L’Evento in programma il 20 marzo al “Grana Padano Theatre”, con l’avvincente serata dei Due Tricolori, ci porta a raccontare la storia del pugilato nella città virgiliana. A cominciare dalle vibranti battaglie del pupillo di Boninsegna contro Pira fino al successo di Cagliari contro Aresti e alla difesa contro Costa. L’unico titolo italiano Pro della boxe mantovana.
Di Maurizio Roveri
E dunque si farà a Mantova la serata dei “due titoli italiani”. Il tricolore dei superleggeri Kaba-Randazzo e il tricolore dei welter Loriga-Socci. Cambia la sede. In un primo tempo l’Organizzazione Boxe Loreni aveva indicato Bologna (è possibile, comunque, che la città delle Due Torri e il suo Madison di Piazza Azzarita vengano coinvolti successivamente…) ma poi ha indirizzato la scelta definitiva verso Mantova. “Per ragioni logistiche e anche economiche”, spiega Mario Loreni. Resta invariata la data. La sera del 20 marzo. In una location suggestiva come il “Grana Padano Theatre” (ex-PalaBAM).

E sarà un Evento. Un evento per la splendida città virgiliana dall’inconfondibile skyline che si specchia nel Mincio. La città di Palazzo Te e del Teatro Bibiena, delle eleganti Piazza Sordello e Piazza Broletto, del Castello di San Giorgio e del Palazzo Ducale, della Casa del Mercante e della Casa del Rigoletto.
Due titoli italiani Professionistici in programma nella stessa riunione. Non era mai avvenuto a Mantova. Qui lo sport del pugilato - lodevolmente attivo in questi Anni Duemila (24 riunioni con pugili Pro, dal 2004 al 2019) - non vanta però una storia prestigiosa.
In verità il fuoco della passione brucia da un secolo. Già nel 1920 e 1921 arrivarono pugili professionisti da fuori, a mostrare ai mantovani la Noble Art. Arturo Giussani era un peso welter milanese. Si presentò nella città virgiliana il 19 maggio 1920 e vinse per kot. Poi, il 18 settembre 1921 a dare un saggio della sua arte fu Enea Marzorati, altro pugile milanese, un peso gallo dall’ottima carriera che fra il 1918 e il 1926 vinse quattro match con un titolo tricolore in palio (due combattendo da piuma e altrettanti da peso mosca). Qui, nel territorio d’una Leggenda come il pilota Tazio Nuvolari, il celeberrimo “mantovano volante”, qui dove dal 1883 esistono i Canottieri del Mincio, la boxe non ne ha avuti tanti di “eroi popolari”. Ma quei pochi grandi personaggi mantovani, di epoche diverse, hanno lasciato il segno. Nel cuore della gente.
IL MITICO “LASO” - Personaggi di ieri e di oggi. Cominciando, in ordine cronologico, dalll’indimenticabile Attilio Lasagna. Il mitico “Laso”, che non c’è più dal 2008 e che la città è fiera di ricordare ogni anno dedicandogli a luglio una gradevole serata pugilistica, nella suggestiva cornice di piazza Broletto. Il ring, i pugili.Al centro della piazza. E lo sguardo che spazia andandosi a posare sulla fontana dei delfini, l’arco dell’Arengario, la Torre Comunale, il duecentesco Palazzo del Broletto e la statua che rappresenta il sommo poeta mantovano Virgilio. E in cielo la luna, nella sua fase di luna nuova. Le notti della boxe in piazza Broletto creano atmosfere che profumano di magìa. Attilio Lasagna è stato un fortissimo pugile dilettante. Era l’orgoglio della città. Campione d’Italia dei pesi leggeri negli Anni Quaranta, azzurro, medaglia di bronzo con la Nazionale agli Europei del 1947. Una carriera dilettantistica straordinaria, contrassegnata da 160 incontri disputati e… soltanto 14 sconfitte! Quando chiuse l’attività agonistica, si dedicò all’insegnamento. Per anni e anni. Con travolgente passione. Era l’anima della boxe mantovana. Un altro valoroso pugile dilettante è stato Azelio Mondini, che da giovane alternava l’attività remiera con quella del pugilato. Andava forte sul ring, un “prima serie” che si faceva apprezzare ovunque combattesse, fece circa un centinaio di match. Però… alla lunga l’emozione che da atleta gli regalava il canottaggio, con quel “quattro con” che lo entusiasmava, prevalse. E scelse l’attività remiera. Quando diventò allenatore, portò la Canottieri Mincio di Mantova a conquistare 135 titoli italiani e 6 Coppe CONI. Sotto la sua guida, una trentina di canottieri mantovani indossò la maglia azzurra.

DI PADOVA, L’UNICO TRICOLORE - Il secondo grande personaggio del pugilato, nella città virgiliana, porta il nome di Giuseppe Di Padova. L’unico pugile Professionista mantovano ad essere diventato campione d’Italia. Nel dicembre 1981. “Gepe”, un idolo. Con le sue battaglie, le sue vittorie, ha letteralmente infiammato i mantovani. Anche se non era nato a Mantova. Ma lui a questa città ha dato il cuore. L’ha amata. E la ama profondamente. Arrivava dalla Puglia. Era un ragazzino, aveva 8 anni quando la sua famiglia si trasferì nel nord. E quando - sedicenne - vide per la prima volta una riunione di pugilato, a Roncoferraro paesone del mantovano confinante con Bagnolo S.Vito, lì scattò la scintilla. Si accese nel giovane Di Padova il gusto della sfida, della curiosità, dell’avventura. Quello sport lo emozionava. Gli era entrato nel cuore. A quel richiamo non poteva dire di no. Giuseppe cominciò a frequentare la palestra. Il maestro Attilio Lasagna se ne prese cura. Era lui ad allenarlo. Ad insegnargli la tecnica. E a esaltarne quel temperamento naturale che il ragazzo possedeva. Era perfetto per fare pugilato. Giuseppe Di Padova, sostenuto dalla passione dei mantovani e dal “patrocinio” di in tifoso speciale come il celeberrimo Roberto Boninsegna (il grande Bonimba, mantovano, goleador di Inter, Juventus, Cagliari e della Nazionale, vicecampione del mondo nel 1970), ebbe l’opportunità di disputare 9 combattimenti sul ring della sua città nello spazio di appena due anni. Potendo così compiere un’attività continua, costante, fino a raggiungere l’obiettivo di battersi per il titolo italiano dei pesi welter. E’ stato pugile valoroso, Di Padova. Decisamente valoroso. Ma… nei suoi primi assalti al tricolore dei welter ebbe la sfortuna di trovare sulla sua strada il riminese Pierangelo Pira, detto “Massimo”, un fighter mancino dai colpi terribili. Un duro. Non particolarmente tecnico, ma quando metteva le mani… erano dolori per gli avversari. Elio Ghelfi, il grande maestro che faceva crescere talenti e campioni nella palestra della Libertas Rimini, lo portò al top della maturità in due aspre, vibranti, spettacolari, estenuanti battaglie con Di Padova. Entrambe combattute a Mantova. Nel vecchio palazzo dello sport, gonfio di pubblico e vibrante di tifo. Tutte due le volte vinse il riminese. Per KO al nono round, la prima volta, l’1 febbraio 1980. E per squalifica di Giuseppe Di Padova all’ottava ripresa nel secondo match, il 27 febbraio 1981. Per una testata che mandò al tappeto il pugile romagnolo. Si discusse molto su quell’episodio. Di Padova sostiene, ancora oggi, che non ci fu alcuna testata e che - a distanza ravvicinata - Pira sia andato giù su un destro del mantovano. Altre versioni invece concordano sulla testata e sulla inevitabile squalifica. Di Padova contrastò Pira con tutto il suo coraggio. Non ebbe buona sorte, il pupillo di “Bonimba” Boninsegna. Tuttavia, insistendo, il valoroso Giuseppe è poi riuscito in un paio di occasioni a mettere le mani sulla cintura di Campione d’Italia. Nel 1981 andando a conquistare la cintura in Sardegna e alla maniera forte, mettendo KO a Cagliari il sardo Francesco Aresti che al momento di quel match vantava un record di 18 vittorie e 1 sola sconfitta, e nel 1982 quando a Mantova respinse l’assalto di Remo Costa. “Gepe” Di Padova andò anche a cercare gloria in Danimarca, a caccia del titolo europeo, affrontando il danese Joergen Hansen. Il quale, all’epoca di quel match contava già 69 vittorie, e appena due mesi prima aveva battuto per KOT Hans-Henrick Palm. Quella sera del 4 dicembre 1980 Hansen dovette faticare di più. Di Padova perse ai punti, uscendo a testa alta dal ring danese di Randers. Il mantovano Giuseppe Di Padova ha avuto una dignitosissima carriera da 23 match vinti (11 per KO), 6 sconfitte e 1 pari.
FALAVIGNA, IL MAESTRO - Terzo personaggio popolare del pugilato mantovano è un… protagonista di oggi: Bruno Falavigna, il Maestro della Boxe Mantova. Insegna boxe da trent’anni, trasmettendone i grandi valori: il rispetto, per le regole e per gli avversari; la lealtà; l’etica del lavoro; il sacrificio; l’umiltà; il coraggio; la resistenza. E’ stato buon pugile dilettante, ha fatto parte più volte della Nazionale. Sta portando avanti un progetto importante con la Boxe Mantova, la palestra che è il punto di riferimento del pugilato, l’unica in città. Vi sono altre tre associazioni sportive dilettantistiche in provincia. E’ un periodo di energia positiva per la boxe mantovana. Falavigna, la Boxe Mantova e Francesco Ventura (mantovano, manager di Kaba e di Tobia Loriga e di diversi altri pugili Pro in tutta Italia) lavorano in eccellente sintonia. Inoltre la recente interessante collaborazione fra Ventura e l’organizzatore Professionista bresciano Mario Loreni sta permettendo di sviluppare programmi più ambiziosi. Come indicano le quattro serate con pugili Professionisti messe in scena nel corso del 2019: il 24 marzo (match pari fra Di Gangi e Paunovic); il 24 maggio con il campionato d’Italia dei superleggeri quando Arblin Kaba imbattuto bolognese della Boxe Le Torri conquistò il titolo che era di Ballisai, e nel contorno c’erano Tobia Loriga, Mohamed Khalladi, Gianluca Picardi, Piero Di Gangi, Ovidiu Enache; il 4 luglio in Piazza Broletto con 4 match Pro (vittorie di Guttà, Conselmo, Pappalardo, Di Gangi); il 7 dicembre al PalaBoni con Stefano Capone vittorioso su Enache. Complessivamente 12 match Pro.
Kaba
DA DI PADOVA A KABA - Dopo gli anni ruggenti di Giuseppe Di Padova, e i suoi match tricolori, dal 2004 al 2019 Mantova ha proposto con regolarità riunioni con combattimenti fra pugili Pro (tranne nel 2005 e nel 2012). L’1 dicembre 2006 veniva messo in palio il titolo (vacante) del Mediterraneo, pesi leggeri. Massimo Bertozzi, reggiano di Cadelbosco di Sopra, allungava i suoi pugni su una cintura di valore internazionale, sconfiggendo l’egiziano Ibrahim Mostafa per KOT al sesto round. Bella performance di un pugile emiliano che non ha mai mollato, apprezzato per la costanza e la determinazione. Per 10 volte il pugile guidato da Sergio Cavallari ha vinto un titolo, 15 volte i suoi assalti non sono andati a buon fine. Dopo ogni sconfitta ci riprovava. Un pugile che in carriera ha dunque combattuto 25 match “titolati”: dal titolo italiano dei leggeri e superleggeri all’Intercontinentale dei welter, dall’Internazionale dei superleggeri al Mediterraneo dei leggeri che - dopo averlo conquistato a Mantova - difese positivamente per tre volte concludendo da Campione una carriera lunga 65 match, con un apprezzabile record di 43+, 28-, 4=.
Il 22 giugno 2013 sul ring del PalaBam il milanese Renato De Donato - detto “The Surgeon” - si assicurava il titolo tricolore dei superleggeri prevalendo sul torinese Mauro Siciliano ai punti. Vittoria chiara per De Donato: 3, 5, 5 i punti di vantaggio sui cartellini dei tre giudici. Il 24 maggio 2019, con la battaglia fra Kaba e Ballisai, andava in scena il sesto campionato d’Italia Professionistico nella storia della boxe a Mantova.
UN ANNO SPECIALE - Il 2020 sembra destinato ad essere un anno speciale per Mantova. La serata dei “due titoli italiani” è un fatto speciale per la città virgiliana (ma è anche una rarità assoluta di questi tempi). Arblin Kaba, che finora nella sua ancor giovane carriera ha sempre vinto (12 match, altrettanti successi) vuole firmare un altro risultato felice e convincente. Per cominciare a guardare a prospettive internazionali. In caso di vittoria il 20 marzo, l’italoalbanese di Bologna potrebbe poi difendere ulteriormente il “tricolore” in maggio nella sua Bologna. Al palasport di Piazza Azzarita. Si tratterebbe d’una difesa volontaria. Bentivegna e Lomasto potrebbero essere i candidati. In alternativa si vocifera di un progetto in dimensione internazionale: un combattimento per il titolo dell’Unione Europea o per un Intercontinentale in autunno, nel “Madison” bolognese. E’ l’obiettivo del maestro Pesci, mentre il manager Francesco Ventura preferisce concentrarsi sul match del 20 marzo a Mantova. Eh sì, perchè Luciano Randazzo potrebbe risultare avversario assai scomodo. Il piemontese della Loreni Boxe è già stato campione d’Italia di questa categoria, nel 2016 conquistando il trono contro Renato De Donato e difendendolo vittoriosamente nel marzo 2017 dall’assalto di Luca Maccaroni. Prima di lasciare il titolo, nel settembre dello stesso anno, nelle mani di Francesco Lomasto. Il record di Randazzo (14 vittorie, 3 sconfitte, 3 pari) indica che è pugile solido, che sa essere abbastanza in controllo. Mobile, sgusciante, buon tattico, non particolarmente potente. Non ha mai vinto prima del limite, ma anche non ha mai perso prima del limite.
Loriga
Meriterà gli applausi di tutto il “Grana Padano Theatre” Tobia Giuseppe Loriga. Lo “Squalo” di Crotone a 42 anni sarà al diciassettesimo combattimento in carriera con un titolo in palio. Un miracolo di longevità, di resistenza e di costanza. Il veterano calabrese è puigile da apprezzare infinitamente per la professionalità, lo spirito di sacrificio, l’etica del lavoro, la disciplina. E l’intelligenza. Un pugile, un Uomo sempre in controllo. Risorse che gli permettono di tenere ancor bene il ring all’età di 42 anni. E di arrivare a battersi - ancora - con un titolo in palio: la difesa del tricolore dei welter che “Lo Squalo” ha conquistato contro Emanuele Cavallucci il 4 ottobre. La cintura dei welter era già stata sua nel 2017 (vittoria su Michele Esposito). Precedentemente, Tobia Giuseppe Loriga è stato detentore del titolo Latino Silver WBC dei superwelter (quella sera del 24 maggio 2013 in Spagna il pugile di Crotone firmò un capolavoro di tattica e di intelligenza, andando a vincere in casa di Daniel Perez Salido), e’ stato detentore dell’Internazionale IBF dei superwelter nedl 2007 e del titolo del Mediterraneo nello stesso anno. Prim’ancora, ha detenuto per tre volte (tra il 2004 e il 2005) il titolo Internazionale dei superwelter. Loriga propone un record di 31 match vinti in carriera, 8 sconfitte e 3 pari. Il suo avversario, Dario Socci, soprannominato “Italian Trouble”, ha 31 anni (11 meno di Loriga), è nato a Salerno e vive in Germania. A Berlino. Professionista dal 2012, Socci ha combattuto 19 volte. 12 le vittorie (6 per ko), 5 sconfitte, 2 pari.
Sede dell’evento mantovano del 20 marzo la struttura che ora porta il nome di “Grana Padano Theatre”. Si chiamava PalaBAM Banca Agricola Mantovana. Ha una capienza di 5000 posti a sedere per manifestazioni sportive, e di 6200 per gli spettacoli musicali. L’ex-PalaBAM è un tempio della Musica. Lì si sono esibiti in concerto, a partire dal 2006, grandi Artisti come Lou Reed, Michael Bublé, Sonohra, Mark Knopfler, Raf, Laura Pausini, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Elisa, Stadio, Edoardo Bennato, Dalla-De Gregori, Jovanotti, Renato Zero.



