L’Olimpiade degli scandali cambia volto nelle affermazioni del presidente Fpi, che poi si contraddice: “Cammarelle aveva vinto, alcuni giudici si sono fatti condizionare dal tifo, il successo di Russo contro il cubano ha rotto gli equilibri politici". La presenza di Mangiacapre da peso medio nelle WSB non ha senso…
di Dario Torromeo
Le World Series of Boxing, giunte alla terza edizione, confermano tutti i dubbi espressi in precedenza. Dovevano essere, nella mente di chi le ha inventate, il passaggio tra dilettantismo e professionismo. Sono rimaste un ibrido pericoloso per chi intenda fare il professionista. Anziché migliorarle, anziché impiegare tutte le proprie energie per limarne le imperfezioni, l’Aiba ha deciso di prendersi tutto. Dilettantismo e professionismo. Impegnata in questo mega progetto, che spero fallisca clamorosamente, l’Ente mondiale ha continuato a ripetere vecchi errori. E’ mai possibile che non si riesca a trovare un gruppo di ufficiali di gara veramente all’altezza? Sei punti di differenza tra un giudice e l’altro (è accaduto in almeno tre match della prima giornata) in un incontro che si disputa sull’arco dei cinque round mi sembrano veramente troppi! C’è stato un combattimento, quello tra i pesi gallo Jimenez e McGoldrick, in cui un giudice ha visto prevalere il secondo per 5 punti e un altro ha visto avanti il primo per 1!
A parte la finezza di far vincere un pugile per due preferenze, la prima giornata mi ha lasciato un altro dubbio. Perché la sfida tra Stati Uniti e Gran Bretagna, disputata in California, ha avuto tutti i giudici e gli arbitri made in Usa? Pensate se l’Italia andasse a giocare una partita della Coppa del Mondo di calcio in Francia e trovasse arbitro, guardalinee, giudici di porta e quarto uomo francesi. Cosa diremmo?
Il livello tecnico dei giudici Aiba non è elevato. L’Olimpiade di Londra lo ha confermato. Osservatori neutrali, giornalisti, specialisti, gente del pugilato, tutti hanno espresso un giudizio unanime in merito: un disastro. Leggendo le pagine di Boxe Ring (il periodico della Federazione Pugilistica Italiana) ho scoperto però che c’è qualcuno che la pensa diversamente.
“In linea generale è stata un’ottima Olimpiade anche per gli arbitraggi”. Parole e musica di Franco Falcinelli (nella foto), presidente della Fpi e delegato tecnico ai Giochi 2012. Che aggiunge: “L’Aiba ha monitorato con grandissima attenzione le prestazioni dei giudici, intervenendo quando ha ritenuto fossero state commesse delle ingiustizie”.
Dal momento che è intervenuta squalificando arbitri, ammonendo giudici, accumulando valanghe di reclami, ribaltando risultati e (ciò nonostante) gli scandali sono continuati, mi chiedo quali siano le basi per affermare che gli arbitraggi siano stati ottimi?
Nell’intervista che il bravo collega Riccardo Crivelli gli ha fatto, Falcinelli aggiunge altre pregevolezze. “Il successo contro il cubano (la vittoria in questione è quella di Clemente Russo, ndr), con tutte quelle polemiche, politicamente non ci ha fatto bene, ha rotto degli equilibri e ha messo pressione su tutto l’ambiente”. Vuole forse dire che da quel momento qualcuno dei giudici non ha avuto più serenità nel suo lavoro? E ancora. “Qualche giudice si è lasciato troppo condizionare dal tifo incredibile della gente quando combattevano britannici o irlandesi”. Allora così “ottimi” non erano…
Un altro passo interessante dell’intervista è quello che parla delle Apb, il futuro professionismo dell’Aiba. “Io sono convinto che il rilancio definitivo della boxe passi attraverso un solo ente che gestisca i pugili dal dilettantismo al professionismo garantendo trasparenza e professionalità”. E conclude. “Servono (per l’Apb, ndr) almeno cento milioni di dollari e l’Aiba, mi creda, ha già trovato sponsor che le consentono di avvicinare questa cifra”.
In nome della trasparenza invocata prima, Falcinelli dovrebbe anche dire dove l’Aiba ha trovato quella cifra, dal momento che finora non è riuscita neppure a reperire uno sponsor principale per le WSB, lasciando libertà d’azione (in quel campo) alle singole franchigie.
Chiudo l’argomento Falcinelli con un’ultima chicca. O, almeno a me è sembrata tale. Nel suo consueto editoriale su quella che una volta era la gloriosa rivista diretta da Roberto Fazi e oggi è un giornale che esce forse (e a cadenze difficilmente ipotizzabili) otto volte l’anno, il capo del pugilato italiano spende qualche parola per le prossime elezioni alla presidenza federale. “Intendo ribadire che la mia posizione sarà lealmente equidistante dai candidati. Ho un profondo rispetto e nutro amicizia per Alberto Brasca e Antonio Del Greco che per 12 anni hanno condiviso il governo e la strategia che ha riconsegnato prestigio e rispetto alla nostra Federazione. Sono due gentiluomini e buoni amici. Non useranno colpi bassi o azioni illecite per raggiungere l’obiettivo”.
Chissà cosa voleva dire Falcinelli con “lealmente equidistante”. Nell'articolo infatti ha dimenticato un nome. I candidati sono tre. Gualtiero Becchetti, consigliere federale dimissionario nel 2009, è il terzo. O forse Becchetti, secondo il presidente in carica, userà colpi bassi e azioni illecite per raggiungere l’obiettivo? L’omissione è in palese contrasto con il proposito di essere “lealmente equidistante”. Del resto Falcinelli sul tema si è anche espresso in un'intervista, all'Ita Sport Press, datata 8 ottobre 2012: “Sono in scadenza di mandato in Federazione e lascerò il passo a uno dei miei due vice che si sono candidati".
Il peccato dunque si ripete (Becchetti aveva ufficializzato la sua candidatura nell'agosto di quest'anno con una dichiarazione pubblica e una lunga intervista sui programmi). Ma per Falcinelli i candidati erano e restano due. Leale ed equidistante. Un bel tacer non fu mai scritto.
Di quello che ha fatto Franco Falcinelli per il pugilato italiano, parlerò in un altro articolo. Per ora mi limito a dire che le parole spesso sono pericolose come le pallottole. Per questo vanno usate con estrema attenzione.
Torno alle WSB. Vincenzo Mangiacapre è, a mio avviso, l’unica grande speranza del pugilato dilettantistico italiano. Sono convinto che se fosse passato professionista avrebbe dato una scossa all’intero settore. E’ un campione, ha un modo di stare sul ring estremamente personale, arricchisce lo spettacolo con il suo talento. Detto questo, non ho proprio capito che significato abbia farlo combattere in questo torneo. Non può fare il leggero (non scenderà mai a 61 chili), nei medi (limite 73 chili) la sua presenza non ha senso. E’ più lento di gambe, non ha la potenza che richiede la categoria, dovrà affrontare pugili fisicamente sempre più grandi di lui. Ha messo su sette chili e si sono visti.
Stavolta davanti aveva un avversario di livello decisamente più basso. Vasilii Belous è un pugile modesto: fuori al primo turno agli Europei 2008, ai Mondiali 2009, al campionato continentale 2011; fuori al secondo turno ai Giochi di Londra 2012. L’unico risultato decoroso lo ha ottenuto ai Mondiali 2011 dove è giunto ai quarti di finale, ma non battendo nel secondo turno Serik Sapiyev (oro all’Olimpiade di Londra e vincitore della Coppa Val Barker come miglior pugile dei Giochi) come erroneamente afferma l’Aiba nel record ufficiale, ma superando invece il rumeno Gheorge. Anche perché Sapiyev ai Mondiali di Baku 2011 ha vinto la medaglia d’argento!
Contro un avversario di questa caratura, Mangiacapre ha avuto vita facile. Ma cosa accadrebbe se dovesse sfidare, ad esempio, Sergiy Derevyachenko? Restando dilettante (per modo di dire) Vincenzo si è assicurato un ritorno economico interessante. Ma dal punto di vista sportivo la scelta non credo sia condivisibile. Per almeno un anno sacrificherà il talento. Resterà in squadra per le WSB, gli faranno evitare i rivali scomodi, si abituerà a vittorie facili e combatterà a un peso che non è il suo. Poi, quando si tratterà di tornare a 64 chili e misurarsi con pugili che possono impensierirlo, pagherà il conto.
No, non ce la faccio a dire che Vincenzo Mangiacapre ha fatto la scelta giusta.



