Ricordo di un piccolo grande campione
Una notizia mi ha colpito particolarmente negli ultimi giorni ed è stata quella della morte a 46 anni di Israel "El Magnifico" Vazquez. Ero a Los Angeles nel 2010 a bordo ring allo Staples Center l'ultima volta che Vazquez salì sul ring. Ero per lavoro in Canada, a Vancouver, ed avendo qualche giorno di pausa avevo comprato il biglietto online e preso un volo per Los Angeles. A posteriori posso dire che era meglio se non l'avessi fatto. Vazquez perse il suo quarto incontro con Rafael Marquez al 3° round, un incontro che non si sarebbe dovuto fare perché c'era il sospetto, poi diventato certezza, che "El Magnifico" non ci vedesse già più dall'occhio sinistro. Testimone dell'ultimo atto della sua carriera tutta la "creme" della boxe californiana, da Oscar De La Hoya a Freddie Roach, a Juan Manuel Marquez venuto a sostenere il fratello, a un festeggiatissimo Fernando Vargas.
Vazquez e Marquez avevano disputato una straordinaria trilogia che tale avrebbe dovuto rimanere. Marquez aveva vinto prima del limite il primo match, Vazquez prima del limite il secondo, Vazquez ai punti di un capello il terzo che rimane uno dei più straordinari incontri di boxe che io abbia mai visto. Era stato il coronamento della carriera di Vazquez, un pugile spettacolare che si esaltava nella battaglia e, a mio avviso, anche un po' sottovalutato. E lo è tato anche da chi ha fatto entrare Rafael Marquez nella International Boxing Hall of Fame e lui ancora no pur sapendo che Vazquez stava male da anni, ancor prima di essere colpito dal sarcoma che lo ha ucciso. In realtà "El Magnifico" non era più stato bene dopo la boxe alla quale aveva lasciato quell'occhio perché era stato colpito da una mallatia autoimmune grave.
Non si può sapere se il pugilato abbia accelerato la sua fine, di certo questo ruvido mondo popolato di ipocriti sfruttatori avrebbe dovuto evitargli di continuare dopo il terzo match con Marquez e forse la sua vista si sarebbe mantenuta quasi intatta. Lui diceva però di non avere rimpianti, la boxe gli aveva dato tanto. A me resterà il ricordo di un ragazzo tranquillo che sul ring era uno straordinario guerriero e gli dico solo grazie.



