Caro Presidente Falcinelli,
è un periodo triste per la boxe questo. Molto triste. Ed è un
periodo che purtroppo La coinvolge in modo molto diretto nella Sua
qualità di responsabile tecnico al torneo olimpico di Londra. Non badi
agli insulti che Le rivolgeranno sul web, sono già tantissimi, e sono
il frutto della esagitazione che la delusione
ha generato in tutti. Il furto subito da Cammarelle è molto grave e
non solo perché subito da uno dei nostri ragazzi ma perché non solo è
la prima finale olimpica con un verdetto scandaloso avvenuta nella
categoria regina della boxe ma anche perchè questo è un colpo
definitivo alla credibilità del pugilato olimpico e a quella dell'AIBA
in particolare.
L'AIBA aveva un'occasione enorme a Londra nell'anno in cui nel
professionismo vi erano stati tanti verdetti assurdi ad alto livello.
L'occasione di presentarsi come un Ente moralizzatore nel marasma
generale e questa occasione l'AIBA l'ha fallita in modo gravissimo e
non certo solo per il verdetto di questa finale. Per esempio Lei sa
meglio di me, e lo sanno anche gli inglesi (basta un giro d'orizzonte
sul web per rendersene conto) che Joshua non doveva nemmeno trovarsi
lì in quella finale dopo il furto subito dal cubano Savon contro di lui.
Glielo concedo, Lei si è speso molto negli anni scorsi per un
miglioramento della situazione, miglioramento che era stato evidente
fino ai mondiali di Milano del 2009, ma poi il disastro di Londra era
stato annunciato dai mondiali di Baku e dagli europei in Turchia. Non
ricordo se a Baku o in Turchia Lei si rifiutò in segno di protesta di
presenziare alla cena ufficiale. In questo caso dopo quello che è
successo dovrebbe restare a digiuno un mese! Scherzi a parte ci sono
decisioni più importanti e più doverose da prendere e dopo quanto è
accaduto, glielo dico francamente, Lei non può più abbassarsi a
sedersi in concilio con i dirigenti AIBA. Prenda atto, signor
Presidente, che i Suoi ideali e le Sue aspettative non sono più
compatibili con questa Associazione che Lei ha invano cercato di
cambiare in meglio. Non lo consideri un fallimento personale ma una
presa d'atto doverosa proprio per marcare la Sua differenza da questo
scempio. Scempio dal quale ci si sarebbe anche aspettati Lei prendesse
subito le distanze. Lo so cosa Lei potrebbe rispondermi, che i
cambiamenti si
operano dall'interno alleandosi con uomini che hanno le stesse
lodevole intenzioni, che il pugilato italiano lo si può proteggere
meglio dalla stanza dei bottoni. Ma i risultati di oggi dicono troppo
chiaramente che non è così e allora non è meglio rinunciare a una pur
ambita carriera dirigenziale in nome della propria integrità?
Si dimetta dall'AIBA caro Presidente, è un gesto forte che Lei deve
non solo ai nostri ragazzi ma a tutti quei ragazzi di tante nazioni,
che a Londra hanno visto vanificare sforzi, sudore e sacrifici
personali loro e dei loro allenatori, delle loro famiglie, Vada via,
sbatta la porta, si ribelli a chi Le ha fatto questo dopo averLa
nominata responsabile tecnico e con questo gesto ci ridia la
possibilità di credere che non si deve accettare tutto sempre porgendo
evangelicamente l'altra guancia.
Suo.
Vittorio Parisi



