Ho letto attentamente l'intervista del presidente della F.P.I. dott. Alberto Brasca su l'ingresso dei professionisti alle Olimpiadi. Rispetto ogni idea, ma devo dire che non condivido nulla. Il pugilato dilettantistico è totalmente differente dal pugilato professionistico. È diverso in tutto. Per il numero delle riprese, per regolamento, per tecnica, tattica e mentalità. Persino il bendaggio è differente. Il dott.Brasca afferma che l'AIBA in questo modo cerca di salvare il professionismo.
Secondo me, in questo modo si dà un'ulteriore mazzata alla già debole credibilità del pugilato.
Su una cosa sono d'accordo con il presidente. Il proliferare di sigle,"titoli", "titolini" e presunti "campioni" ha contribuito ad affossare il pugilato. Ci si rende conto che attualmente in Italia si sta vivendo il periodo più basso della gloriosa storia del pugilato?
A mio parere, si sta continuando a commettere errori. Se l'AIBA continua a fare danni enormi, perché continuare a seguirla in tutto? Eppure sono davanti a tutti le clamorose retromarce fatte dall'ente negli ultimi anni (le macchinette, le 4 riprese da 2 minuti, il caschetto, ecc,ecc). La botta finale che sta dando l'AIBA è l'inserimento del "professionismo" alle Olimpiadi. Fino a pochissimo tempo fa il professionismo era il "demone" che andava estirpato. Come mai questo impovviso cambiamento di vedute? Non continuiamo a raccontarci barzelette. Alle Olmpiadi ci andranno soltanto "professionisti"di medio e basso livello. Perché al campione di un'Olimpiade strutturata in questo modo non gliene frega nulla. Sono dell'idea che senza la loro parteciazione è meglio continuare sulla vecchia strada.
Il dilettante faccia il dilettante e il professionista il professionista.
Il tempo dirà poi chi aveva ragione.



