
(Patrizio Oliva in occasione del recente ingresso nella Hall of Fame Italia)
di Adriano Cisternino
Sessant'anni il 28 gennaio. Ma la vita non finisce mai di regalargli nuove emozioni e soddisfazioni. Patrizio Oliva ha appena incorniciato la laurea “honoris causa” in scienze motorie conferitagli dall'università di Foggia.
“È la mia seconda laurea – precisa Patrizio – dopo quella in scienze turistiche conseguita l'anno scorso all'Università di Caserta col massimo dei voti. Ma questa è più prestigiosa – sottolinea – perché riflette tutto il mio passato sportivo e l'impegno sociale con i giovani. Questa laurea sintetizza le esperienze di una vita nello sport. La pratica, insomma, ce l'ho tutta, mi mancava l'ufficialità. Eccola”.
Il nuovo dottorato si aggiunge alle numerose esperienze che lo hanno accompagnato fin qui: “Non è mai tardi per realizzare i propri sogni. È questo che insegno, al di là di ogni consiglio tecnico, agli allievi della mia palestra di Soccavo, dove vado tutte le sere e dove accogliamo tanti ragazzi di famiglie che non possono permettersi l'iscrizione. Lo sport educa ai veri valori della vita ed io, nato in un quartiere periferico di Napoli, ne sono una testimonianza vivente. Se avviciniamo i bambini allo sport forse non tutti diventeranno dei campioni, ma sicuramente saranno cittadini migliori”.
Sessant'anni e una ricchissima carriera sul ring. Oro olimpico a Mosca 1980 da dilettante, titolo mondiale da professionista nei superleggeri. Solo quattro pugili italiani sono riusciti in questa accoppiata: con Oliva sono nella storia Nino Benvenuti, Maurizio Stecca e Giovanni Parisi, un poker d'assi che pochi mesi ha ha inaugurato a Castrocaro la “Hall of Fame” della boxe italiana, un'iniziativa di Boxeringweb. Da ricordare però che il record di Oliva annovera anche il titolo europeo dei welters: vittoria ai punti contro l'inglese Kirkland Lang, tignoso perticone inglese che aveva battuto fra gli altri un certo Roberto Duran.
Dopo aver consegnato agli archivi un record di 93 vittorie su 96 incontri a torso nudo, Pat è rimasto all'angolo: allenatore Aiba, due olimpiadi con gli azzurri, poi una rottura ancora insanata con la Federazione; troppo ingombrante forse la sua figura con quel ricco passato.
Sul ring e dintorni anche allenatore, arbitro, organizzatore, e poi per hobby (ma non tanto) cantante, calciatore, attore, scrittore, imprenditore. Il teatro l'ultima passione: “Patrizio versus Oliva” è una pièce costruita su misura per lui e tratta dalla sua autobiografia “Sparviero”, libro scritto con il nipote Fabio Rocco Oliva. È andata in scena con successo nell'ambito del Napoli Teatro Festival: “L'esperienza teatrale mi affascina. Questo è il secondo lavoro che interpreto, le critiche sono state molto positive. Sarà riproposto al Mann a marzo prossimo, in aprile a San Severo (Foggia) e poi ad ottobre con la nuova stagione teatrale”.
Oro olimpico e mondiale professionistico quando in Italia ancora la boxe seguiva percorsi tradizionali e riempiva i palasport (per non parlare di quando riempiva gli stadi!..): “Due traguardi diversi quanto importanti in egual misura. L'oro olimpico è il primo sogno di chi mette piede in palestra. In dieci giorni o giù di lì devi battere i migliori del mondo. Personalmente, a Mosca, il successo fu doppio per quella finale contro Konekbaev: avevo contro tutta l'Unione Sovietiva. Quanto al mondiale con Sacco, anche lì avevo contro non solo Sacco, ma tanti critici che non credevano in me, dubitavano delle mie capacità di soffrire. Dicevano che potevo vincere solo finché mi assisteva la tecnica. Ebbene, a Montecarlo quella sera dimostrai di saper fare all'occorrenza anche il guerriero: vinsi una battaglia feroce di tecnica, resistenza, sofferenza e lucidità. E allora i mondiali erano di 15 round”. Sessant'anni, spesi in gran parte sul ring e dintorni, ma non solo: un bilancio? “Non amo guardare indietro se non per correggere eventuali errori e migliorarmi per il futuro. Sono però soddisfatto innanzitutto per la bella famiglia creata con Nilia, per le mie tre splendide figlie, a cominciare da Alessandra, la prima, avviata nella carriera diplomatica. È in partenza per il Ghana come vice nell'ambasciata italiana.”
Oggi il ring in Italia piange: rari e occasionali i campioni titolati, palasport semivuoti, la tivù snobba il ring. Perché? “Abbiamo solo un titolo europeo, Rigoldi. La Federazione pensa ai dilettanti, ma i palasport li riempiono i professionisti. Da quando manca un oro olimpico o un mondiale professionisti? Troppe cose non vanno. Da anni ci sono in Italia strutture militari splendide e funziona. Eppure c'è un centro tecnico ad Assisi inutilmente aperto, a chi interessa tenerlo aperto?”



