A Verona (New York), i due superleggeri promettono battaglia

Di Matteo Biancareddu
Il match tra il russo Ruslan Provodnikov (25-4-0, 18 KO) e il californiano John Molina Jr (27-6-0, 22 KO), in programma sabato sera (notte italiana) a Verona, New York, si annuncia come uno spettacolo per cuori forti. Si affrontano due veri guerrieri, due pugili che non conoscono alternative alla battaglia campale. Sebbene non sia in palio alcun titolo di sigla, l’emittente Showtime ha accettato volentieri di trasmettere l’incontro, sapendo che due uomini simili, messi l’uno contro l’altro, avrebbero senz’altro suscitato l’attenzione di un folto pubblico. E non c’è da dubitare che sarà così, malgrado la forte concorrenza del match tra Vasyl Lomachenko e Roman Martinez, che avrà luogo a poche miglia di distanza (Madison Square Garden) e sarà trasmesso in contemporanea dalla rivale HBO.
Ruslan Provodnikov è uno dei pugili più popolari al mondo. Non perché sia uno dei più forti: non lo è, neanche nella sua categoria; ma perché, ogni volta che sale su un ring, scatena battaglie furibonde e avvincenti, di quelle che piacciono al pubblico. Il russo non è un esempio di tecnica, tutt’altro: è anzi un aggressore piuttosto rudimentale e spesso disordinato, incurante della difesa e monocorde nell’incedere. Patisce gli incontristi, quelli che ne anticipano l’azione per poi dileguarsi, mentre va a nozze con chi accetti lo scontro frontale: su quel terreno, Provodnikov non teme rivali. Qualcuno l’ha battuto anche facendoci a botte: è il caso di Tim Bradley, che strappò una vittoria ai punti nel 2013, ma solo dopo aver visto l’inferno. A seguito di quella brutale scazzottata, il californiano denunciò addirittura allarmanti sintomi di danni cerebrali, poi scongiurati dagli esami clinici. Per nessuno, foss’anche il picchiatore più letale, fare la guerra con Provodnikov è una buona idea. E difatti anche un temutissimo “slugger” come l’argentino Lucas Matthysse, oggi ritirato dalle scene, scelse una condotta alternativa quando incontrò il russo, tenendo cautamente la distanza e badando di non fermarsi mai nella sua guardia. Questo non lo pose del tutto al riparo dai colpi altrui, ovviamente, ma gli consentì di vincere ai punti limitando i danni. Delle botte rimediate in quel match, tuttavia, Matthysse si sarebbe ricordato nell’incontro successivo, quando si è arreso all’ucraino Viktor Postol. Con quell’inattesa sconfitta, si è chiusa ufficialmente la carriera del forte pugile argentino.

Matthysse è un avversario che Provodnikov e Molina hanno in comune. Con lui, il californiano fece un figurone, pur perdendo per KO all’undicesimo round. Era il 2014, e Molina non era considerato una seria minaccia per l’argentino, allora evitato da tutti nei superleggeri. Nei due anni precedenti, infatti, il californiano aveva rimediato due sconfitte su tre incontri disputati, finendo KO al primo round con il peso leggero Antonio DeMarco e cedendo ai punti, seppure con verdetto a maggioranza, davanti al russo Andrey Klimov. Quei rovesci sembrarono affossare la sua carriera, che ebbe invece una brusca impennata grazie all’incontro successivo, con l’imbattuto americano Mickey Bey. Molina perse quasi tutti i round, forse tutti, ma approfittò dell’atteggiamento da bullo tenuto dal rivale nell’ultima ripresa per metterlo clamorosamente KO. Quel rocambolesco successo rilanciò il californiano in orbita mondiale, procurandogli il match con Matthysse. Fu una battaglia memorabile, che Matthysse iniziò con irruenza, cercando la solita chiusura di prepotenza. Ma Molina aveva in serbo sorprese: per due volte, nel secondo e nel quinto round, evitò i violenti assalti dell’avversario e rientrò con il destro, mettendo l’argentino con le terga al tappeto. La maggiore qualità di Matthysse venne fuori alla distanza, determinando una vittoria per TKO nell’undicesimo round; ma Molina, con quella prestazione gagliarda, si guadagnò il rispetto di tutti.
Dopo l’onorevole sconfitta con Matthysse, il californiano ha perso ai punti due match consecutivi, con il messicano Humberto Soto e con l’americano Adrien Broner. Se la vittoria di Broner si spiega con la sua superiore qualità pugilistica, diverso è il caso del successo ottenuto da Soto, perché il messicano, pugile a suo tempo eccellente, era in calo ormai da anni. E’ quindi possibile che Molina, dopo l’exploit con Bey e la battaglia con Matthysse, abbia pagato dazio. Ci auguriamo di no, per lui e per chi – come noi – guarderà il suo match con Provodnikov, perché il russo è un avversario da affrontare nella migliore condizione possibile. Diversamente, si va incontro a una severa punizione.



