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Ricordando Leone Efrati scomparso ad Auschwitz ll 16 aprile del 1944

 

 

Efrati   è stato inserito nella International Jewish Sports Hall of Fame

 

 

Antonello Capurso ha pubblicato un magnifico volume intitolato  " LA PIUMA DEL GHETTO " Dalla Gloria al campo di sterminio  per i tipi di  Gallucci .

Noi però non ci eravamo dimenticati di "lello" e gli avevamo  dedicato  recentemente questo pezzo .

Leone Efrati nacque  a Roma  nel maggio del  1916. Di famiglia ebraica entrò nella palestra romana della Audace  quando non aveva ancora 16 anni  e nel 1935 era già pronto  per passare professionista.

Nel 1936 si fece conoscere  nel mondo  del pugilato della capitale per aver combattuto per ben 11 match consecutivi senza sconfitte. Un campione come  Gino Cattaneo interruppe  questo suo exploit ma  “Lelletto”  era già entrato nel novero dei migliori piuma italiani .Nel 1937 sconfisse il quotato  Magnolfi e perse due volte da Gino Bondavalli dopo match durissimi  ed equilibrati. 

Verso la fine del 1937 il procuratore svizzero Alois gli procurò ingaggi in Francia dove calcò ring celebri come la Salle Wagram e il Palais des Sports a Parigi. Disputò   all’estero cinque match riportando quattro vittorie . Nel 1938 partì in cerca di fortuna per gli Stati Uniti. Alla fine del 1938 un successo che lo lanciò tra i migliori della categoria . Leone superò  il duro puncher di Brooklyn Frankie Covelli  sul ring di Chicago e il successo  gli procurò un ingaggio con Leo Rodak  a quel tempo in pole position per battersi per il titolo mondiale.

The Ring definì  quel match una specie di semifinale  mondiale . Dopo quell'incontro Rodak fu proclamato, infatti, campione del mondo Nba ma gli emigrati italiani presenti  al Coliseum di Chicago  protestarono rumorosamente perchè secondo loro Efrati aveva vinto nonostante un kd al quarto tempo . 

Leone rimase negli States  fino alla fine del 1939. Il manager   Frank Donati  gli consigliò caldamente di chiedere la cittadinanza americana  considerato che  gli echi della guerra erano arrivati  minacciosi anche  oltre oceano. Leone voleva però rientrare in Italia per stare vicino alla famiglia.  Dopo un mese dal suo ritorno in Italia chiese l’affiliazione alla  Federboxe ma alcuni dirigenti fascisti fecero in modo di negargliela anzi lo segnalarono alla polizia come ebreo .

Fu rastrellato a Roma il 16 ottobre  del 1943 dalla polizia del regime  e deportato in Germania nel  campo di concentramento di Auschwtz Birkennau.  Arrivato spossato da un viaggio  disumano  fu  destinato a un blocco  diretto da un franco- tedesco che lo riconobbe come  un valido pugile . Da li partì il  viaggio che lo porterà all’inferno .  Fu costretto a combattere  frequentemente con militari  tedeschi  e poco importava se spesso erano dei pesi welter o addirittura dei medi . Sui suoi match le guardie, le SS ,i soldati di guarnigione  scommettevano forte . Si scommetteva che  il  pugile  tedesco di turno  lo avrebbe battuto per ko e invece la cosa succedeva raramente.

La domenica scendeva  nell’arengo spesso a digiuno o con i danni sul corpo  delle lotte precedenti . Un  pezzo di pane era  la sua borsa . Ma “lelletto” non mollava .La sua eccellente tecnica e il suo temperamento costringevano spesso i suoi  immancabili vincitori  a tributargli un fugace gesto di rispetto. Tutto crollò un pomeriggio  quando seppe che suo fratello ,internato con lui ,era stato picchiato a sangue da alcuni  kapò  che lui  individuò e coprì di botte.

La denuncia  al capo delle SS del campo fu automatica  ed  Efrati fu assalito  e colpito a sangue selvaggiamente  con il calcio dei fucili. Non riuscendo più a stare in piedi lo avviarono a un forno crematorio. In realtà fu solo  sconfitto ma non ucciso se ancora oggi  la sua arte  vive ancora  nella nostra memoria.

La medesima sorte tragica era toccata due anni prima al tunisino  Victor "Young" Perez, anche lui ebreo  e indimenticato campione del mondo dei pesi mosca nel 1931-.32

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