Tattica sbagliata del pugile cubano

Il bielorusso Kiryl Relikh, 28 anni, ha conquistato a San Antonio, Texas, il titolo di sigla WBA dei superleggeri battendo in rivincita il 31enne cubano Rances Barthelemy che tentava di arrivare a collezionare il terzo titolo di sigla in altrettante categorie, cosa mai riuscita a nessun pugile del suo Paese. Una rivincita che soddisfa pienamente Relikh che aveva perso il primo match con un verdetto che aveva fatto discutere non poco. Questa volta nessun problema, tutto è andato per il verso giusto dai cartellini dei giudici che erano per il bielorusso con i punteggi di 117-110 e 118-109 due volte che è lo stesso nostro punteggio.
Non riusciamo comunque a capire come un pugile alto e dalle braccia lunghe come Barthelemy, con all’angolo pure uno come Joel Casamayor, possa dimenticarsi l’uso del jab e perdere un incontro così. Relikh è uno che viene sempre avanti, preparatissimo, che mette una pressione asfissiante e continua, ma un fuoriclasse non è pur possedendo un pugno considerevole. Contro un tipo così però rinunciare al jab è suicida. Barthelemy ha forse vinto il primo round ma si è poi pure concesso di combattere a sprazzi con superficialità e presunzione mentre l’altro mostrava grande continuità. Dall’angolo cubano sono arrivate diverse “scosse” ma hanno ottenuto l’effetto di catapultare Barthelemy in una battaglia serrata iniziata nei round centrali e ovviamente vinta da Relikh, più attrezzato per un simile tipo di scontri.
Allora Barthelemy ha provato la via del colpo basso meritandosi un punto di penalizzazione che potevano diventare due se l’arbitro Pabon non l’avesse perdonato quando mancavano meno di 10 secondi alla fine. Al cubano non è rimasto altro che salvare la faccia applaudendo un rivale che si è presentato più in forma di lui e con la tattica giusta.



