programma sabato sera a Las Vegas, nel sottoclou del match tra Crawford e Postol. Sarà in palio il titolo WBO dei piuma, che Vasyl Lomachenko ha lasciato vacante all'atto di salire nei superpiuma. L'ucraino, inizialmente perplesso all'idea di cambiare categoria, è stato convinto dal suo promoter Bob Arum, che voleva liberare un posto utile per l'altro suo protetto, cioè Valdez. Nell'ordire questa trama, Arum è stato docilmente assecondato dalla WBO, che non solo ha nominato co-sfidante al titolo il suo pupillo Valdez, ma gli ha anche abbinato un rivale di bassa quotazione, così da agevolarne il compito. L'argentino Rueda, infatti, porta in dote un record quanto mai fuorviante e menzognero, letteralmente tappezzato di mediocri. Anche le sue caratteristiche sembrano fatte apposta per esaltare quelle di Valdez, essendo l'argentino un picchiatore monotematico, senza alcun guizzo di classe.
La classe, invece, non fa difetto a Valdez, venticinquenne messicano che promette mirabilie. La sua provenienza, inoltre, è garanzia di eccellenti riscontri economici, perché i messicani e gli ispanici, negli Stati Uniti, formano un bacino d'utenza inesauribile per gli eventi pugilistici. Anche per questa ragione, non volendo mettere a rischio il patrimonio che ha per le mani, Arum sta usando tutte le cautele del caso nel gestire l'ancor giovane messicano: avrebbe potuto fare in modo che affrontasse il campione WBA Gary Russell Jr, di cui Valdez era sfidante ufficiale; ma Russell è uno dei migliori pesi piuma al mondo e presenta rischi eccessivi. Con Rueda, invece, Valdez dovrebbe avere buon gioco e riuscire a catturare la prima cintura. Il resto verrà di conseguenza.
Nel sottoclou della riunione, vedremo all'opera diversi altri pugili della Top Rank, opposti a rivali più o meno abbordabili. Ha dato forfeit il messicano Gilberto "El Zurdo" Ramirez, che avrebbe dovuto difendere il titolo WBC dei supermedi dall'assalto del tedesco Dominik Britsch. Ramirez si è chiamato fuori per infortunio, ma è stato degnamente sostituito. L'attenzione generale si appunterà su due uomini: il welter José Benavidez (24-0-0, 16 KO) e il mediomassimo Oleksandr Gvozdyk (10-0-0, 8 KO). Benavidez è un ventiquattrenne di buona tecnica e ottimo fisico, ma ha scartato il primo regalo dei giudici quando, un anno e mezzo fa, è stato ingiustamente dichiarato vincitore sul "Maestrito" Mauricio Herrera, uno che alle ruberie ha ormai fatto il callo. Benavidez, che avrebbe dovuto affrontare Michele Di Rocco prima che l'italiano deviasse su Ricky Burns, è senz'altro un pugile valido e di buone prospettive, ma non sembra avere la scintilla che contraddistingue il campione di razza. Sabato sera, se la vedrà con Francisco Santana (24-4-1, 12 KO), che ha rimediato l’ultima sconfitta per mano di Sadam Ali nel 2015.
Diverso è il giudizio su Oleksandr Gvozdyk, mediomassimo ucraino di ventinove anni con trascorsi nelle WSB dell'AIBA. Su di lui, Arum si è sbilanciato: "Può mettere KO Adonis Stevenson", ha detto, e noi non dissentiamo. Gvozdyk ha un'ottima linea stilistica, un fisico notevole e, soprattutto, una potenza mortifera in entrambe le mani. Rispetto a Sergey Kovalev, cui in parte somiglia, l'ucraino è più veloce, non meno potente e più fluido nelle azioni. I suoi colpi non sono caricati come quelli di Kovalev e dei picchiatori puri, ma partono dalle gambe ed esplodono con massima naturalezza, senza uno sforzo apparente. Gli effetti, però, sono davvero devastanti. Non c'è dubbio che Gvozdyk sia destinato a competere per i vertici, e non ci stupiremmo di vederlo primeggiare sui campioni attuali. Sabato sera, affronterà lo statunitense Tommy Karpency (26-5-1, 15 KO), uno di quei pugili che filtrano l'accesso ai piani alti della categoria. Ma crediamo serva ben altro per fermare l'ascesa di Gvozdyk.
Segnaliamo, infine, l'interessante sfida tra i superleggeri Leonardo Zappavigna (34-2-0, 24 KO), australiano d’origine italiana, e Ik Yang (19-1-0, 14 KO), alias Yang Lian Hui, cinese gestito da Arum. Un altro asiatico impegnato nella riunione è il peso medio giapponese Ryota Murata (10-0-0, 7 KO), già medaglia d’oro alle Olimpiadi londinesi del 2012. Il trentenne Murata affronterà George Tahdooahnippah (34-2-3, 24 KO), nativo americano dal nome impronunciabile.



