Il massimo britannico deve vincere per avere un vero mondiale

La vittoria per K.O. al 5° round ottenuta da Alexander Povetkin su Dillian Whyte lo scorso 22 agosto nel giardino di casa Hearn a Brentwood è stata una delle sorprese del 2020. Whyte era stato messo in parcheggio per ben 3 anni dal WBC perché era più conveniente occuparsi di altri match fra pesi massimi più vendibili, gli si era aperta la possibilità di battere lo stagionato russo e arrivare a una sfida davvero importante, aveva messo Povetkin a terra due volte al 4° round e improvvisamente la situazione si era completamente rovesciata. Un attimo di disattenzione, un montante uscito dal bagaglio di esperienza e dalla classe del russo ed era sceso il buio più totale. Whyte ha chiesto ed ottenuto una rivincita immediata con tutti i rischi che essa comporta dal punto di vista psicologico, lo stesso Eddie Hearn nicchiava ma poi ha ceduto al volere del pugile. Una rivincita che doveva essere ancora più immediata ma che è stata rinviata perché Povetkin ha preso il Covid e che ora è in programma sabato sera a Gibilterra, pensate un po'. Perché a Gibilterra? Semplice, per via delle restrizioni che la pandemia ha imposto con i relativi problemi di viaggio e in fondo Gibilterra è ancora territorio britannico d'oltremare e punto strategico per controllare l'ingresso nel Mediterraneo.
Il risultato di questa rivincita è strettamente legato all'aspetto psicologico. Povetkin in fondo ha 41 anni e ha dato segni di cedimento da tempo, in particolare, secondo noi, rubacchiando un pari in Arabia Saudita a Michael Hunter. Ma contro Whyte parla l'indubbio fatto che riprendersi da un K.O. come quello subito non è semplice soprattutto se si sceglie di rifarsi subito contro lo stesso avversario, soprattutto un avversario che ha ancora orgoglio da vendere. Non vi è nemmeno assoluta certezza che Whyte sia "degno" di accomodarsi allo stesso tavolo di Tyson Fury o di Anthony Joshua. E' pur vero che il 32enne giamaicano di passaporto britannico deve parte della sua notorietà ad avere fatto traballar Joshua nel 2° round del loro match del dicembre 2015 dopo averlo battuto da dilettante ma quello era un Joshua neoprofessionista che finì tra l'altro col travolgerlo.

Whyte è un pugile che ha un discreto pugno, buone qualità tecniche ma non è estraneo a visite al tappeto che peraltro fra pesi massimi sono anche comprensibili. Povetkin dal canto suo non è riuscito a raggiungere il massimo possibile nella sua carriera professionistica giacché nelle due occasioni più importanti ha perduto prima con Wladimir Klitschko e poi con lo stesso Joshua. Ma è stato protagonista ad alto livello per molti anni. Il pronostico è per Whyte ma con un gigantesco dubbio anche perché è logico attendersi prudenza dal britannico di fronte a un uomo che ha dimostrato di essere in grado di farsi bastare un colpo solo e di avere doti di recupero non comuni..
Un altro aspetto lega questi due pugili e riguarda, purtroppo, l'uso di sostanze dopanti, in particolare ci riferiamo a Povetkin. Ma questa è un'altra storia sulla quale sarà bene prima o poi ritornare.




