
Era verso sera ,quando Umberto Basini venne a casa dei miei genitori .Umberto era il mio idolo. Nel 1924(io avevo 13 anni ) lo vidi per la prima volta combattere. Era veloce, intelligente, quel suo ritmo incessante nell'azione ispirò molti dei miei sogni di gloria sportiva. Fu grazie a lui che la boxe mi entrò nel sangue. Mi presentai alla palestra della Gil di Forli ,dove si allenavano i pugili della Forti & Liberi e una volta entrato nella squadra , non mancai ad una seduta .Nel 1929, con l'arrivo del nuovo allenatore Angelo Vaccari ,il mio impegno negli allenamenti aveva raggiunto l'apice.
Ero, però, senza lavoro. La costruzione della stazione di Forli era stata terminata ormai da mesi e il mio contributo da manovale esaurito . La mia aspirazione era di essere assunto alla Orsi & Mangelli, dove la paga era di 70 lire alla settimana, ma nonostante mio padre , bracciante agricolo, avesse una conoscenza importante come quella dell'ex-Podesta' Ercole Gaddi Pepoli, ero ancora disoccupato.
Basini entrò in cucina e disse a mio padre :- Signor Tedesco, ho trovato un ottimo ingaggio per Duilio. Alla vigilia di Natale si combatte al teatro Rossini di Lugo. Gli organizzatori del club Pugilistico Lughese offrono 30 lire d'ingaggio per un mediomassimo e Duilio pesa 81 k. Con una bella sudata entra nei limiti di peso. Inoltre l'allenatore Giolitto ha promesso premi in natura ai migliori pugili-
Mia madre non era troppo soddisfatta della mia carriera da pugilatore .
Mio padre, invece, era il mio primo tifoso. Ricordo che mi chiamo' subito e disse. - Duilio viene a ringraziare il sig Basini. Per andare a Lugo ti prestero' la mia bicicletta-
Ero felice. Un buon gruzzolo da intascare ,un viaggio sulla bicicletta di mio padre che avevo cavalcato solo in occasione della Befana fascista, un po´ di quel sapore di avventura che io e i miei coetanei non ci stancavamo mai di sognare, era a portata di mano. Probabilmente avrei conosciuto a Lugo il secondo dei miei idoli: il Giuseppe Amadei. Un compendio di tecnica pugilistica e coraggio.
Un pugile che avevo spiato in allenamento per tre interi giorni, nella palestra di Forlì. Era venuto per allenarsi e io, per un intimo atto di venerazione, in quei giorni non mi ero allenato . Ero rimasto quasi nascosto dietro una delle colonne della palestra ad ammirarlo.
Muscoli, velocità, plasticità dei movimenti..quante volte desiderai poi di imitarlo..La mattina di quel 24 Dicembre 1929, una fredda sorpresa:la neve. Una fitto sipario bianco stava ovattando tutto. Lugo mi apparve come una meta ineluttabile, lontana, irraggiungibile: Fu mia madre a risolvere il primo, più urgente dei problemi.
Al centro di un largo pezzo di tela cerata militare, pratico' un foro.Mi confeziono' una sorta di mantella impermeabile, poi un berretto dello stesso materiale e con guanti di lana, galosce e due sciarpe attorno alla gola partii nella tarda mattinata . A Villafranca, il primo problema . All'uscita di una curva lunghissima, un autocarro slitto' e per non essere investito mi gettai nel fosso. Nei pressi di Russi fui costretto a proseguire a piedi per chilometri, tanto la strada era impraticabile. Verso metà pomeriggio anche la fame fece capolino e a lungo meditai se era meglio digiunare o fermarmi in un casolare a chiedere pane e formaggio. Fui fortunato a trovare ancora a tavola una famiglia di contadini che mi ospitò con incredibile cortesia e mi servì due piatti di polenta fumante.
Cinque minuti per mangiare e raccontare davanti al camino a due bimbi con le bocche spalancate le mie avventure da pugile,poi di nuovo in sella a spingere sui pedali .
Giunsi a Lugo alle otto e venti di sera. .L'allenatore lughese, Carena, era infuriato per il mio ritardo. Il match era fissato contro un certo Tosa ,di Modena, alle venti e trenta .Mi spogliai in fretta e salii sul ring ancora con le scarpe slacciate. Mentre attendevo che il mio secondo d'angolo, un maestro della società organizzatrice, mi infilasse i guantoni, mi resi conto che non avrei resistito neanche una ripresa. Avevo le gambe a pezzi e un forte male alle spalle. Ma il gong suono' impietoso.
Mi accorsi che però il mio rivale tendeva ad abbassare in sinistro quando portava il gancio. Scommisi allora tutto sul mio destro e mi ando' bene. Dopo neanche un minuto del primo round, al suo più evidente, meccanico errore di impostazione della"guardia" scagliai il diretto e lo centrai duramente al mento. Tosa si bloccò per un attimo, come in una istantanea di un fotografo..poi crollò al tappeto.
Guardavo l'arbitro effettuare il conteggio senza apprensione, mi stavo già rilassando .. dentro di me sapevo che Tosa non si sarebbe rialzato in tempo. Fu il ko piu' spettacolare della serata. E dopo otto ore e venti di viaggio ,gli applausi li meritavo davvero.
Incassai le trenta lire di ingaggio e come premio per il ko piu' bello, un salame di Modena lungo ben più di un metro .Ero raggiante.
Fuori la nevicata stava rallentando e mentre mi apprestavo a partire, un inserviente del teatro si propose gentilmente di avvolgermi il salame dentro un panno, in modo da proteggerlo dall'umidità.. Accettai con gratitudine. Ripartii per Forli con quello stano trofeo legato con un filo di spago dietro la schiena, da dove sporgeva trionfante qualche centimetro di salame..
Non ricordo quante ore notturne impiegai per tornare a casa. La strada, seppur ancora poco agevole ,non mi preoccupava ormai più di tanto. Ero allegro e orgoglioso. Pregustavo già il Natale con al centro del tavolo il frutto del mio ko. Ma l'avventura non era ancora finita. Il giorno di Natale ,dopo aver gustato i cappelletti in brodo ,mio padre apri' il pacco ..Del salame non era rimasto, però, che pochi centimetri , un pezzo in cima ed uno in fondo- il resto era stato abilmente sostituito al centro da un nodoso scuro bastone di legno...
Mia madre battezzò giustamente quel Natale non come il trionfo di un pugile vincitore ,ma quello di un "salame di pugile "
Racconto tratto da : ERA LA BOXE di Flavio Dell'Amore
Storie vere del 900



