Squalifica a vita e regole uguali per tutti
Il recente caso di doping, per adesso ricordiamo che è solo presunto, comunicato molto tardivamente a carico del nostro peso massimo leggero Fabio Turchi (al quale auguriamo di uscire pulito da questa brutta vicenda) riporta d'attualità un problema che sta diventando un'ulteriore palla al piede per uno sport come il pugilato che di sicuro non ne ha bisogno, soprattutto in questo periodo. Intendiamoci, il problema non è certamente nuovo e potremmo fare esempi storici, noti e meno noti., tipo l'impunito ed eclatante caso di Shane Mosley, ma anche l'acquisto di anabolizzanti da parte di Evander Holyfield, solo per citare nomi famosi.
Il problema è che la quasi certezza di una mezza impunità in mezzo mondo incoraggia l'uso di pratiche illecite che sono pericolosissime, quali le sostanze diuretiche per perdere peso. Abbiamo pugili che andrebbero squalificati a vita per la loro recidività come il peso massimo Jarrell Miller che è tornato invece a combattere, o il supergallo messicano Luis Nery, più volte trovato positivo ma superprotetto dall'ente di casa. Enti e federazioni, sono abilissimi a insabbiare i casi o accettare scuse ridicolissime e almeno in questo va detto che la Federazione Italiana non ha nulla da rimproverarsi. Personalmente non mi stupisco più di niente da quando un calciatore giustificò la sua positività con l'utilizzo da parte della sua notissima fidanzata di una crema vaginale. Siamo poi passati per la carne di cinghiale (a Orvieto o a Viterbo devono allora essere tutti positivi...) mentre adesso vanno di moda gli integratori di cui non si conoscono i componenti. Abbiamo avuto altra carne contaminata per giustificare l'ingiustificabile positività di Canelo Alvarez prima del secondo incontro con Golovkin, scusa utilizzata per una ridicolissima squalifica, mentre più recentemente nella rete dell'antidoping è rimasto intrappolato (si fa per dire viste le minime conseguenze) un altro messicano, Oscar Valdez.
Uno dei problemi, oltre a quello delle conseguenze sulla salute e sul risultato sportivo, è la disparità di trattamento. State pur certi che il pugile sconosciuto che sbaglia pagherà un conto molto più salato di quello che gode di ampia fama. La soluzione ci sarebbe e drastica: l'immediata squalifica a vita. Basta volerlo.



