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Quella volta che Giuseppe Antonio Belardinelli,"in arte" Joey Maxim ...

Maxim è il nome di una mitragliatrice. La prima mitragliatrice automatica.
Maxim è il mio nome di battaglia. Il mio j
ab sinistro è una mitagliatrice Maxim.Ma questo gli inglesi pare proprio non se lo ricordino.
Joey Maxim - BoxRec
Non c’è un posto libero oggi all’Earls Court Empress Hall. Sono venuti in tanti a vedere Mills distruggere l’italiano.
No, proprio non se la ricordano la storia della mitragliatrice gli inglesi.
E oggi hanno visto Mills salire sul ring per l’ultima volta.
E lo hanno visto scendere con tre denti di meno.

Sui giornali magari scriveranno che li hanno trovati infilati nel mio guanto sinistro, ma i giornalisti su questa storia dei denti infilati nei guanti dei pugili ci hanno sempre ricamato sopra. Si, insomma, tendono sempre un po’ ad esagerare, che volete.
Ma il mio sinistro oggi ha fatto dei bei danni sulla faccia dell’inglese. Che è uno che viene sempre avanti pure se lo prendi a martellate.
Ma al decimo è andato giù e si è fermato.
E’ rimasto seduto ad aspettare il dieci.
Si toccava la faccia col guanto, come per alleviare il dolore.
Gli ho fatto male veramente a Freddie Mills stasera.
Freddie mills v joey maxim High Resolution Stock Photography and Images -  Alamy
E sono diventato campione del mondo.

A Collecroce i miei paesani sono grandi lavoratori. La terra, il bestiame.
Ci sono i miei zii, i miei cugini e i miei nipoti a contrada Collecroce. Donne e uomini semplici, chiusi nel loro villaggio e nel disinteresse dei fatti del mondo.
Meno che delle gesta del loro paesano di Cleveland, il nipote di Luigi Berardinelli e Filomena Cutone.
Hanno fatto festa grande nel ‘40, a Collecroce, quando ho vinto il Golden Gloves nei medi.
E secondo voi qualcuno lì sapeva che cosa era il National Golden Gloves.
No, ma lo avevo vinto.
Ero uno di loro ed ero l’eroe dell’America.
Hanno aspettato dieci anni da allora gli amici a Collecroce.
Sul ring ho sempre sentito la loro vicinanza, le loro grida, il tifo.
Anche se non c’erano li ho sempre sentiti.
Erano sempre a bordo ring, a gridare il mio nome anche quando sputavo sangue dalla bocca.


Anche quando l’arbitro ha alzato il braccio a quell’altro loro non mi hanno mai lasciato. E quando l’arbitro ha alzato il braccio a quell’altro, fatemelo dire, è stato quasi sempre il braccio di quello che in realtà aveva perso.
Io sono Giuseppe Antonio Belardinelli, nome di battaglia Joey Maxim.

Io sono quello che accetta di combattere contro chiunque.
Quello che non va giù nemmeno contro Ezzard Charles. Con il campione del mondo dei pesi massimi.
Quattro mesi prima che diventasse campione dei massimi contro Walcott, con Charles ci ho fatto io.
Quindici round al Cincinnati Gardens.
Un giudice ha dato il pari, gli altri due hanno visto lui vincente.
Lo hanno fatto vincere perché aveva il mondiale con Walcott, che credete.
Quale giudice pensate ci avesse visto giusto al Cincinnati Gardens il 28 febbraio del ‘49?
Capito che incontro che ho fatto a Cincinnati con Charles.
E quello quattro mesi dopo diventa campione del mondo dei massimi.
A Walcott invece l’ho battuto. Nel ‘46 a Camden, nel New Jersey.
E quello di Walcott non è certo il solo scalpo illustre che ho preso per poter avere l’occasione di combattere per il titolo.
A Dicembre del ‘48 ho preso quello di Jimmy Bivins, che era venuto a sfidarmi nella mia Cleveland.
E cinque mesi dopo mi sono preso pure quello di Gus Lesnevich.
E’ la vittoria con Gus che mi ha fatto diventare sfidante ufficiale di Freddie Mills.

E adesso ecco qua, amici di Collecroce, il vostro Giuseppe Antonio Berardinelli... il pugile… è il campione del mondo dei mediomassimi.

Paolo Lantini

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