Carlo, figlio primogenito di Antonio e Maria Marino, vive con la sua numerosa famiglia a Pittsburgh, in Pennsylvania, dove risulta essere nato nel 1902, ma è dato certo che è la provincia di Napoli ad aver visto i suoi natali. Carlo di mestiere fa il pugile, è un ottimo peso gallo e sale sul ring con il nome di Tommy Ryan, in onore del fuoriclasse di Redwood che nel ventennio 1890-1910 dominò tra i welter e i medi e il cui nome era Joseph Youngs.
Il suo stile aggressivo, tipico dei moltissimi italoamericani che hanno intrapreso la carriera pugilistica professionista sui ring di oltre oceano, rende spettacolari i suoi incontri e per questo ha molti contratti; il pubblico lo apprezza. Professionista dal Gennaio del 1919 a soli sedici anni, Tommy Ryan (foto)combatte mediamente tra i quindici e i venti match l’anno, tanto che nel dicembre del 1923, a soli ventuno anni, il suo record è composto da ben 82 combattimenti. Ha alternato vittorie a battute d’arresto, ma solo in due occasioni ha subito l’onta della sconfitta prima del limite, contro Buck Walters nel Febbraio del ‘21 e contro Benny Ross nel Dicembre del ‘22.
Nel Marzo del ‘21 ha incrociato i guanti contro l’ex campione del mondo Kid Williams, poi contro Memphis Pal Moore, contro Joe Burman e soprattutto vanta due battaglie contro Abe Goldstein nel Marzo e nel Giugno del ‘23. Ha sempre combattuto come solo i guerrieri fanno e ha sempre sentito il suono dell’ultimo gong.

Nel 1924 la categoria dei pesi gallo vede il passaggio della cintura di campione del mondo dalle mani di Joe Lynch, che la deteneva dal ‘22, a quelle, appunto, di Abe Goldstein che lo batte ai punti in quindici round al Madison Square Garden il 21 Marzo 1924.
E l’8 Settembre di quello stesso anno tocca a Tommy Ryan. Il ring e al Queensboro Arena di Long Island a New York, l’arbitro è Patsy Haley e i giudici Charles W. Dingee e George Kelly. Sono quindici round durissimi che per Carlo Tommy Ryan significano la svolta della carriera. E dà tutto, ma non basta. Abe Goldstein porta a casa il verdetto e mantiene il titolo, che cederà cento giorni dopo, al Garden, nelle mani di Eddie “Cannonball” Martin, al secolo Edoardo Vittorio Martino, siciliano di Brooklyn che aveva preferito la vita sul ring piuttosto che il futuro da colletto bianco che il padre, ristoratore di successo, gli aveva garantito avviandolo allo studio.
Tommy Ryan combatterà fino al 1929, 176 incontri in tutto, e solamente il fresco campione del mondo NYSAC e NBA Bushy Graham, al secolo Angelo Geraci, nel ‘28 e il futuro Hall of Fame il grandissimo cubano Kid Chocolate nel ‘29, riusciranno nell’impresa di batterlo prima del limite.
Sarà proprio quello con Kid Chocolate l’ultimo incontro di Carlo “Tommy Ryan” Marino, che lascia il ring a soli 27 anni con il ricordo di una carriera durissima.
Nel 1930 fa il suo esordio sul ring Tony, suo fratello minore. Tony Marino nasce a Pittsburgh il 18 Maggio 1910. Il suo allenatore è il grandissimo Ray Arcel, un tipo per intenderci che tra le mani ha avuto una quindicina di Hall of Fame e una infinità di campioni del mondo da Benny Leonard a Roberto Duran e Larry Holmes passando per Barney Ross, Tony Zale e Ezzard Charles.
Dopo una ottantina di incontri da dilettante, Tony Marino fa il suo esordio nel Luglio del 1930, inanellando dodici vittorie consecutiva prima di subire nel Marzo del ‘32 il primo stop, per split decision, contro Willie Davies, che vantava un record di 122-21-17. Da qui in poi la carriera di Tony Marino procede fra alti e bassi, pur senza mai subire sconfitte prima del limite, affrontando autentici fuoriclasse quali il futuro Hall of Fame Midget Wolgast, al secolo Giuseppe Roberto LoScalzo, che lo batte due volte ai punti nel ‘32 e nel ‘35, e campioni del calibro di Ernie Maurer e Small Montana. La svolta nella carriera di Tony avviene nel ‘36 nell’arco di due mesi.
Due vittorie consecutive nel mese di maggio e, il 2 giugno, proprio alla Queensboro Arena che fu teatro del tentativo mondiale di suo fratello, ottiene uno strepitoso successo ai punti sul lanciatissimo Luigi “Lou” Salica, futuro campione del mondo dei gallo 1940-1942 e già detenitore, dall’Agosto al Novembre del ‘35, delle cinture NYSAC ed NBA delle 118 libbre. Dodici anni dopo quel 21 Marzo 1924 un altro Marino tenta l’assalto al mondiale dei gallo; stavolta tocca a Tony.
Ora la storia è questa: il grande “Panama” Al Brown, che è campione del mondo dei pesi gallo dal 1929, alla fine del 1930 si trasferisce a vivere a Parigi e va in giro per l’Europa a difendere il proprio titolo. Le sigle NYSAC e NBA per un po’ lo mantengono campione, poi prima una e poi l’altra lo dichiarano decaduto e a “Panama” resta la cintura IBU, sigla attiva in Europa, e il riconoscimento universale di campione Linear.
Nel Giugno del ‘35 il campione spagnolo Baltasar Sangchili, alla Plaza de Toros di Valencia, batte clamorosamente ai punti in quindici round “Panama” Al Brown togliendogli l’IBU e quindi il Linear.
Anche se il NYSAC riconosce come campione Sixto Escobar, è Baltasar Sangchili il campione del mondo dei pesi gallo, titolo sentenziato ufficialmente dalla rivista Ring Magazine per voce di Nat Fleisher in persona.
Sangchili immediatamente vola negli USA in cerca cerca di fortuna e la prima difesa sulle quindici riprese è proprio quella contro il nostro Tony Marino(foto).

E’ il 29 Giugno 1936 e il ring è quello del Dyckman Oval a Manhattan. Al termine del tredicesimo round Sangchili è chiaramente padrone del match, è in netto vantaggio ai punti e Tony Marino(foto) è finito sul tappeto nel primo e nell’ottavo round. Ma per Tony Marino questo è il match della vita. Quattordicesimo round: intorno al minuto e venti della ripresa Marino tocca il campione al mento con un gancio sinistro, immediatamente doppiato da un destro al corpo. Sangchili accusa e Marino lo incalza con una violentissima serie a due mani al volto. Sangchili crolla a faccia avanti al tappeto. L’arbitro conta fino a dieci e dichiara il KO. Sono trascorsi un minuto e quarantatré secondi del quattordicesimo round e Tony Marino è riuscito nell’impresa che suo fratello Carlo “Tommy Ryan” aveva solo accarezzato; campione del mondo dei pesi gallo.
Il suo regno dura solo due mesi; sarà il portoricano futuro Hall of Fame Sixto Escobar, già detenitore dei titoli NYSAC e NBA, a detronizzarlo il 31 Agosto 1936 nello stesso Dyckman Oval di Manhattan e sarà un KOT al tredicesimo.
La storia di Tony Marino, purtroppo, non finisce qui.
Il 30 Gennaio 1937, alla Ridgewood Arena di Brooklyn, Tony subisce una durissima punizione contro il panamense Carlos “Indian” Quintana. Subisce cinque kd ma, con l’orgoglio che lo ha sempre contraddistinto, ogni volta si rialza e porta a termine il match fino al suono dell’ottavo ed ultimo gong. Mentre Indian Quintana viene proclamato vincitore Tony Marino crolla sul tappeto. E’ in coma, e non si risveglierà più. Tony muore due giorni dopo al Wyckoff Heights Hospital di Brooklyn senza aver mai ripreso conoscenza.
Due giorni dopo la morte di Tony, la Commissione Atletica dello Stato di New York (NYSAC) stabilisce la regola che dopo il terzo kd nello stesso round venga dichiarato il KOT.
Nel 2016 è stato girato il documentario “Morte di un campione, nascita di una regola: la storia di Tony Marino”, che raccogle le testimonianze della sorella Ethyle, del giornalista Roy McHugh, autore del libro “Wen Pittsburgh was a fight town”giusto pochi giorni fa menzionato in un articolo di Vittorio Parisi, e di Jimmy Webb, forte mediomassimo del tempo e coinquilino di Tony a New York nel ‘36. PAOLO LANTINI



