
Peter Jackson, Les Darcy, Pasqualino Bernasconi, Ron Lyle
I brevi ritratti che seguono sono tratti dall'ultimo capitolo del libro "I re senza corona" di Vittorio Parisi. Ed. Bradipolibri

Peter Jackson (1861-1901) era un peso massimo nero delle Isole Vergini Americane che combattè nel periodo a cavallo fra il pugilato a mani nude e quello con i guantoni. Fisicamente e, per l'epoca, tecnicamente dotatissimo, Jackson visse in un'epoca in cui non era nemmeno pensabile che un esponente della sua razza potesse diventare campione del mondo ma sono in molti a sostenere che avrebbe battuto il mitico John Sullivan, il bianco che fu il primo a difendere, e perdere, il titolo più ambito della boxe utilizzando i guantoni. Fu proprio il successore di Sullivan, James Corbett, a riconoscere il genio di Jackson dopo una lunghissima esibizione con lui. Sullivan non avrebbe mai difeso il titolo contro un nero, e lo dichiarava, Corbett forse l'avrebbe fatto ma i tempi non erano maturi. Jackson fu molto sfortunato perché contrasse la tubercolosi assistendo la figlia della donna con cui viveva e morì a 40 anni. Era già malato quando combattè con il bianco James Jeffries, futuro campione del mondo, perdendo per K.O., ma era solo alla ricerca dei soldi per il viaggio in Australia dove aveva vissuto e voleva, come avvenne, morire.
Les Darcy (1895-1917) fu un peso medio australiano particolarmente sfortunato. Dovette la sua fama alle ripetute vittorie ottenute su un gruppo di pari peso statunitensi in trasferta in Australia durante la I guerra mondiale. Coinvolto in una storia controversa che riguardava il suo arruolamento e tacciato perciò di codardia, Darcy si trasferì negli Stati Uniti in cerca del grande successo ma non riusc mai a combattervi a causa di un problema fra il suo manager Jack "Doc" Kearns e l'organizzatore Tex Rickhard con entrambi i quali il pugile aveva ingenuamente firmato un contratto. Darcy morì negli USA a solo 21 anni secondo alcuni per una infezione causata da un dente, per una polmonite secondo altri e per il cosiddetto "morbo del legionario" secondo altri ancora. Quando la sua bara fu riportata in Australia divenne un eroe nazionale. Ne avrebbe fatto volentieri a meno.
Il nostro Domenico Bernasconi (1902-1978 FOTO copertina ), chiamato affettuosamente Pasqualino dai suoi tifosi, era un peso gallo comasco di grande combattività, dal pugno abbastanza pesante e dalla grande resistenza fisica. Partecipò senza fortuna alle Olimpiadi parigine del 1924 e non era probabilmente fra i primissimi pugili di una generazione che aveva sfornato molti grandi talenti ma il suo inserimento fra i Re senza Corona è dovuto all'episodio avvenuto il 19 matzo 1933 a Milano quando sfidò il grande Al "Panama" Brown, che già lo aveva battuto 2 volte prima a Madrid poi a New York, per il titolo mondiale. Al 2° round l'arbitro annunciò la squalifica di Brown per scorrettezze ma nel parapiglia che ne conseguì il manager del campione del mondo ebbe la meglio sulla impreparazione dei dirigenti italiani. L'arbitro si rimangiò la decisione, l'incontro riprese e Bernasconi fu sconfitto ai punti.

Ron Lyle (1941-2011-nella foto contro Ali ) fu uno di quegli ottimi pesi massimi che ebbero la sfortuna di combattere fra anni 60 e anni 70 del XX secolo, nel momento di più alta concentrazione di talenti della storia della massima categoria. Grande picchiatore Lyle avrebbe potuto anche essere migliore tecnicamente se non fosse stato rinchiuso per 7 anni e mezzo in carcere per omicidio di secondo grado, e fisicamente se non fosse stato accoltellato in carcere e dichiarato morto due volte durante una lunghissima operazione. D'altra parte fu proprio in carcere che decise di diventare pugile e una volta libero inseguì con costanza questa nuova vocazione. Lyle battè molti avversari di livello e si guadagnò una sfida mondiale nel 1975 contro un Muhammad Ali che invecchiava rapidamente. Lyle stava vincendo ai punti quando all'11° round il campione del mondo spinse l'arbitro a interrompere il match mettendo Lyle in seria difficoltà. Ali dichiarò che Lyle meritasse una rivincita, ma non gliela offrì mai. Pochi mesi dopo Lyle perse in 5 riprese un match straordinario contro l'ex campione del mondo George Foreman dopo un 4° round in cui andò al tappeto ma mise due volte giù il grande rivale. La seconda volta, purtroppo per Lyle, appena prima del gong, il cui suono gli impedì di concludere una impresa che a quel punto sembrava fatta.



