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Quisquilie e pinzillacchere 148

Ristoranti, sigle, Olimpiadi e Mostri

 

Alcune sere fa in un ristorante di Lecce il padrone sentendomi parlare di boxe mi ha chiesto come mai da noi di questo sport non si parla più. Ho abbozzato qualche risposta breve, ci sarebbe voluta tutta la sera per spiegare bene le cose. Poi. terminata la cena, sono cominciate le riflessioni. La mente mi è subito corsa alla riunione di Liverpool dell'11 dicembre quando Robbie Davies Jr si è sbarazzato in fretta di Henry Lundy. Intervistato dopo il match sulla possibilità per Davies di disputare un match cosiddetto "mondiale" l'allenatore di Davies ha detto che avrebbero dovuto scegliere l'avversario più adatto, e intendeva più morbido, scegliendo fra le varie sigle disponibili. Una risposta che ha lasciato interdetti persino i commentatori di DAZN che per esigenze aziendali continuano a chiamare mondiali match che non lo sono neppure lontanamente. Robbie Davies è un peso superleggero. Il campione del mondo vero della categoria abita a poche miglia di distanza, in Scozia, e si chiama Josh Taylor, ma è un fuoriclasse e il suo nome non rientra ovviamente fra i possibili avversari di Davies, uno che ha perso 2 degli ultimi 5 incontri. Sarebbe bastato questo per spiegare le cose al padrone del ristorante.

La boxe è insuperabile quando si tratta di farsi del male. Lo scandalo delle sigle ha ridotto il nostro sport al livello di nicchia persino negli Stati Uniti dove se non ci fossero i latinos sarebbe forse sparito. Eppure nel 2021 più di qualcosa si è mosso visto che, per esempio, Boxing News ha mandato letteralmente a quel paese le sigle e si è messa a pubblicare le classifiche dell'unico ente indipendente che è il Transnational Boxing Rankings Board. Ma è anche l'anno in un cui un report indipendente ha sbugiardato la corruzione dell'AIBA in relazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro e, se non lo bloccano prima, risalirà anche alle Olimpiadi immediatamente precedenti. Ed è l'anno in cui, grazie al bell'operato dell'AIBA, già estromessa dalla gestione pugilistica delle Olimpiadi di Tokyo, il pugilato, uno dei pochi sport sopravvissuti dalle Olimpiadi antiche, viene dato per certo fuori dalle Olimpiadi a partire da quelle del 2028 se qualche santo non provvede. Ma di santi all'orizzonte non se ne vedono.

Nel capolavoro di Dino Risi "I Mostri", una serie di sketch brevi interpretati con impressionante e camaleontica bravura da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, l'ultimo "numero" si chiama "La Nobile Arte".

E' la storia di Artemio Altidori, nome di fantasia di un vecchio pugile da anni ritirato (Gassman) spinto a un incauto rientro sul ring da un malridotto manager screditato e avido, tale Guarnacci (Tognazzi). Si ride ma si ride amaro, come del resto in tutto il film che dipinge senza sconti i difetti degli italiani, e il finale è drammatico.   Purtroppo personaggi alla Tognazzi circolano ancora e sarebbe bene che il pugilato italiano se ne liberasse nell'interesse dei pugili stessi che al momento di lasciare hanno bisogno di sostegno e previdenza sociale, non di illusioni rischiose. La rinascita del nostro movimento ha bisogno di capacità imprenditoriali e onestà in un contesto che anche a livello mondiale è in crisi e non solo per la pandemia.

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