Nella Riunione di Liverpool, discusso pareggio Tra i pesi leggeri Scott Cardle e Sean Dodd per il titolo Britannico
Di Matteo Biancareddu
Nel sottoclou della riunione di Liverpool, l’inglese Rocky Fielding (22-1-0, 12 KO- nella foto ) e il francese Christopher Rebrasse (24-5-3, 6 KO) hanno dato vita a un incontro intenso e animoso, anche se arido di contenuti tecnici apprezzabili. I due sono stati entrambi avversari di Callum Smith, che li ha battuti con modalità opposte: ai punti in dodici round il francese; per KO al primo round il britannico, che ha perso così l’imbattibilità. La sfida tra Fielding e Rebrasse aveva il sapore dello spareggio: il vincitore avrebbe ricominciato a coltivare caute ambizioni, mentre lo sconfitto avrebbe rimediato un ulteriore declassamento. Ha vinto Fielding, come da pronostico, ma solo ai punti e con verdetto non unanime, oltre che contestato. L’inglese ci ha lasciato un’impressione modesta sotto tutti gli aspetti, da quello tecnico a quello fisico. Ha provato a boxare l’avversario di rimessa, anticipandolo con il jab doppiato da un veloce diretto destro, ma senza ottenere i risultati sperati, anche perché i suoi colpi erano spesso portati “di braccio”, non con la spinta delle gambe e del tronco, e non erano quindi efficaci. Rebrasse ha sorpreso con un atteggiamento volitivo e aggressivo, ma si è concesso qualche pausa di troppo in momenti cruciali, quando la riprese sarebbero potute andare all’uno come all’altro pugile. Il francese era l’avversario ideale per il rientro di Fielding dopo il KO con Smith: si tratta di un pugile vero, di buona qualità e discreta quotazione, ma senza abilità particolari e, soprattutto, con una potenza risibile nelle mani. Insomma, un uomo con cui Fielding non avrebbe rischiato di vedere agitarsi lo spettro del KO, già materializzatosi drammaticamente nel suo precedente incontro con Smith. Eppure l’inglese ha seriamente rischiato di perdere, perché un giudice ha visto vincente il suo avversario, ma è stato messo in minoranza dagli altri due. Certo è che l’inglese ha finito il match in riserva fissa, legando e tenendo in continuazione, tanto che avrebbe ampiamente meritato un richiamo ufficiale. Ma l’arbitro, evidentemente, non si è sentito di incidere nel punteggio.
Il terzo match della riunione, in ordine d’importanza, era quello tra i pesi leggeri Scott Cardle (19-0-1, 6 KO) e Sean Dodd (10-2-1, 2 KO), che si sono battuti per il titolo britannico detenuto da Cardle. I due si erano già incontrati lo scorso novembre, ma l’esito di quella sfida – KO Tecnico a favore di Cardle nel dodicesimo e ultimo round – non aveva soddisfatto lo sconfitto, che ha reclamato e ottenuto una seconda occasione. Senza riuscire a sfruttarla, perché stavolta l’incontro è finito ai punti ed è stato giudicato pari dalla terna. A questo punto, l’ipotesi di un terzo confronto è tutt’altro che remota. Il pubblico ha rumorosamente disapprovato il verdetto, non senza ragione, ma soprattutto perché Dodd è nato e risiede in una cittadina del Merseyside, la contea di cui Liverpool è capoluogo. Il motivo del dissenso, comunque, sta nel fatto che Dodd ha tenuto l’iniziativa per l’intera durata del match, esclusi alcuni sprazzi – divenuti più frequenti con il passare dei round – saltuariamente offerti dal campione in carica. Cardle è un tecnico difensivo che crede di essere il nuovo Naseem Hamed, ovviamente senza esserlo. Ciò che ricava dalle reiterate e superflue schivate a mani basse in cui si esibisce sono tanti colpi gratuiti e, soprattutto, uno svantaggio difficile da colmare nel computo dei pugni messi a segno; anche perché le sue schivate, come ha fatto notare l’ex pugile Johnny Nelson in sede di commento, raramente erano seguite da rientri sui colpi dell’avversario, e quindi non si traducevano in niente di concreto. Cardle aveva però ragione, tre giorni fa, ad accusare il rivale di usare la testa in modo scorretto: anche stavolta, come nel primo match, il campione ha riportato diverse ferite al volto, causate o aggravate dalle incornate del suo avversario. Se Dodd avesse usato la testa in un altro senso (figurato, non letterale) negli ultimi round dell’incontro, forse sarebbe tornato a casa con la cintura: lo sfidante, nell’ultima parte del match, si è accontentato di gestire il vantaggio che supponeva di avere, ma ha poi scoperto di avere sbagliato i calcoli. Un peccato di inesperienza che gli è costato la vittoria, anche se è stato ripagato dagli affettuosi applausi dei suoi tifosi.



