logo facebook

SEGUICI SU FACEBOOK

Archivio

McDonnell batte facilmente un Vargas arrendevole

L’inglese chiude al nono round un match per lunghi tratti simile a una sessione di sparring. Vittoriosi per KO Groves e Benn; Macklin vince ma non convince

 

di Matteo  Biancareddu

 

Nello sterminato sottoclou della riunione londinese imperniata sul match tra i pesi massimi Martin e Joshua, l’inglese Jamie McDonnell (28-2-1, 13 KO) ha difeso il titolo WBA dei pesi gallo dall’assalto – per modo di dire – del messicano Fernando Vargas (29-10-3, 20 KO). Il compito di McDonnell è stato ancora più agevole del previsto, perché il suo sfidante, che già non godeva fama di essere un campione, ha combattuto con l’esclusivo interesse di limitare i danni. E’ stato quindi McDonnell a tenere l’iniziativa, assecondando i ritmi blandi del rivale nella prima metà del match, per poi forzarli nella seconda. Vargas, che pure ha mostrato alcune azioni di rimessa pregevoli, si è accontentato di differire quanto più possibile l’appuntamento con il KO, facendosi inseguire per il ring. McDonnell ha iniziato a farlo seriamente a partire dal sesto round, quando si è messo a tagliare gli angoli con la dovuta intensità. Il suo lavoro a corta distanza, che avevamo apprezzato già in altre occasioni, è stato in questa ancor più incisivo e spettacolare: quando l’avversario era a tiro, l’inglese lo subissava di ganci, montanti e diretti corti sapientemente distribuiti tra la testa, i fianchi e la bocca dello stomaco, così che fosse impossibile per Vargas chiudere tutti i varchi. Nel nono round, una di queste azioni – un gancio sinistro al corpo seguito da due destri alla testa – si è conclusa con l’atterramento e il KOT del messicano, sancito dall’arbitro alla luce della sua manifesta inferiorità. Per McDonnell, il match di ieri sera è stato un buon allenamento in vista di sfide ben più impegnative.

Un altro allenamento è stato quello sostenuto dal supermedio inglese George Groves (23-3-0, 18 KO) con il pari peso David Brophy (16-1-1, 1 KO), un ragazzo che non era in alcun modo competitivo con Groves e che non sarebbe dovuto salire sul ring con lui. Questo abbinamento somigliava in modo sinistro a quello tra Chris Eubank Jr e Nick Blackwell: un pugile di livello mondiale contro uno di livello nazionale, ma dalle ambizioni ancora intatte e quindi risoluto a dare il meglio di sé. Il match tra Eubank e Blackwell, date l’ostinazione del giovane inglese e la miopia di chi avrebbe dovuto fermarlo, stava per finire in tragedia. Quello di ieri tra Groves e Brophy sarebbe potuto degenerare allo stesso modo se il KO non fosse maturato già al quarto round. La differenza tra un giovane pugile imbattuto, inglese per giunta, e un qualunque collaudatore è data dal fatto che il primo vuole vincere o, quando non ne abbia la possibilità, onorare l’impegno combattendo fino allo stremo, mentre il secondo non ha remore a lasciarsi cadere al tappeto quando la punizione inizi a farsi pesante. E’ evidente che un derby inglese attira più di uno sparring, ed è altrettanto evidente che il record intonso di Brophy facesse gola; ma l’incolumità dei pugili dovrebbe essere l’istanza prioritaria. Il match tra Groves e Brophy, comunque, non ha avuto storia: il giovane inglese era in difficoltà fin dall’inizio dell’incontro, e il destro con cui Groves l’ha messo KO è stato quanto mai compassionevole.

Il peso medio inglese di origine irlandese Matthew Macklin (35-6-0, 22 KO), trentatré anni, ha vinto ai punti sul connazionale Brian Rose (28-4-1, 8 KO), di due anni più giovane. L’incontro è stato gradevole: Macklin ha tenuto la solita condotta aggressiva, cercando la corta distanza e lavorando al corpo, mentre Rose ha boxato in linea facendo largo uso del jab e del destro d’incontro. Ha vinto ai punti Macklin, ma solo con verdetto a maggioranza. Il pugile di Birmingham non è affatto piaciuto, anche perché aveva a che fare con un avversario facile, privo di potenza e debole di mascella. Eppure, Rose ha tenuto testa degnamente al più quotato rivale per l’intera durata del match, perdendo solo per il minor numero dei colpi messi a segno. Insomma, quella di Macklin è stata la classica “vittoria di Pirro”: l’inglese ha confermato di non essere più lui e dovrebbe meditare il ritiro.

Infine, segnaliamo la vittoria per KO del superleggero inglese Conor Benn (1-0-0, 1 KO), figlio del grande Nigel, sul collaudatore bulgaro Ivailo Boyanov (2-4-1, 0 KO). Il ragazzo, all’esordio da professionista dopo soli quattro anni di addestramento, non ha minimamente accusato la pressione dovuta ai molti occhi che si appuntavano su di lui, e ha combattuto alla maniera di suo padre: aggressivo e determinato. Boyanov si è chiamato fuori alla prima occasione, volgendo le spalle al giovane avversario e scappando letteralmente da un angolo all’altro per sottrarsi ai suoi colpi. Del resto, il bulgaro aveva l’annunciata funzione di collaborare alla buona riuscita del debutto di Benn, poi festeggiato sul ring dal padre Nigel. Il ragazzo ha mostrato una buona attitudine, ma qualsiasi giudizio su di lui sarebbe prematuro

RIFERIMENTI

BOXE RING WEB

EDITORE FLAVIO DELL'AMORE

Autorizzazione

Tribunale di Forli' n. 2709

CHI E' ONLINE

Abbiamo 3276 ospiti e nessun utente online

FORUM

logo boxeringweb2017c

Il Forum a cura di NonSoloBoxe

Per discutere di Boxe e non solo...

CLICCA SUL BOTTONE
PER ACCEDERE AL FORUM

go