
A Carson spietato il campione messicano
Jason Sosa ha fatto una scommessa e l'ha persa. Capita. Il portoricano salendo sul ring contro un picchiatore come il messicano Miguel Berchelt sapeva benissimo di rischiare la sconfitta prima del limite ma non ha voluto snaturare il suo pugilato per resistere il più possibile prima dell'inevitabile risultato. Ha scelto invece di giocarsela attaccandolo come è solito fare. Gli è andata male. Sosa ha 31 anni, Berchelt 27, ma non è la differenza di età a fare la differenza in casi come questo, ma la differenza di potenza. Berchelt è uno dei più terribili picchiatori che ci siano in circolazione, detiene il titolo di sigla WBC dei pesi superpiuma e si è più volte parlato di opporlo a Vasyl Lomachenko. Un match che finora non si è fatto e che probabilmente Berchelt perderebbe perché il maestro ucraino è un'altra cosa e il messicano prende comunque troppi colpi e lo abbiamo sempre detto.
Sosa si è secondo noi aggiudicato il primo round aggredendo un avversario che sa combattere comunque benissimo da incontrista ma che aveva bisogno di un po' di spazio. Questo spazio lo ha trovato nel 2° round quando un gancio sinistro al mento ha trovato Sosa sbilanciato da una precedente serie e lo ha messo al tappeto. Il portoricano si è rialzato deciso a vendere cara la pelle ed è ripartito all'attacco. Berchelt ha però iniziato a scaricare terrificanti bordate al corpo, qualcuna anche sotto la cintura. Sosa ha incassato tutto e replicato come poteva arrivando in fondo al round.
Nel terzo round Berchelt è stato meno preciso e spietato ma nel quarto è ripartito con spaventose serie sotto e sopra. Sosa è tornato giù, si è rialzato proprio una frazione di secondo prima dell'out e ha assicurato l'arbitro Jack Reiss di voler continuare. Ma Berchelt ha ripreso l'opera di demolizione ed è intervenuto l'angolo di Sosa a dire giustamente basta.
A volte il coraggio è meglio non averlo.



