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Così Chiara Gregoris ha “conquistato” Londra

Semplice, umile, cinquantun chili, pugilessa quasi… per caso due anni fa quand’era già trrentenne, la bolognese (originaria di San Vito al Tagliamento) ha vinto la medaglia d’oro al “Haringey Box Cup” di Londra. La settimana scorsa. E sei mesi fa era arrivata in finale al “Women’s Interbox Cup” di Manchester
Di Maurizio Roveri
Lei si chiama Chiara. Chiara Gregoris. Pesa poco più di cinquanta chili. Sembra esile. Sembra… 
Ma fatela salire su un ring e si trasforma in guerriera. Dolce e sorridente fuori dalle sedici corde, ma con gli occhi della tigre là dentro. E va a vincere un torneo internazionale, addirittura a Londra.
Rappresentava la boxe italiana al “Haringey Box Cup”, fantastica “tre giorni” di spettacolo pugilistico, un evento creato nel 2008 e talmente cresciuto nel corso di un decennio da essere diventato il più ampio torneo dilettantistico d’Europa, capace di attirare 500 pugili - maschi e femmine - da oggi angolo del Regno Unito e da diverse parti d’Europa.
Cinque ring. Negli spazi dell’Alexandra Palace. E si combatte in continuazione. E’ una suggestiva esperienza per i pugili. Per confrontarsi. Per mettersi alla prova. Per migliorarsi. Per crescere. Serve anche come trampolino di lancio. Lo è stato di sicuro per Anthony Joshua: sì, proprio lui, il personaggio più popolare oggi nel mondo della boxe, ex detentore (per il momento) di quattro titoli mondiali dei massimi: quand’era giovane dilettante - “prospetto” molto interessante ma bisognoso di fare esperienza - Joshua partecipò due volte all’Haringey Box Cup. Vincendo in entrambe le occasioni. “L’Haringey Box Cup è così importante per il tuo sviluppo come dilettante. Ho avuto la fortuna di vincere due volte e mi ha dato l’assaggio di come sono i grandi tornei internazionali, devi fare il peso ogni giorno, devi boxare fino a tre volte nello spazio di tre giorni, spesso contro una varietà di stili e a una grande folla. E’ una manifestazione che ti abitua ai tipi di competizione che vivrai in una fase successiva della tua carriera”. Così raccontava Anthony Joshua.
Gregoris Chiara a Londra
Non soltanto il grande peso massimo nativo di Watford. Sul ring dell’Haringey Box Cup è salita anche “La Divina” Katie Taylor, nel 2010. Due anni più tardi, sia Joshua sia la irlandese Taylor vinsero la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici, nella magnifica edizione di Londra.
Tra i personaggi che hanno boxato, da emergenti, in questa competizione amateur londinese c’è stato anche Chris Eubanks Jr., l’attuale detentore del titolo IBO dei Supermedi. Inglese, nativo di Hove nel Sussex e residente a Brighton, è il figlio del mitico Chris Eubank (13 volte vincitore con il titolo WBO dei Supermedi in palio, e prim’ancora quattro volte Mondiale dei medi, sempre per la World Boxing Organisation. Il tutto dal 1990 al 1994…).
Torniamo all’oggi e a Chiara Gregoris. La quale, molto più umilmente e semplicemente, ha partecipato all’Haringey per passione, per curiosità, per il gusto della sfida. Spinta dall’amore per la boxe. Certamente, anche Chiara nel suo “piccolo” ha delle ambizioni. Lontane, lontanissime da quelle che avevano Katie Taylor o Anthony Joshua. Eppure anche gli umili hanno sogni e desideri, e forse sono i più spontanei.
Erano in cinquecento, circa, i partecipanti (tra maschi e. femmine) all’Haringey Box Cup 2019. Una settimana fa. Nella suggestiva location di un edificio fra i più iconici della capitale del Regno Unito: The Alexandra Palace.
Ebbene, Chiara ha vinto. Ed è stato l’unico successo italiano dell’intero torneo.
Ha combattuto nella categoria di peso dei 51 chili. Nella classe B.
Sì, perchè un torneone di questo tipo, così pieno di partecipanti, è suddiviso in tre classi. Una suddivisione sulla base dell’esperienza. La classe A con la partecipazioni dei pugili che hanno più match e, conseguentemente, sono più esperti; la classe B fino ad un massimo di 15 match in carriera (e Chiara Gregoris, arrivata a Londra con 15 combattimenti alle spalle, ha partecipato appunto nella classe B). Poi la classe dei principianti.
Nel primo incontro la Gregoris ha sconfitto in maniera netta Farah Choudrey (della Cranford Amateur Boxing Club) che partiva da favorita, ma che non è riuscita a reggere l’intensità dell’italiana. Un evidente 5-0. In finale, Chiara ha affrontato Nycole Hayes (Togher Boxing Club) in un match che Giuni Ligabue - allenatore della Gregoris - definisce “bellissimo, perchè erano di fronte due ragazze dalla boxe tecnica. La Hayes, pur essendo irlandese, non è attaccante. Predilige boxare di rimessa, è un’attenta attendista. Dovevamo dunque fare attenzione alla sua strategia, incrociava bene i colpi, andava d’incontro. Bella impostazione. Dunque, si annunciava un match dove l’interpretazione tattica e mentale sarebbe stata determinante. Ebbene, Chiara non ha sbagliato niente. Ha fatto bene tutto quello che doveva fare. E così anche in finale ha vinto con il punteggio di 5 a 0. In virtù è del suo ritmo superiore, dell’intensità, della scelta di tempo e di un efficace uso dei diretti”.
Abbiamo ricevuto i complimenti da parte del team irlandese - prosegue Giuni Ligabue - sono stati molto carini e noi ci siamo complimentati con loro, è nata così l’idea di un gemellaggio e di progettare degli scambi, delle serie di incontri tra la loro società, la Togher Boxing Club della città di Cork, e la nostra, la Associazione Sport iva Hic Sunt Leones della palestra TPO di Bologna”.
Chiara Gregoris in Inghilterra s’era già fatta apprezzare alcuni mesi fa. A dicembre. Quando, in accordo con Giuni Ligabue che è il suo allenatore e anche il suo compagno nella vita, andò a Manchester per verificare il suo livello nel “Women’s Interbox Cup”. Un tournament sullo stile dell’Haringey Box londinese. Unica differenza: quello di Manchester è aperto soltanto alle donne. Chiara raggiunse la finale. Era la primissima esperienza internazionale per la bolognese della palestra TPO. Perse di strettissima misura. Si meritò gli applausi. Già fu un bel risultato la medaglia d’argento.
Gregoris con cintura CANC
Chiara Gregoria raggiante mostra la medaglia d’oro vinta a Londra. Al suo fianco l’allenatore Giuni Ligabue e il preparatore atletico Zuffranieri.
Sei mesi dopo, è arrivato il Torneo di Londra. E la medaglia d’oro. 
Il ritmo, le braccia lunghe, i colpi dritti abbastanza rapidi e precisi, dunque incisivi seppure non potenti. Ecco l’espressione migliore della Gregoris. Che possiede anche una notevole resistenza. “Il lavoro che Chiara ha fatto con il preparatore atletico Matteo Zuffranieri per il torneo di Londra è stato estremamente importante”, sottolinea Giuni Ligabue.
Va aggiunta, tra i pregi, tra i meriti, una grande applicazione. Senza la quale non sarebbe diventata una decorosa interprete del ring cominciando a frequentare la palestra appena tre anni fa.
Ha 32 anni, ma pugilisticamente è… giovanissima. Il primissimo incontro lo ha sostenuto sedici mesi fa, il 17 febbraio 2018. Adesso ha già all’attivo 17 match. Quattordici le vittorie (fra le quali quelle ottenute a Roccaforte Mondovì nel Torneo Nazionale “A.Mura”), 2 sconfitte (1 nella semifinale dei Campionati italiani Assoluti dell’anno scorso e 1 nella finale del Torneo di Manchester), e 1 pari.
Apprezzabile. Decisamente lodevole. Considerando che va in palestra da pochi anni. Inizialmente per sfogarsi, poi s’è innamorata della boxe e ha deciso di iniziare a lavorare in maniera più specifica.
Non era più giovanissima - sportivamente parlando - quando cominciò ad allenarsi per provare a diventare una pugilessa. Una sfida con se stessa. Una sfida vinta. “Il carattere di Chiara è tosto. Non si tira indietro. Lei è intraprendente, determinata, ha costanza e una forte applicazione”. Giuni Ligabue, suo allenatore e suo compagno, la conosce bene. Ed è stato lui che, vedendo quanto grande era l’applicazione che Chiara metteva nel lavoro in palestra, che le regalò… di nascosto il libretto per l’eventuale tesseramento alla Federazione. Fu in occasione del compleanno di Chiara, due anni fa. Così, dopo tutte le necessarie visite mediche, avvenne il tesseramento alla FPI. Da trentenne.
C’è molto, in Chiara Gregoris, delle sue origini.
Carattere friulano. Carattere fiero. Generoso. Solitamente il friuliano è un duro dal cuore buono. Lei vive a Bologna da quattordici anni, però è nativa di San Vito al Tagliamento. 
Non solo pugilato. Giuni e Chiara, insieme, hanno anche scritto due libri. Prendendo spunto e appunti da un loro viaggio a Cuba. 
E se un giorno vi torneremo - annuncia Giuni Ligabue - vorremmo raccogliere in particolare materiale utile per scrivere un libro sulla boxe cubana”.

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