“Guardatemi, io il Parkinson lo prendo a pugni!”.
Di Sergio Arcobelli
Quando nel 2013 Tiberio Roda scopre di avere questa malattia, non si è fatto abbattere. Dopo lo sconforto iniziale, la prima reazione di questo signore comasco, con un passato polisportivo, è stata: “Dottore, questa sfida la vinco io”. A cazzotti!
Vicino a Como c’è una palestra dove la malattia si combatte con sacco e guantoni. Si chiama Rock Steady Boxing ed è un metodo innovativo nato nel 2006 negli Stati Uniti, a Indianapolis, ideato da Scott C. Newman, ex procuratore affetto dal Parkinson. Newman scopre per caso i benefici della boxe, grazie ad un amico che lo spinge a fare sport. La sua qualità di vita migliora e decide di dedicarsi a questa causa creando Rock Steady Boxing (RSB), boxe senza contatto contro il Parkinson. Diversi studi hanno dimostrato che alcuni esercizi intensi possano svolgere una funzione neuro-protettiva, rallentando la progressione della patologia.

foto Luca Scaramuzza
Alcune università americane stanno documentando il miglioramento di qualità della vita tra i pugili che praticano questa disciplina. Da qualche anno, questo metodo è arrivato anche da noi, in Italia. Grazie a Tiberio Roda, il quale, partito per l’America, come Colombo ha scoperto un nuovo mondo. Ovvero questo programma di pugilato senza contatto che, attraverso esercizi mirati, può contrastare i sintomi della malattia (come rallentamento dei movimenti e tremori). I miglioramenti sono stati evidenti e per questo, Tiberio ha deciso di offrire un concreto aiuto ai parkinsoniani. In che modo? Aprendo a Ponte Lambro la Rock Steady Boxing – Como Lake, la prima palestra d’Europa contro il Parkinson. “Dopo aver praticato tantissimi sport, da qualche anno mi sono dato pure alla boxe!”, esclama il fondatore dell’associazione.
D'altronde, una ricerca della Parkinson’s Disease Foundation, infatti, ha dimostrato che i sintomi di questa malattia possono migliorare con l’esercizio fisico. Una scoperta alquanto significativa, poiché altri studi ritenevano lo sforzo fisico troppo stressante per questi pazienti. Da qui l’idea nel 2015 di Tiberio, insieme alla compagna ed istruttrice Paola Roncareggi, di aprire non solo una palestra ma di diventare un vero e proprio centro di formazione, nonché punto di riferimento per molti parkinsoniani. Tanto è vero che, attualmente, il numero di palestre a disposizione per coloro che combattono questo avversario invisibile è salito a quattro. Come a dire: questo è solo il punto di inizio.
Un sogno, infatti, è quello di portare la boxe in ogni centro di riabilitazione e, viceversa, portare la riabilitazione in ogni palestra di pugilato. L’altro sogno? Quello di organizzare “un campionato italiano per parkinsoniani”.
Tiberio&Paola ci spiegano i benefici del metodo Rsb (www.rocksteadyboxing.org). “Con l’avanzare della malattia i pazienti spesso lamentano difficoltà nel camminare, nel muoversi, nella postura e nell’equilibrio. Questi sintomi possono migliorare con l'esercizio fisico intenso della boxe, che aiuta a contrastare i sintomi, migliora l’agilità, aumenta la coordinazione mano-occhio, potenzia la forza muscolare. L’allenamento stimola il cervello e rallenta l’avanzamento della patologia, restituendo ai parkinsoniani la forza di lottare contro il loro avversario peggiore”. Un avversario invisibile, un nemico da prendere a pugni. Che non finisce al tappeto, ma che grazie a Rock Steady Boxing si può tenere a bada.
Ma qual è il programma settimanale di esercizio fisico?
“L’allenamento – rivela Paola, cofondatrice e coach di Rsb Como Lake - si articola in tre sessioni settimanali da un’ora e mezza ciascuna. Al momento abbiamo una ventina di pugili tra i 40 e i 72 anni. Il programma si adatta a tutti, anche a coloro che si trovano a uno stadio avanzato della malattia. Attraverso una tecnica molto graduale basata sul coordinamento dei movimenti, è possibile migliorare l’equilibrio, la funzionalità del camminare e la qualità della vita”. Nel mondo, ad oggi, si contano circa 870 palestre con più di 40.000 persone che seguono questo metodo che unisce l’utile al dilettevole. Per saperne di più: http://www.facebook.com/RSBComoLakeItaly

foto Luca Scaramuzza
Palestra che è un’occasione di condivisione e socialità. “Potersi allenare insieme con altre persone che condividono lo stesso problema, mostrando le proprie fragilità, ti fa stare bene nell'immediato. Facciamo fare tantissimi esercizi, con e senza il sacco, e tantissime varianti in modo tale che le persone abbiano voglia di venire in palestra, come succede da noi, voglia di sudare, di fare fatica insieme per stare meglio e per combattere questa malattia che, purtroppo, è neuro-degenerativa. Ma con la boxe si cerca di tenerla il più possibile stabile. In questo 2020 non è stato facile, sia sul piano psicologico che sociale, ma abbiamo organizzato allenamenti on-line in affiancamento alla terapia medica. Ci siamo adeguati ai decreti spostando gli allenamenti su Skype, con l’obiettivo di tenere unito il gruppo e dare continuità al lavoro di questi anni. Siamo soddisfatti della partecipazione”. Insomma: anche il tele-allenamento porta benefici. A dimostrarlo sono anche i dati raccolti nella tesi di laurea appena realizzata da Chiara Bettiati, dal titolo ‘Effetti sul balance e qualità della vita di atleti parkinsoniani in seguito a un programma di tele-allenamento Rock Steady Boxing durante il periodo di confinamento domiciliare per covid-19’.
Comunque, tornando al discorso delle sessioni di allenamento, c’è nel concreto un protocollo da seguire e rispettare?
“La prima mezz’ora – spiega Paola - è riservata allo stretching, alla coordinazione, all’equilibrio poi pian piano l'intensità si alza con una fase di circuito fino ad arrivare sostanzialmente al momento di boxe, praticamente quasi un'ora dopo lo stretching iniziale al busto e agli arti. Facciamo in modo che le persone arrivino ad automatizzare certi movimenti così che, quando poi camminano, fanno una passeggiata, vanno a fare la spesa, il controllo dei loro movimenti risulti più fluido ed efficace possibile. Per quanto riguarda i colpi, lavoriamo tanto sulle combinazioni, partendo prima con un riscaldamento di boxe, ripassando la tecnica base allo specchio, ovvero facendo un po' di Shadow boxe (tradotto, boxare a vuoto). Poi, una volta terminate quello, iniziamo con delle combinazioni più complesse, più lunghe. Uno-due-tre colpi, e schivare. Esercizi che aumentano l’elasticità e la capacità di concentrazione. Facciamo fare anche esercizi in cui si grida, così da attivare la voce, che è un altro problema che molti parkinsoniani hanno, cioè la difficoltà nel parlare, visto che anche le corde vocali, i muscoli che li comandano, vengono attaccati dalla malattia di Parkinson”.

foto Luca Scaramuzza
Alzi la mano chi avrebbe immaginato di poter associare il Parkinson alla boxe. Chi lo avrebbe mai detto che guantoni, corda e sacco possono avere effetti benefici su coloro che sono afflitti da questo male.
“La boxe – assicura Tiberio Roda - è uno sport che sviluppa l’equilibrio e la coordinazione, visto che agisce sui muscoli e i neurotrasmettitori che sono proprio quelli che vengono colpiti dal Parkinson”.
Parkinson e boxe che sono anche legati dal più grande boxeur della storia: quel Muhammad Ali che dopo aver vinto tante battaglie sul ring ha poi dovuto combattere, negli ultimi trent’anni di vita, con questa patologia. Ma non solo Ali. Alla lista di chi era affetto da “morbo di Parkinson” possiamo aggiungere pure Emile Griffith, avversario storico di Nino Benvenuti, il quale è stato gradito ospite d’onore nel giorno dell’inaugurazione ufficiale della prima palestra Rock Steady Boxing Como Lake. “Abbiamo avuto modo di conoscere la figlia di Muhammad Ali, Rasheda, nella convention a Philadelphia del 2018 per i coach di Rsb. Con la sua fondazione, lei sta portando avanti la missione per sensibilizzare questa patologia che ha colpito suo padre. Siamo tutti in attesa di una cura che ancora, purtroppo, non esiste”.
Perché abbiamo deciso di parlarne proprio oggi?
Perché oggi, sabato 28 novembre, si celebra la giornata nazionale del Parkinson. Una malattia che colpisce lo 0,5% della popolazione italiana. Ma che in futuro salirà. Si prevede, infatti, un raddoppio dei casi nei prossimi dieci anni. Quale occasione più importante di questa per riflettere su questa patologia e per approfondire il tema in un contesto più ampio di emergenza sanitaria nazionale?



