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Smith domina Hart ad Atlantic City

 

 

Joe Smith Mikey

Joe Smith dopo il match

Cartellino scandaloso di un giudice

 
Credeteci. Se a un giudice come tal James Kinney verrà ancora consentito di avere un cartellino ufficiale in mano la boxe ha buone possibilità di scomparire per sempre dopo migliaia di anni. Come questo signore possa avere visto vincente Jesse Hart col punteggio di 95-94 ad Atlantic City contro Joe Smith Jr è al di là di ogni possibile comprensione, tutt'al più riesce in qualche modo a spiegare come ai loro tempi gente come Frankie Carbo e Blinky Palermo abbia potuto dettare legge. Per fortuna due altri giudici hanno visto il giusto match e con i loro 97-92 e 98-91, persino troppo generosi per lo sconfitto (noi avevamo 99-90), hanno dato a Cesare quel che è di Cesare, o meglio a Smith ciò che è di Smith. Scriviamoli i nomi di questi due giudici onesti: Henry Eugene Grant e Joseph Pasquale. E alla luce di quanto redatto dal signor Kinney capiamo perché l'allenatore di Smith, Gerald Capobianco, volesse a tutti i costi che il suo pugile togliesse ogni valore ai cartellini con una vittoria prima del limite. Il 30enne muratore di Long Island, l'uomo che pose fine alla carriera di un mostro sacro come Bernard Hopkins, non ci è riuscito ma con questa vittoria torna nella mischia dei migliori pesi mediomassimi del mondo mentre ne esce Hart la cui salita dai supermedi è stata molto criticata.

Smith ha combattuto molto poco negli ultimi tempi, dal 2017 questo era solo il quarto incontro. Il newyorkese aveva perduto contro Sullivan Barrera e Dmitry Bivol a fronte di una sola vittoria sul modesto Melvin Russell. Ma aveva ben chiaro cosa dovesse fare, non lasciare un attimo di respiro all'avversario, pressarlo di continuo, togliergli spazio e scaricare il destro che tante soddisfazioni gli ha dato. Anche il suo coetaneo Hart, figlio e allievo di Cyclone Hart che è stato un grande peso medio degli anni 70,  uno dei pochi che possa dire di aver costretto Bennie Briscoe al pareggio e di aver fatto soffrire Marvin Hagler (altri tempi...), sapeva cosa fare. Ma non l'ha fatto. Il suo compito era muoversi lateralmente, evitare di essere portato alle corde, usare il jab in continuazione meglio se doppiato. Vi è riuscito con successo solo nel 3° round, per il resto ha avuto successo soprattutto nel legare anche oltre ogni livello di accettabilità.

Smith ha vinto con due soli colpi portati da un pugno solo, il gancio e il montante corto, entrambi destri. Non c'è stato un minuto in cui si potesse pensare a un risultato diverso, soprattutto dopo il 3° round e al 7° Smith, dopo aver aggiunto  un buon lavoro al corpo, ha costretto con un gancio destro Hart a mettere un ginocchio a terra, brevemente ma quanto bastava per imporre il conteggio, e c'è da dire che probabilmente il gong ha quasi subito dopo salvato il pugile di Filadelfia. Da quel momento c'era solo da deccidere, tranne che per il signor Kinney, se Hart sarebbe potuto arrivare in piedi alla fine, frastornato anche da un angolo dove urlavano tutti, compresa la moglie manager che le guardie del corpo trattenevano a stento. Come se non bastasse Hart usciva ferito al 9° round da uno scontro di teste. Ora Hart dovrà cercare di capire cosa fare di se stesso ed eventualmente a quale peso farlo.

 

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