Davis, soddisfazioni, obblighi e antidoping.
di Vittorio Parisi
Non Muhammad Ali, non Teofilo Stevenson, non Pernell Whitaker, non Mark Breland, non Sugar Ray Leonard, non Roy Jones Jr. Il dilettante che più mi aveva entuasiasmato era Howard Davis Jr, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Montreal del 1976. La boxe di quel ragazzo nero era pura poesia. L'ho seguito da professionista facendo il tifo per lui, lo ricordo perdere una clamorosa occasione "mondiale" all'ultima ripresa del match con Edwin Rosario. Purtroppo Davis era un po' fragile per la grande boxe professionistica, giusto quel poco che gli ha impedito ciò che tanti altri hanno immeritatamente avuto. Addio.
E' una bella soddisfazione sapere che siamo una bella fonte di informazioni per un grande quotidiano sportivo nazionale. Lo sapevamo da tempo come sapevamo che i "grandi" non avevano, poverini, il tempo per cambiare almeno un frase, una punteggiatura o esprimere un concetto proprio. Al punto che ho smesso di leggerlo perché se volevo rileggere i miei articoli, o quelli di altri, lo facevo sul nostro sito. Però il 28 dicembre ho ceduto comprando questo quotidiano prima di un volo. Così ho trovato nelle brevi, il 28 dicembre ripeto, i risultati delle finali del torneo neopro che si erano disputate a Brescia il 19 dicembre, 9 giorni prima! Non solo, la località era indicata come Rezzato, dove invece si erano svolte le semifinali...Eh, quando si ha fretta, non si ha nemmeno il tempo di copiare bene...
Così l'allenatore di Saul "Canelo" Alvarez dice che il suo ragazzo non ha l'obbligo nè la necessità di incontrare Gennady Golovkin. Che ovvietà, non ha nemmeno l'obbligo nè la necessità di fare il pugile...
Assistendo ad alcune riunioni italiane recenti, o sentiti i racconti di amici che ne hanno viste altre, mi sto convincendo che l'esame antidoping non dovrebbero farlo solo ai pugili.



