Il gallese finisce al tappeto nel secondo round, ma dimostra carattere e vince largamente ai punti. Il suo prossimo obiettivo è un match di riunificazione
di Matteo Biancareddu
Ieri sera, sul ring della O2 Arena di Greenwich, nel ricco sottoclou della riunione imperniata sulla sfida tra i pesi massimi Martin e Joshua, il gallese Lee Selby (23-1-0, 8 KO) ha difeso il titolo IBF dei pesi piuma dall’assalto dello statunitense Eric Hunter (21-4-0, 11 KO). Selby ha vinto ai punti con verdetto unanime e largo, ma sarebbe un errore pensare che la sua affermazione sia stata agevole: il ventinovenne di Barry ha faticato a carburare ed è finito al tappeto nel secondo round, ma ha poi trovato la chiave per risolvere un incontro rivelatosi più duro di quanto fosse lecito supporre. Nel venire a capo del problema, Selby ha dato prova di carattere e maturità, come ha rimarcato l’ex pugile Carl Froch, oggi opinionista TV, durante la diretta di Sky Sports. Il gallese ha dimostrato di meritare il posto d’onore che occupa attualmente ai vertici dei pesi piuma, e merita altrettanto i match di riunificazione che ha reclamato dopo l’incontro. I vari Lomachenko, Santa Cruz e Russell sono avvisati.
Il match è stato interessante e godibile. Selby ha faticato a trovare il ritmo e la misura, e ha vinto il primo round solo grazie alla passività dello sfidante, che ha indugiato a lungo nella fase di studio. Le difficoltà del gallese erano forse dovute anche alla guardia normale proposta da Hunter, che solitamente combatte in guardia destra. Il piano tattico del pugile ospite, ventinovenne di Filadelfia, è apparso chiaro sin dall’inizio, malgrado la scarsa attività del primo round: posizionato alla maniera di James Toney, con la spalla sinistra avanti, Hunter invitava l’avversario all’attacco e rientrava con il montante destro sul diretto destro altrui, che schivava con una flesso-torsione verso destra funzionale alla meccanica del montante seguente. Un’azione studiata appositamente per sfruttare il modo difettoso in cui Selby porta il diretto, facendolo partire da sopra anziché da sotto e piegandosi sul fianco sinistro. Ma non è stato un montante a mettere al tappeto il gallese nel secondo round; è stato invece un gancio sinistro che Hunter ha portato dopo aver schivato, con l’aiuto del jab, l’uno-due del rivale. Rialzandosi prontamente, Selby ha dimostrato di non essere scosso, ma ha dovuto contemplare il fatto che, continuando a combattere così, avrebbe corso troppi rischi.
E’ stato a quel punto, a partire dalla terza ripresa, che Selby ha sfoderato carattere e maturità. Ha infatti continuato ad attaccare, senza farsi condizionare dall’atterramento subito né dalle schivate a mani basse, seguite da pregevoli azioni di rimessa, che Hunter sciorinava al solo scopo di provocarlo. Dedicando più attenzione e cura all’uscita dai colpi e alla compostezza nel portarli, Selby è riuscito a risolvere il rebus impostogli dallo statunitense, che continuava a rendersi insidioso con i colpi d’incontro, ma senza la frequenza necessaria per eguagliare il work-rate dell’avversario. Pur correndo ancora qualche rischio negli incroci, Selby era ormai nel pieno controllo delle operazioni, tanto che Hunter iniziava a innervosirsi platealmente. Lo statunitense – già squalificato due volte in passato, la prima delle quali per colpi bassi ripetuti – si rifugiava allora nei colpi sotto la cintura: non tanto per frustrazione, quanto come estremo rimedio a mali estremi. Il suo obiettivo era minare la resistenza dell’avversario, ma non ha potuto perseguirlo fino al termine del match perché l’arbitro, dopo averlo richiamato ufficialmente nell’ottava ripresa, l’ha minacciato di squalifica in quella a seguente, costringendolo quindi a rinunciare al suo intento. Votato alla difesa per l’intera durata del match, Hunter si decideva finalmente ad assumere l’iniziativa negli ultimi due round, che infatti vinceva, quando era però troppo tardi per sperare in risultato positivo. Lo statunitense è pugile di ottime capacità tecniche, ma il suo temperamento è la causa maggiore dei suoi mali.
Selby ha risolto le difficoltà iniziali grazie alla determinazione, alla perseveranza e alla fiducia in se stesso. L’aver superato questa prova legittima la sua aspirazione a un match di riunificazione, anche se riteniamo che gli altri campioni di sigla dei pesi piuma – da Vasyl Lomachenko a Leo Santa Cruz passando per Gary Russell Jr – gli siano tutti superiori sia per tecnica sia per efficacia. Ciò non toglie che Lee Selby abbia il diritto di giocarsi l’occasione che merita.



