
Paradossi a Milano
Se c'è qualcosa che non fa bene al rilancio della boxe in Italia sono verdetti come quelli di ieri sera a Milano. Ci può essere la migliore organizzazione, la migliore offerta televisiva, un buon pubblico nonostante lo sciopero dei mezzi pubblici (a Milano comunque assai meno pesante che altrove), anche il consenso dei tifosi presenti ma vale poco o nulla contro il dissenso di chi la boxe sa cosa è o delle centinaia di migliaia di persone che hanno visto gli incontri alla televisine. Poi è chiaro che tifosi, organizzatori e manager sono le persone meno indicate a dire chi ha vinto altrimenti si potrebbe fare a meno dei giudici, il guaio grosso è quando il problema è costituito dai giudici stessi.
Domenico Valentino meriterebbe oggi di essere campione d'Europa dei leggeri. Ha 35 anni e probabilmente una occasione così non gli ricapiterà. Il paradosso è che si tratta di un pugile italiano che in Italia ha combattuto fuori casa, contro un pugile che di italiano ha solo le origini e il nome, ma è belga. Solo un incompetente non può avere visto che per metà match abbondante gli è bastato, si fa per dire, fare un mezzo passo indietro e rientrare col diretto destro per mandare completamente fuori tempo Francesco Patera, alle prese con un rebus molto diverso da quello più semplice propostogli da Hyland nel giugno scorso. Poi Patera naturalmente ha trovato qualche contromisura, Valentino non ha più avuto la stessa continuità ma il match è diventato solo più equilibrato. Si dirà che Valentino è andato al tappeto nell'ultimo round, tra l'altro per avere voluto rischiare troppo, ma il 10-8 del round finale non è stato certo decisivo per il risultato che nella mente dei giudici era già a quel punto, e forse molto prima, scontato. I punteggi di 117-110 e 117-111 sono una vera vergogna.
E che dire di cosa racconteranno in Galles della vittoria di Maxim Prodan sul "povero" Tony Dixon. Prodan è un ragazzo serio e uno che si impegna da vero professionista ma ha mangiato jab tutta la sera. Pur non essendo italiano è uno che vive e lavora da noi, quindi uno di noi come abbiamo già scritto a caldo. Basta questo?
Rimane la buona prova di Scardina contro un Achergui che è stato non certo tenero.
Tempo fa ha avuto successo un film che si chiamava Cortesie per gli ospiti, tratto da un romanzo di Ian Mc Ewan ambientato a Venezia. Nel nostro forum lo parafrasammo tempo fa in "Scortesie per gli ospiti" per segnalare i verdetti scandalosi ai danni di chi combatte fuori casa. Il paradosso è anche che ieri sera Valentino fosse, nella città che lo ha visto vincere il mondiale AIBA nel 2009, solo un ospite.



