La Spagna cala il tris. La squadra di Del Bosque dopo il successo di Euro 2008 e la vittoria nei Mondiali del SudAfrica trionfa anche in Polonia e Ucraina. Nella finale di Kiev, come ormai è noto, l’Italia è stata sconfitta 4 a 0!
Xavi nella conferenza stampa della vigilia, con sguardo serio, quasi torvo, ha detto: ‘Prandelli è stato bravo a cambiare la mentalità, l’Italia non fa più il catenaccio.’. Verissimo, anche se il catenaccio la nostra nazionale non lo pratica almeno da quarantina d’anni. Proprio il bel gioco ha fatto appassionare gli italiani a questa Nazionale senza stelle, senza il numero dieci e con un allenatore gentiluomo.
Xavi, che ha giocato più di settecento partite con il Barcellona, aveva lo sguardo serio, perché sapeva che insieme a quella risposta era già compreso il risultato della finale. Perché loro non potevano perdere, a Kiev, contro una squadra che cerca di giocare come la Spagna, ma non ha né la stessa esperienza, né la stessa qualità, né la stessa abitudine al successo.
La sconfitta è stata pesantissima. Mai una finale di un Mondiale o di un Europeo era finita con quattro gol di scarto. Prandelli, che ha grandissimi meriti, ha confermato tutti i titolari ed ha sbagliato, facile dirlo adesso, ma è così. Molti giocatori erano stanchi, alcuni era infortunati, come Chiellini, che si è fatto beffare da Fabregas, il finto centravanti di Del Bosque, che ha servito l’assist a Silva per l’uno a zero. Pirlo, il migliore giocatore dell’Europeo, ha avuto di fronte un paio di cagnacci. Marchisio era spento, Cassano non ha trovato gli spazi, che gentilmente gli erano stati concessi dai tedeschi. Per recuperare c’era bisogno di una magia di Balotelli. Ma, SuperMario non è riuscito ad incidere, perché davanti aveva i due centrali più forti Piqué e Ramos. Se l’Italia avesse fatto il catenaccio, come l’Inghilterra o come la Grecia, il secondo gol non lo avrebbe preso. Jordi Alba si è inserito benissimo ed ha scelto il momento migliore per realizzare il primo gol con la maglia della sua nazionale.
Prandelli nell’intervallo toglie Cassano e mette Di Natale. Scelta condivisibile. Gli azzurri ci provano, ma non cambia nulla. Poi entra Thiago Motta. Probabilmente nessuno dei venticinque milioni d’italiani davanti alla televisione ha condiviso quella scelta. L’italo-brasiliano dopo appena cinque minuti si fa male e lascia i compagni in dieci. Partita finita. L’Europeo è della Spagna. La squadra di Del Bosque controlla. Ma, quando entra Torres la voglia di segnare aumenta. Così nel finale, contro un avversario ai minimi termini, hanno segnato prima Torres e poi Mata. Le lacrime di Bonucci, inconsolabile, di Pirlo e di Balotelli hanno fatto da contraltare alla festa spagnola, tutto sommato tranquilla, perché ormai loro sono abituati ai successi.
L’Italia ha disputato un ottimo europeo, la netta sconfitta in finale ridimensiona allenatore e giocatori, ma non può cancellare quanto di buono hanno fatto vedere gli azzurri in tutto il corso del torneo. Prandelli è promosso a pieni voti, anche se in finale poteva fare meno errori, ma con il materiale a disposizione fare meglio del secondo posto era impossibile.



