Sono passati 35 anni da quando il 26 Novembre 1988 sul ring del Palazzo dello Sport di Forlì l'idolo di casa Valerio Nati tentava l'assalto al titolo Wbcdei Supergallo detenuto dal fenomenale Daniel “ElRaton” Zaragoza, autentico spauracchio messicano che in seguito la stessaInternational Hall of Fame annoverò come uno dei più grandi. Il promoter Umberto Branchini, a capo della scuderia Totipdove lo stesso Nati era passato nel 1984 dopo il ritiro del suo storico manager Giorgio Bonetti,raggiungendo così i conterranei Damiani e fratelli Stecca, era riuscito ad ottenerequesta seconda opportunità iridata dopo chela primaprogrammata all’inizio di quello stesso anno contro il campione dei Piuma Antonio Esparagozaera saltata allavigilia del match quando Nati già si trovava a Miami nel pieno della preparazione.Considerate le note difficoltà dell’italiano a rientrare nel peso dover scendere quindi ora tra i Supergallorappresentavaun’incognita in più che andavaad aggiungersi alle difficoltà già rappresentate dalla grandezza del mancino di Città del Messico. Ma come aveva già ampiamente dimostrato durante l’arco di tutta la sua carriera la “Tigre di Dovadola” non era certo topo da impressionanti facilmente.Sottopostosi ad un digiuno al limite delle possibilità umane Nati riuscì comunque a raggiungere lo stesso identico peso di 55,3 Kg del suo avversario salendo così sul ring davanti a 2500 tifosi scatenati e pronti a sorreggerlo. Il match venne per altro trasmesso in diretta mondialeanche dalla prestigiosa HBO.

Valerio Nati, 32 anni (42-3-4 24 Ko’s). Nato l’11 Aprile 1956 a Dovadola in provincia di Forlì già all’età di 9 anni entrò nella palestra Edera sotto la guida del maestro Guido Rossi che lo seguì durante l’arco di tutta la carriera dilettantistica, costellata purtroppo da numerosi infortuni. Su tutti un drammatico incidente motociclistico che nel 1975 gli procurò numerose fratture. Ripresosi con tenacia sbarcò tra i professionisti nel 1978 facendosi amministrare dal manager Giorgio Bonetti dopo che il suo mentore Guido Rossi proprio in quell’anno perì in un incidente stradale. Nove vittorie ed un pareggio iniziali portarono Nati il 30 Novembre 1979 a combattere sul ring di casa per il titolo italiano dei Gallo, strappato ai punti di stretta misura dalle mani dell’imbattuto Giovanni Fossati. Un anno dopo sempre nella sua Forlì conquisterà anche il vacante Titolo Europeo di categoria contro lo spagnolo Juan Francisco Rodriguez, regolato ai punti. Difeso il titolo in ben cinque occasioni, tra le quali spicca la vittoria ai punti contro il quotato inglese John Feeney, capace di mettere a sedere il forlivese al secondo round, Nati pur mantenedo la sua imbattibilità (21 vittorie ed 1 pari) iniziò a manifestare difficoltà evidenti di tenuta alla distanza, dovute agli sforzi sempre più debilitanti per rientrare nel peso. Ed il conto salato venne puntualmente pagato durante la rivincita “europea” contro il lombardo Fossati, che restituì al buon Valerio la cortesia di strappargli l’imbattibilità il 28 Aprile 1982 a Lignano Sabbiadoro. 3 pareggi nei successivi quattro incontri, uno dei quali nella rivincita contro lo stesso Fossati, convinsero finalmente Nati della bontà di salire tra i Piuma e l’occasione si presentò sotto forma di sfida europea contro il lanciatissimo Loris Secca, autentica stella nascente del pugilato italiano. Pur salito sul quadrato di Camaiore largamente sfavorito un Nati dato in declino seppe invece sfoderare una prestazione di assoluto valore che se da una parte non gli consentì di strappare il titolo dalle mani del compagno di scuderia dall’altra ebbe il merito di rilanciarlo agli occhi del grande pubblico e degli addetti ai lavori. Tanto che venne designato co-sfidante alla stessa cintura quando Stecca la rese vacante per inseguire il sogno iridato. L’altro pretendente però era il terribile picchiatore irlandese Barry McGuigan che nel catino amico di Belfast non gli lasciò scampo annientandolo con un Ko al sesto round. Era il 16 Novembre 1983 e quando tutto sembrava ormai finito ecco che la Tigre romagnola seppe rinascere per l’ennesima volta raggranellando nei successivi 5 anni ben 20 vittorie consecutive condite da 14 soluzioni prima del limite, compresa quella contro il francese Marc Armand (KOT2) che il 13 Marzo 1987 gli diede il Titolo Europeo dei Piuma, poi difeso per squalifica in un contestatissimo derby italico contro Vincenzo Limatola che vide quest’ultimo mandare al tappeto Nati con un colpo arrivato dopo il gong. Altre tre vittorie inframmezzate dal sopracitato match fantasma contro Esparragoza ed ora la sfida al re dei Supergallo.

Daniel “El Raton” Zaragoza, 30 anni (3-4-1 20 Ko’s). Messicano di Mexico City dove nacque l’11 Dicembre 1957. Mancino, divenne professionista nell’Ottobre del 1980 dopo la terribile delusione olimpica di Mosca 80’ che a fine carriera ebbe a fargli dire ”Questa ferita non andrà mai via completamente, è una cosa che non mi fa dormire la notte, ho vinto quattro cinture mondiali tra i pro ma quella medaglia non potrò mai più averla”
Va ricordato come nei quarti di finali della rassegna olimpica Zaragoza venne dichiarato sconfitto per Kot al secondo round per una ferita alla testa contro il pugile della Guyana Michael Parris. In quel momento il suo secondo non si trovava all’angolo per problemi personali e così nessuno potè appellarsi alla decisione del medico di fermare il match. “Potevo continuare ! Era un taglio insignificante, mi hanno rubato il sogno di poter onorare il mio paese con una medaglia come fece mio fratello Augustin conquistando il bronzo a Mexico 68’”
Nato nella cittadina di Tacubaya, Daniel Zaragoza proveniva da una famiglia di pugili. I suoi incontri erano delle vere e proprie epiche battaglie all’ultimo sangue e pur non potendo contare su un pugno al fulmicotone vinceva i suoi match con la forza della resistenza oltre che con notevoli doti strategiche. Che vincesse o perdesse i suoi avversari scendevano dal ring devastati. Era considerato un Bulldog. Un pugile da All In, tutto o niente. La sua ferocia e la capacità di resistere ai pugni gli sono valsi ammirazione anche oltreconfine, come il Giappone e Corea, dove era considerato un guerriero. Idolatrato anche se sconfisse tutti i loro beniamini nessuno escluso. Esordì senza caschetto sul finire del 1980 inanellando 14 vittorie consecutive prima di subire una battuta d’arresto nel Luglio dell’82 contro lo statunitense Harold Petty che lo sconfisse ai punti in 10 riprese. Rimessosi in carreggiata con altre 5 vittorie un anno più tardi subì la sua seconda sconfitta, sempre ai punti e nuovamente contro Petty. Questa volta ci vollero 2 anni ed 8 successi per riproporre Zaragoza a livello mondiale e l’occasione si presentò il 4 Maggio 1985 quando Don King sul ring di Aruba lo mise a confronto con lo statunitense Fred Jackson con in palio la vacante cintura WBC dei Gallo. Match terminato con la vittoria di Zaragoza grazie alla squalifica dell’americano, reo di aver colpito intenzionalmente con una testata il messicano quando era per altro in vantaggio sui cartellini di 2 giudici su 3 al termine della sesta ripresa. Tre mesi più tardi alla prima difesa Zaragoza venne surclassato dall’imbattuto colombiano Miguel Lora che lo sconfisse pesantemente ai punti. Non andò meglio otto mesi più tardi nel match seguente contro l’australiano Jeff Fenech, vincitore con largo margine. Analogamente a Nati, anche Zaragoza nel momento di maggior difficoltà seppe però reagire da par suo e con sette vittorie in altrettanti match il 29 Febbraio 1988 si conquistò l’opportunità di sfidare il suo idolo Carlos Zarate sul ring di Inglewood, California per la vacante corona WBC dei Supergallo. Zarate, ormai trentasettenne, era un’autentica leggenda messicana oltre che un terribile picchiatore tanto da aver vinto 63 dei suoi 70 incontri per Ko. Quello contro Zaragoza fu l’ultimo della sua carriera, probabilmente anche a causa della sconfitta subita (KOT12). "Lo ammiravo ancora. Il suo nome aveva un peso così importante su di me"..disse Zaragoza dopo il match…"Ho dovuto superare l'impatto di affrontare uno dei migliori combattenti di tutti i tempi"…. "Non ho festeggiato perché era una delle icone della boxe messicana. Non mi piaceva colpirlo, ma eravamo o io o lui". Un pareggio nella prevedibile faticosa prima difesa del titolo in Corea contro il pugile di casa Seung Hoon Lee e soprattutto contro una giuria che di li a pochi mesi avrebbe indignato il mondo intero durante le Olimpiadi fecero quindi da preambolo a questa sfida contro la nostra Tigre di Forlì. Roby Maddonini
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