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Zolani Tete predica boxe a Liverpool

 Zolani Tete (left) fights Victor Ruiz at the Echo Arena, Liverpool.

Guerfi batte Farrag per KO al terzo round e gli toglie il titolo europeo dei gallo

 

di Matteo Biancareddu

 

 

 

La riunione proposta ieri sera a Liverpool dalla Queensberry Promotions di Frank Warren ha dato agli inglesi la possibilità di ammirare nuovamente il sudafricano Zolani Tete (24-3-0, 20 KO- Foto a sx ), già visto e apprezzato da quelle parti in occasione del suo vittorioso match con Paul Butler, esattamente un anno fa. Tete, oggi sotto contratto con Warren, ha offerto un saggio esaustivo del suo pugilato d’autore, deliziando il folto pubblico della Echo Arena. Il suo match con il messicano Victor Ruiz (21-6-0, 15 KO) è stato più che altro un’esibizione di stile, perché l’avversario non aveva i requisiti per competere con lui. Ruiz non ha vinto un solo minuto dei sette round disputati ed è andato KO sugli effetti di un doppio montante al corpo: prima sinistro, poi destro. Il messicano, accasciato davanti all’angolo amico, ha rivolto alcune parole al secondo durante il conteggio: non ci è dato sapere cosa abbia detto, ma sta di fatto che tanto è bastato all’arbitro Phil Edwards per interrompere il match. Il provvedimento è stato frettoloso, ma in nessun modo ha influenzato le sorti dell’incontro: il predominio di Tete era schiacciante e inoppugnabile.

Il sudafricano è il superbo interprete di una boxe da manuale. Mancino longilineo, è salito di recente nei gallo dopo essere stato campione di sigla nei supermosca. Nella nuova divisione, non sembra pagare dazio in termini fisici né di potenza: i suoi 175 centimetri d’altezza sono ben oltre la media della categoria, come anche la potenza che nasconde in entrambi i guantoni. Resta da testare la mascella, che potrebbe rivelarsi inadatta a sopportare colpi di maggiore entità; ma certo è che Tete non è un uomo facile da inquadrare. Il sudafricano dispone di un footwork eccellente, che lo porta fuori misura non appena l’avversario abbozzi l’attacco. E usa il gancio destro d’incontro per rintuzzare e punire le sortite dei rivali. In attacco, poi, dà fondo al campionario dei colpi esistenti, che esegue con una padronanza inappuntabile. Il suo jab destro è uno dei migliori e serve tanto come arma d’offesa quanto come esca per invitare l’avversario all’attacco; il suo diretto sinistro, rigorosamente per linee interne, è una stoccata potenzialmente letale. Notevoli sono anche i montanti, portati con entrambe le mani e spesso doppiati, come nel caso dell’atterramento inflitto a Ruiz. Non sappiamo cosa combinerà Tete nei gallo: il match di ieri è stato giusto un allenamento. Ma possiamo immaginare che nessuno degli attuali campioni di sigla, inclusi gli inglesi Lee Haskins e Jamie McDonnell, lo affronterà volentieri.

Il match tra l’inglese Ryan Farrag (15-2-0, 4 KO) e il francese Karim Guerfi (24-3-0, 7 KO), valevole per il titolo europeo dei gallo in possesso del primo, è stato sensazionale a dispetto della brevità. L’ha vinto Guerfi, lo sfidante, per KO al terzo round, ma solo dopo una guerra-lampo che, nello spazio di pochi minuti, ha dispensato capovolgimenti di fronte e colpi di scena. Farrag ha iniziato molto bene, sfoggiando una notevolissima velocità di braccia e di gambe. L’inglese ha subito imposto un ritmo infernale, destinato a calare già nel round successivo. Non ci ha convinto il modo in cui porta i colpi, con una flessione del tronco che, francamente, non avevamo mai visto: quasi all’indietro, forse per anticipare l’uscita dalla guardia altrui. Molto più composto era Guerfi, specie a partire dalla seconda frazione, quando lasciato nell’angolo i colpi larghi per cominciare a usare quelli dritti. Farrag, molto più basso del rivale e dotato di braccia più corte, non ha potuto contrastare gli attacchi a due mani del francese, che peraltro filtravano facilmente nella sua pessima guardia. La seconda ripresa avrebbe i requisiti per essere candidata a round dell’anno: il diretto destro di Guerfi ha dettato legge, ma il francese ha rischiato l’atterramento quando Farrag, dalle corde, l’ha incrociato e fatto vacillare con un velenoso gancio sinistro. Il KO è maturato nella terza tornata, ed è quasi un peccato che ciò sia accaduto, visto l’andamento del match fino a quel momento. Guerfi ha incalzato l’avversario fin sulle corde e, quando quello ha tentato la replica con il montante sinistro, l’ha incrociato e messo al tappeto con un tremendo gancio sinistro. Farrag si rialzato in tempo utile, ma dava ancora le spalle all’arbitro quando quello scandiva il conto di nove. Il gesto dell’inglese non era di resa: nient’affatto. Dipendeva invece dagli effetti del colpo sulle gambe, che non rispondevano ai comandi. Bene ha fatto, quindi, l’arbitro Massimo Bianco, italiano, a dichiarare out il pugile inglese, malgrado fosse l’atleta di casa e il campione in carica. A ventotto anni, Farrag dovrà rimettere insieme i cocci di una carriera che sembrava sul punto di decollare; ma gli resta la soddisfazione, seppur magra, di aver dato spettacolo sul ring della sua città.

Da ultimo, segnaliamo la vittoria ai punti di un altro “Liverpool boy”, il peso leggero mancino Thomas Stalker (11-1-3, 2 KO), che ha battuto ai punti sui dieci round il mestierante portoghese Antonio Joao Bento (30-16-2, 18 KO). I due pugili sembravano militare in due categorie diverse, perché Stalker, alto quasi 178 centimetri (distribuiti su un fisico tutt’altro che secco), ha una corporatura da welter. Eppure, l’inglese non ha convinto. Bento era un pugile da battere entro la distanza, e invece non solo ha finito l’incontro, ma l’ha fatto persino rinvenendo con orgoglio negli ultimi minuti. Stalker, fedele al cognome, ha iniziato all’attacco e ha dato la netta impressione di poter chiudere subito la contesa; ma i suoi colpi, come confermano i soli due KO al suo attivo, non sono risultati efficaci sul collaudatore iberico. Il verdetto unanime a favore di Stalker è inconfutabile, ma proietta più ombre che luci sul trentunenne pugile di Liverpool.

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