Rivalità con i francesi, sfide epiche, e spaghetti “pepati” in un’altra incredibile storia del mitico pugile milanese.
E’ lontano il 1922. Vivevamo allora in tempi sportivi agitati tanto che il campionato di calcio si divise in due :quello federale e quello dei confederali. Al giro d’Italia dominava Giovanni Brunero “alla faccia” di Girardengo e di Belloni. E mentre il ciclista di San Maurizio Canavese vinceva la Sanremo partiva anche il campionato italiano di “palla al cesto” che oggi si chiama basket.Gli incontri di pallanuoto si giocavano in mare aperto e la boxe piaceva già a tutti gli sportivi..La nostra storia ha una colonna sonora, però, di un altro tempo che Paolo Conte ci ha disegnato con il suo mirabile lapis musicale nella memoria in maniera indelebile.E mentre il fascinoso refrain recita …e i francesi ci rispettano ..che le balle ancora gli girano.. ci pare di vederlo il Bruno, con il suo faccione lungo, il naso un po’ camuso i capelli ondulati, e quel sorriso ironico.. quello che ci ha ricordato la canzone. Lo rivediamo quindi quel l sorriso che ci proietta indietro nel tempo, tra odori canforati e nuvole di sigarette tra…… i francesi che s’incazzano ed i giornali che svolazzano. E così che leggiamo la storia di quell’anno che Bruno Frattini ha scritto in una nota firmando in fondo a sinistra con uno svolazzo. Frattini è stato più di un pioniere per la nostra boxe. Peso medio dal fisico scultoreo e dalle mani pesanti si portò in giro per il mondo la fama “dell’italiano da prendere con le molle” possibilmente da evitare sul ring.. Fu il primo italiano a diventare campione d’Europa dei pesi medi e forse di questa categoria fu anche il più bravo, sicuramente l’aggettivo leggendario per lui è quanto mai appropriato.La nostra storia, e non è la prima che scriviamo con protagonista “ il Bruno”, si muove in scenari affascinanti tra un locale fumoso di Casablanca e la celebre sala Wagran di Parigi luoghi dove Frattini in quel 1922 si muoveva con disinvoltura.
A Casablanca in Marocco Bruno Frattini c’era capitato l’anno prima in Ottobre. La borsa per incontrare quel maledetto belga Renè Devos era stata pingue. Molti biglietti da 100 franchi avevano convinto Frattini ad accettare la proposta anche per rispettare una obbligazione rilasciata a Marsiglia prima del match vinto con Jean La Porte. Devos era un lungagnone , difficile da combattere soprattutto per quel crochet secco che scaricava addosso agli avversari e che lasciava il segno. Ma Bruno gli rese la vita molto dura e nelle riprese finali dalla dodicesima alla quindicesima le azioni migliori furono le sue ma il verdetto andò al campione di Anversa. Il secondo contratto per Casablanca arrivò dopo che a Tangeri aveva raccolto un pari con Enrys Bill. Bruno arrivato a Casablanca prese alloggio a la “Blanche Canard” la sistemazione in quell’albergo di seconda categoria non gli andò a genio. Era sceso a Casablanca ed a Tangeri in ben altri alberghi. Poi si trovò a pranzo vicino ad un tavolo di francesi che , riconosciutolo, gli ricordarono con motteggi vari una vittoria contro Rustand a Marsiglia ottenuta secondo loro boxando “sporco”. Le voci si erano alzate e distratto Bruno dalla cena. Quando finalmente gli animi si calmarono Bruno consumò le ordinazioni notando nei piatti un sapore particolare che non sparì nemmeno bevendoci sopra del pastis. La notte lo assali’ una fortissimo mal di pancia che quasi lo portò a decidere di rinunciare al match ed alla borsa contro il forte francese Emile Degand. Quando la mattina dopo con l’organizzatore Dussart parlò del problema al tavolo della colazione arrivò un cameriere con un piatto di spaghetti fumanti con sopra una erbetta verde offerta tra sghignazzi e risate dai francesi affrontati verbalmente la serata prima.A Bruno si infiammarono le orecchie: i transalpini in qualche modo avevano fatto condire la sua cena con spezie che provocavano dissenteria .Il risultato fu che Emile Degand si trovo’ sul ring un avversario debilitato ma anche inferocito ed alla sesta ripresa, pesto e stanco dopo aver subito colpi da ogni parte pensò bene di abbandonare.Nasce qui quella storia tra i francesi e il Bruno Frattini. In quel locale fumoso, dove cognac, birra e pastis scorrevano a fiumi e dove conobbe Helen Duvallois la bellissima vedova di Lione preda ambita di ogni” tombeur de femmes” di Casablanca che assieme al tenente Marc Mallier della cavalle ria Spahis (Legione straniera )si affacciarono al suo spogliatoio per fargli i complimenti. In Francia la sconfitta di Degand non fu gradita. Gli “amici” de Marocco montarono un po’ la cosa tanto che l’ingaggio per Parigi contro Roger Leonard odorava più di vendetta che di Chanel. L’ingaggio arrivò il giorno dopo dalla partenza da Casablanca: Bruno avrebbe dovuto affrontare Leonard solo dodici giorni dopo. Avevano scelto Leonard un duro picchiatore della Loira perché in quel momento risultava in grande forma e si allenava da un mese.,
Ma ai francesi non ando’ liscia. Sul ring Frattini impose una lezione di pugilato a Leonard che fu contato più volte e raggiunse la fine dei quindici round solo grazie ad un coraggio ed ad una determinazione da campione. A quel punto la fazione “antiFrattini” si era fatta folta. Nel pruriginoso boxing parigino l’ordine del giorno era: “troviamo un medio in grado di dare una sonora punizione a quell’Italiano di Milano2. E così fecero. Alcuni commercianti ed organizzatori organizzarono un torneo tra 73 kg con la prospettiva al vincitore di una ricca borsa in franchi se avesse battuto poi Bruno Frattini. Il torneo si svolse e vinse Frank Prunier un elemento di ottima quotazione, prima serie e con due mani decisamente pesanti. Ma i cugini d’oltralpe non si limitarono a questo ed avviarono un battage pubblicitario come mai si era visto. Quando Frattini arrivò a Parigi a metà Marzo ogni palestra era tappezzata di manifesti. Nella plancia era raffigurato Prunier che divorava un piatto di spaghetti e su ogni spaghetto c’era scritto Frattini, Frattini, Frattini.La sfida fu talmente di dominio pubblico che al Trocadero, nel lungo Senna, dentro l’Ille de France non c’era locale che non avesse affisso il manifesto del “mangiatore d’itlainai” Prunier. Nella mitica sala Wagram, fumosa, calda e perfino appiccicosa per l’incredibile affluenza di pubblico la gente “sorseggiava “ profumi di vittorie. Quando Frattini si avvicinò al ring un secondo di Prunier si avvicino’ al milanese e gli fece sberleffi ed il Bruno non potè trattenersi di dirgli .- Vous avez deja vaincu, Monsieur ?- La risposta dopo averlo guardato negli occhi e visti lampi di determinazione fu . –Pas ancore… pas ancore….- Il match fu un capolavoro di brevità. Grinta,tecnica e…vendetta. Frattini chiuse Prunier alla corde dopo due minuti e sul francese scaricò una lunga serie di colpi pesanti e…liberatori. Il francese non si rialzò dal tavolato che dopo un minuto. Erano passati esattamente 2,20 “ dal suono del gong. Quando scese dalla scaletta Bruno si recò davanti alla fila di bordo ring che ospitava gli organizzatori e disse.- Gli spaghetti ??? Ricordate cibo pericoloso per chi non sa digerirlo.. e quel povero Prunier che indigestione deve aver fatto !!!- Nel 1922 quando Frattini tornò a Parigi per affrontare Jean Balzac fu accolto come un divo del cinema… ma dei “marocchini” e di Prunier …nemmeno l’ombra.



