Gli amanti della “Nobel art” non possono non ricordare con piacere il “danese nero”, ossia l’ugandese Ayub Kalule (46-4), ex campione s.welter Wba in attività negli anni 70-80, sopraffino interprete di una boxe basata più sulla tecnica che sulla forza.
Nato a Kampala nel 1954, quinto genito di una famiglia di tredici figli, Kalule iniziò ad acquisire le prime nozioni del pugilato nella locale “Police Boxing Gym” che iniziò a frequentare per imparare a difendersi da episodi di bullismo di cui era oggetto da parte dei compagni di classe.
Subito gli istruttori si resero conto di avere tra le mani un ragazzo di grande talento che apprendeva con facilità i fondamentali tecnici, oltretutto in possesso di un Jab destro così efficace da mettere in grande difficoltà i suoi avversari.

Kalule salì alla ribalta internazionale nel 1974 quando vinse la medaglia d’oro, nella categoria dei s.leggeri, ai giochi del Commonwealth in Nuova Zelanda e nell’edizione inaugurale dei mondiali dilettanti disputati a L’Havana, superando nell’ordine il p.ricano Amador Rosario, il finlandese Marjamaa, il guyanese Harris, il tedesco dell’est Ulrich Beyer e, in finale, il bulgaro Kolev.
Nel 1976 la squadra nazionale ugandese si recò in tournée in Danimarca. In quella occasione ad assistere al suo match in tribuna c’era l’impresario locale Mogen Palle, che, pur non godendo di grandi simpatie nell’ambiente, conosce molto bene il pugilato.
Palle rimase letteralmente estasiato dall’esibizione del ragazzo ugandese che, anche grazie al boicottaggio di diversi paesi africani ai giochi di Montreal, convinse a rimanere in Danimarca per passare professionista, affidandolo alla guida tecnica di Borge Krogh, ex campione europeo dei leggeri.
Kalule da quel momento combatterà nella categoria dei s.welter.
Dopo i primi cinque incontri di ambientamento, nel 1977, viste le qualità del ragazzo, Palle preme subito il piede sull’acceleratore, facendolo combattere con cadenza mensile contro avversari di buona levatura, ottenendo da lui le risposte che cercava.
Dopo aver superato senza problemi il pesarese Damiano Lassandro, il marocchino Mimoun Mohatar (ex sfidante mondiale, vincitore in due occasioni su Germano Valsecchi e battuto da Rocky Mattioli) e l’argentino Jose Luis Duran (in attività in Italia), Palle decide di correre il rischio di metterlo di fronte, dopo solo dieci incontri da professionista, al bahamense Elisa O’Bed, ex campione WBC, che sino ad allora, in oltre settanta incontri disputati, aveva perso solamente contro il tedesco Dagge.

Il match vide Kalule maltrattare per tutte e dieci le riprese il quotato avversario, mettendolo anche in due occasioni al tappeto dando una chiara dimostrazione dei grandi mezzi in suo possesso.
Un altra favolosa prestazione Ayub la mette in mostra nel match contro un altro ex campione mondiale, l’argentino Miguel Angel Castellini, battuto per intervento medico alla quarta ripresa dopo essere stato messo al tappeto nel terzo round da un fulmineo gancio sinistro.
Kalule chiuse l’annata 77 con una vittoria ai punti sullo statunitense Ralph Palladin.
Il combattimento venne disputato dai due contendenti su un elevato livello tecnico e fu considerato dalla stampa specializzata locale come il miglior match professionistico mai visto in Danimarca.
Presente alla riunione vi era anche il mitico Emile Griffith che si lasciò andare ad un giudizio lusinghiero sul pugile ugandese: “Questo, vi assicuro, è un pugile nato campione del mondo! Credo lo diventerà tra non molto e di sicuro lo resterà per un lungo periodo”.
Kalule diventò così l’idolo incontrastato dei tifosi danesi, dimostrando di aver raggiunto una tale quotazione internazionale da permettergli di aspirare quanto prima ad un incontro per il titolo mondiale.
Guardia destra, tecnicamente fortissimo al punto da rasentare la perfezione, dotato di una grande precisione nei colpi, Kalule sembra avere il suo limite nel temperamento che in qualche occasione (Palladin) lo porta a rischiare più del dovuto.
Il 1978 fu l’anno della sua definitiva consacrazione.
Dopo la vittoria in cinque riprese sul sordomuto spagnolo Jose Hernandez, ex campione europeo, Kalule conquistò la cintura del Commonwealth battendo per abbandono alla quattordicesima ripresa Alipata Korovou delle isole Fiji, titolo che difese contro Reggie Ford della Guyana (KO 5).
A questo punto della suo percorso, con il suo pupillo inserito stabilmente ai piani alte delle classifiche mondiali, il promoter Mogen Palle compie un errore di valutazione, o di presunzione se preferite, ingaggiando due avversari ostici, da opporre a Kalule negli ultimi due mesi dell’anno, che sarebbe stato invece prudente evitare.
Stiamo parlando dello statunitense Sugar Ray Seales, medaglia d’oro ai giochi di Monaco 72, e del coriaceo inglese Kevin Finnegan, futuro campione europeo dei pesi medi e in due occasioni avversario di Marvin Hagler.
Non furono incontri facili per il “Danese Nero” che in ambedue le occasioni portò a casa il verdetto di stretta misura, anche se con Seales, per la prima volta in carriera, un giudice assegnò la parità.
A fine anno Kalule arrivò ad occupare le posizione di vertice delle classifiche WBC e WBA, in quel momento gli unici due enti del circuito.
Assieme agli innumerevoli pregi messi in luce sino a questo momento, iniziò però a manifestarsi un limite che lo penalizza e che lo penalizzerà quando si trova ad affrontare avversari di prima fascia, ancora integri, vale a dire la mancanza del colpo risolutore, il pugno del KO.
Nella strategia di Palle il 1979 dovrà essere l'anno dove il suo assistito combatterà per il titolo mondiale, presumibilmente contro l’imbattuto giapponese Masashi Kudo, detentore della cintura WBA.
L’astuto impresario vorrebbe portare il match in Danimarca e per mesi intavola serrate trattative con la controparte, ma nulla può fare contro la potenza economica dei giapponesi.
Il mondiale Kudo-Kalule viene quindi disputato il 24 ottobre ad Akita.
Il match sancisce il trionfo di Kalule, che, al 31esimo incontro da pro, conquistò il titolo mondiale al termine di una prestazione eccezionale, nella quale surclassò il suo avversario, costretto a subire le sue serie e incapace di entrare nella sua guardia, infliggendogli un enorme divario di punti (149-145, 146-139 e 149-139).
Kalule diventò così allo stesso tempo il primo campione mondiale dell’Uganda e della Danimarca, suo paese d’adozione.
L’abilità del suo manager gli permise di far fruttare al meglio il titolo conquistato, mettendolo in palio in quattro occasioni nel giro di un anno, sempre in Danimarca, dove il “Sold Out” era garantito ad ogni sua uscita.
Sconfisse nell’ordine lo statunitense Steve Gregory (pts 15), il colombiano Emiliano Villa (kot 11), lo yugoslavo Marjan Benes (pts 15) e il sud africano Bushy Bester (pts 15).
La vittoria più significativa risultò essere quella contro il fortissimo Marjan Benes, in quel momento campione europeo, pugile scorbutico e temuto demolitore.
Il campione africano dovette fare ricorso a tutta la sua classe per frenare l’irruenza dello slavo, costantemente pericoloso e sempre in agguato con i suoi colpi maligni che, in almeno due occasioni, mise Kalule in grande difficoltà.
Anche in questa occasione, pur primeggiando con la finezza del suo stupendo pugilato, Ayub confermò la lacuna della mancanza di potenza nei pugni.

A questo punto arrivò per Kalule la grande opportunità di combattere negli Stati Uniti dove avrebbe guadagnato la borsa più importante della sua carriera.
In quel momento campione dei welter WBC era l’immenso Sugar Ray Leonard che prima di affrontare Thomas Hearns, detentore della cintura WBA, voleva conquistare una seconda cintura mondiale.
Bob Arum si mise subito al lavoro trovando velocemente l’accordo con Palle riuscendo così ad ingaggiare il “Danese Nero”.
I due avrebbero potuto già trovarsi di fronte ai giochi di Montreal se non fosse intervenuto il boicottaggio di numerosi paesi africani.
Il match con Leonard venne fissato per il 25 giugno 1981 all’Astrodome di Houston.
L’incontro fu uno spettacolo indimenticabile. Entrambi combatterono esprimendo al meglio i loro rispettivi pregi. Per avere la meglio sulla qualità tecnica dell’ugandese Leonard scelse la strada più impervia ma anche quella più spettacolare, ovvero la soluzione di forza.
In funzione della oramai conosciuta mancanza di potenza dell’avversario Sugar Ray impose a Kalule un combattimento a corta distanza con intensi scambi ravvicinati.
Comunque il “danese nero” non fu la classica vittima predestinata, anzi mise a segno colpi precisi e potenti non sufficienti però a scalfire la resistenza e la saldezza morale del fenomenale statunitense.
L’epilogo nel corso della nona ripresa quando Kalule, già fiaccato nel corso delle precedenti riprese dall’azione di Leonard, cadde quasi inerte sotto le combinazioni dello statunitense che lo colpì con precisone alla mascella, costringendo l’arbitro ad interrompere il match.
In quel momento i cartellini dei tre giudici avevano tutti Leonard in vantaggio (78-76, 78-76 e 78-75) anche se non con ampio margine, a testimonianza della grande prestazione dell’ugandese.
Per Kalule fu quella la prima sconfitta dopo 37 incontri vittoriosi.
Comunque da Leonard si poteva perdere senza doversene vergognare e Palle si mise subito al lavoro per rilanciare la carriera del suo pupillo.
Dopo quattro incontri, tutti vinti, a Kalule venne offerta una seconda occasione di conquistare il titolo mondiale in quel momento detenuto da Davey Moore dopo che Leonard lo aveva abbandonato.
Il 17 luglio 1982 ad Atlantic City Kalule, che iniziava a risentire il logorio dell’intensa attività, venne sconfitto per Kot alla decima ripresa dal debordante Moore.
Quattro mesi dopo il “Danese Nero” tornò a combattere ad Atlantic City per affrontare l’emergente giamaicano Mike McCullum, uscendo sconfitto per abbandono alla settima ripresa a conferma del suo declino.
Sembrava dovesse essere questo il suo ultimo match della sua prestigiosa carriera, ma non fu proprio così.
Ottenuta la cittadinanza danese, salito di categoria, Kalule, ad un anno e mezzo dalla sconfitta contro McCullum, tornò a combattere a Londra dove travolse in una ripresa l’ambizioso inglese Jimmy Price, allora imbattuto,
Dopo tre successi in incontri senza titolo in palio, uno dei quali contro Lindell Holmes futuro campione s.medi IBF, Palle gli organizzò in Danimarca l’europeo dei pesi medi contro il francese della Martinica Pierre Joly, sfidante non alla sua altezza, che sconfisse in otto riprese.
Oramai 31enne e con una lunga e dispendiosa carriera alle spalle, Kalule e Palle si resero conto che la sua gloriosa storia professionale stava per arrivare al termine.
Decisero così di monetizzare al meglio il titolo europeo appena conquistato.
A fronte di ciò accettarono l’offerta di Rodolfo Sabbatini per venire in Italia ad affrontare lo zairese naturalizzato italiano Patrizio Sumbu Kalambay, altro pugile che fece della tecnica la sua arma migliore.
Così il 19 dicembre ad Ancona per la prima volta nella storia due africani si affrontarono per il titolo europeo.
Al termine di un incontro estremamente equilibrato, affrontato con grande determinazione da Kalambay, forse non ancora completamente conscio delle sue possibilità, Kalule conservò il titolo europeo con un verdetto ai punti per SD (118–115, 116-114 e 113-114), sostanzialmente corretto.

Un incontro dove non mancarono i colpi di scena, sopratutto nelle ultime due riprese, che determinarono il risultato finale.
Nell’11esimo round Kalule, in quel momento in leggerissimo vantaggio ai punti, finiva al tappeto dopo aver accusato un destro di Kalambay.
Ma nell’ultima ripresa, proprio mentre Patrizio dava fondo a tutte le sue energie per stappare il punticino che gli avrebbe consentito di conquistare il titolo, veniva centrato da un gancio sinistro del danese che lo costringeva al tappeto.
In questo modo le sorti del match tornarono a pendere dalla parte di Kalule che due mesi dopo andò a difendere il titolo a Sheffield in Inghilterra dove venne battuto in dieci riprese dal “Bomber” Herol Graham.
Fu quello l’ultimo incontro disputato dal fuoriclasse danese che chiuse la carriera con un record di 46 vittorie e quattro sconfitte con 23 successi prima del limite.
Il successivo pensionamento non è stato però dei più felici.
Il matrimonio con una danese finì dopo qualche anno;
Uno dei fratelli, al quale aveva affidato parte dei guadagni accumulati in carriera, fuggì portandosi dietro il malloppo;
L’investimento effettuato in una catena di lavanderie non andò a buon fine.
Kalule dal 2004 tornò così nella sua città natale di Kampala dove tuttora vive con sua madre, due sorelle e alcuni nipoti. I due figli sono rimasti invece in Danimarca con la prima moglie.
Si guadagna da vivere grazie a piccoli progetti imprenditoriali tra i quali la rivendita di pesce. Trascorre gran parte della sua giornata presso il Police Boxing Club, il locale dove ha imparato a boxare, con il ruolo di istruttore dei giovani, nella speranza di veder nascere un nuovo Kalule.
Max



