Un'assenza, boxe e uomini veri
Al giornalismo sportivo e all'ambiente pugilistico mi sono avvvicinato, anzi mi ci hanno tirato dentro, quasi per caso nonostante la passione per la boxe l'abbia sempre avuta. E' un ambiente dove molte cose, soprattutto in quello italiano, non mi piacciono, ma Gigi Rovelli, scomparso pochi giorni fa, faceva parte dei lati positivi. Non credo di avere mai trascorso con lui più di 5 minuti per volta ma lui sapeva tutto di me e soprattutto aveva sempre le parole o semplicemente i saluti giusti per farmi sentire suo amico. Difficile pensare di vedere una riunione senza Gigi indaffarato attorno al ring. Mi mancherà.
Un amico mi ha chiesto come mai non abbia scritto una riga su Mayweather-Logan. Risposta semplice: io mi occupo e scrivo di boxe.
Chissà se ci sarà nel futuro una vita senza social, a volte c'è da augurarselo. Mi è capitato recentemente di vedere classificare con un appelltivo dispregiativo un gruppo di pugili che eviterebbero degli avversari. Fra questi, udite udite c'era Golovkin, il che fa ridere solo a pensarlo vista la carriera del kazako. Ma soprattutto c'era Ryan Garcia e questa è la dimostrazione di come si possa, al riparo da uno schermo, essere crudeli. Garcia si è chiamato fuori da un match con Javier Fortuna, un pugile che solo chi non conosce la boxe può ritenere un avversario facile, per una crisi depressiva, che è una cosa serissima.
E' capitata a Tyson Fury, adesso ne soffre anche la tennista Naomi Osaka appena ritiratasi dal Roland Garros. Una mia giovane amica e collega si è tolta la vita un mese fa per una crisi depressiva. Ma sui social giudicano e sparano ca...te. Nessuno che mai si scusi. Ma già, quella è una cosa da uomini veri. E quelli che scrivono queste cose non lo sono.




