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Ma AJ è un campione?

Un paragone con un grande del passato fragile come lui

 

Una volta le discussioni sportive fra tifosi, anche di pugilato, si svolgevano al bar fra una partita a tressette e una di biliardo. Era il tempio della boutade dove chiunque poteva dire la più grande castroneria e tutto finiva in una risata. Nell’era del web ciò che uno scrive rimane e diventa oggetto di dileggio e acredine e tutto non finisce lì così facilmente. Prendete ad esempio le discussioni sul valore reale di Anthony Joshua, cresciute a dismisura dopo la sconfitta prima del limite subìta dal peso massimo britannico contro il connazionale Daniel Dubois. L’occasione di una sconfitta è pane per i denti dei dileggiatori di professione pronti a sfogare le loro frustrazioni personali nel momento in cui qualcuno cade dal piedistallo. Calmatesi le acque possiamo ora porci queste domande: ma quanto vale, o valeva, effettivamente Anthony Joshua? Si può assegnargli già un posto nella storia dei pesi massimi? A quale pugile del passato possiamo provare a paragonarlo?

Vi sorprenderà, sulle prime, la scelta del pugile del passato cui accostarlo, perché si tratta di Floyd Patterson, il primo peso massimo della storia capace di riconquistare il titolo mondiale dei pesi massimi dopo averlo perduto sul ring.  Sorprenderà soprattutto coloro che hanno visto Patterson in azione, perché non esistono due pugili più diversi sia fisicamente che tecnicamente quanto vicini sul piano della fragilità fisica, per modo di dire, e soprattutto psicologica, oltre a qualche altro punto di contatto.

Sia Patterson che Joshua hanno avuto problemi con la legge in età minore o subito dopo, il primo è cresciuto in un riformatorio, il secondo ha subito una condanna per spaccio, La personalità introversa del primo lo ha seguito per tutta una vita peraltro di successo, la complessità psicologica del secondo si è evidenziata in modo evidente quando era ancora sul ring dopo la seconda sconfitta con Oleksandr Usyk e qualcuno gli ha improvvidamente messo un microfono davanti alle labbra.  Entrambi sono state medaglie d’oro alle Olimpiadi, Patterson nei pesi medi ad Helsinki nel 1952, Joshua sessant’anni dopo a Londra nel 2012 fra i supermassimi e lasciamo perdere sul come quella medaglia gli sia stata assegnata perché il furto ai danni di Cammarelle, e nelle qualificazioni del  cubano Erislandy Savon, non è stato certo colpa sua.

Certo le differenze sono lampanti, fisicamente Patterson era in realtà un medio che avrebbe potuto spopolare fra i mediomassimi e come peso massimo oggi non sarebbe nemmeno accettabile mentre l’inglese è un colosso del XXI secolo. Tecnicamente Patterson era uno che combatteva dietro la difesa detta peekaboo, a braccia incrociate, che aveva un buon colpo ma non paragonabile al destro di Joshua e alla sua impostazione più eretta e al suo lungo jab sinistro.  Ma Patterson passò presto alla storia per la fragilità della sua mascella così come da quasi subito si parlò dello stesso problema per Anthony Joshua dopo alcuni episodi, chissà mai se veri o no, avvenuti in palestra e dopo un 2° round difficile contro Dillian Whyte.  

Si dimentica troppo facilmente cosa “pesa” un colpo di un peso massimo ma certamente Patterson non poteva vantare la solidità di un Rocky Marciano così come Joshua quella di altri pesi massimi del suo tempo.

Entrambi purtroppo verranno ricordati più per le loro sconfitte, e le loro fragilità, che per le proprie capacità  Patterson era un campione, ha conquistato il titolo mondiale dei pesi massimi battendo Archie Moore che certo non era uno qualsiasi, ma verrà ricordato per le due velocissime sconfitte con un Sonny Liston a lungo evitato, nonché quella per K.O.tecnico al 12° round contro la miglior versione di Muhammad Alì, affrontato con una protrusione discale, che non è uno scherzo. L’invito ai più giovani è di leggere il suo record e magari guardarsi qualche clip dei suoi match contro altri pugili. Patterson era anche considerato il peso massimo più veloce della storia prima dell'avvento di Ali.  Joshua dal canto suo ha battuto un certo Wladimir Klitschko che, pur a 40 anni, non era uno qualsiasi, ha riportato i pesi massimi britannici all’onor del mondo dopo il ritiro di Lennox Lewis, ha riempito gli stadi di calcio raggiungendo quote di quasi 100.000 spettatori e si è liberato facilmente di qualche discreto sfidante. Tutto questo fino al match del Madison Square Garden contro Andy Ruiz che è stato il Sonny Liston di AJ , per giunta del tutto inatteso.  E Joshua verrà ricordato dai più per quella sconfitta, sia pure vendicata, e per quella con Dubois che non per le vittorie o le sconfitte, di misura ricordiamolo, contro un genio del ring come Usyk.

Ma parlavamo di fragilità psicologica ed è qui che il punto d’incontro fra Patterson e Joshua è più evidente. Patterson, messo sull’avviso dagli atterramenti subìti e dalla sinistra fama di Liston, sapeva benissimo che avrebbe perso, nei fatti, non combattè. Perché, se no, portarsi dietro in entrambe le occasioni una barba finta per sgattaiolare via dagli stadi sperando con quel travestimento di non essere riconosciuto?  Così come AJ ha avuto conferma della propria vulnerabilità quando credeva di avere in mano Andy Ruiz ed era invece il contrario e, da quel giorno solo a tratti ha mostrato le proprie qualità prima di ricascarci dopo il primo atterramento subito da Dubois.

Per non dilungarci troppo chiuderemo osservando come entrambi siano stati campioni ma forse solo potenzialmente fuoriclasse, il cervello umano è infatti molto complesso così come le nostre reazioni. Ad AJ si può augurare un futuro di successo come quello che raggiunse Patterson, Chairman della Commissione pugilistica di New York prima di cadere nelle nebbie dell’encefalopatia cronica traumatica. E gli si può dire anche di non avere fretta di riaffrontare Dubois, le ferite mentali sono più dure a cicatrizzare di quelle fisiche.

Quanto ai giudizi da bar, o da social, prendiamoli per quello che valgono, cioè zero. Del resto da chi definisce "bidone" un pugile, chiunque esso sia, cosa vi potete aspettare?

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