Da New York a Ferrara a Manchester
Quello degli arbitri non è un problema solo italiano ma dell'intero mondo della boxe, me ne sono convinto ieri sera una volta di più vedendo cosa è successo sul ring di Manchester. Sappiamo tutti come un arbitro possa imdirizzare un combattimento e questo è stato fatto migliaia di volte ma il problema sul quale mi focalizzo riguarda proprio l'incapacità o il prendere decisioni contrarie al regolamento. E di esempi di questo genere ce ne sono stati attualmente fin troppi. Lasciamo stare per il momento ciò che è recentemente successo sui ring di casa, il problema è evidente e serve una diversa formazione e gente capace di assumersi le pur pesanti responsabilità ma mi soffermerò su due episodi in cui arbitri maldestri hanno influito sul risultato, un risultato che doveva essere cambiato.
Il primo marzo scorso al Barclays Center di New York il favoritissimo peso leggero statunitense Gervonta Davis, uno dei più famosi e discussi pugili del momento, imbattuto, salva il proprio record e il proprio titolo di sigla con un pareggio ottenuto contro il connazionale Lamont Roach. Il problema è che nel nono round Davis, preso da un colpo dritto, ha appoggiato volontariamente un ginocchio a terra per poi rialzarsi, correre all'angolo e (cosa comunque vietata) farsi ripulire un occhio come se qualcosa vi fosse entrato. L'arbitro Steve Willis reagisce da vecchio zio bonario e comprensivo, sembra stia per inizare un conteggio poi cambia idea, lascia correre e fa riprendere il combattimento come nulla fosse. Se avesse fatto la cosa giusta il round sarebbe andato a Roach con 2 punti di vantaggio e lo stesso Roach avrebbe vinto ai punti il match e conquistato il titolo.
Ieri sera a Manchester si disputa il ttolo inglese dei pesi massim fra il detentore David Adeleye e lo sfidante Jamie Tshikeva. Il titolo inglese non è il titolo nazionale, che è quello britannico, ma l'incontro è seguito perché Adeleye è un picchiatore e comunque la categoria nel Regno Unito è molto fiorente da tempo, in pratica la Gran Bretagna ha preso il posto degli Stati Uniti. Match brutto pieno di tenute e spinte. Al 6° round l'arbitro Ron Kearney ordina 2 volte, dico 2, il break, Tshikeva abbassa il barccio destro e Adeleye lo prende alla mascella con un tremedo gancio sinistro. Tshileva rotola al tappeto, si rialza confuso, il match riprende, Adeleye esplode colpi tremendi e alla fine lo sfidante è di nuovo al tappeto, si rialza ma viene fermato dall'arbitro.
Il pugile non sa dove si trova e non protesta, l'angolo di Tshikeva è furioso e protesta invece a gran voce. Ora va bene che il pugile deve difendersi sempre, "Protect yourself at anytime" è la frase pronunciata a inizio match dagli arbitri, ma qui si è andati ben oltre, il match per Adeleye lo ha vinto il signor Kearney.
Per ammettere di essersi sbagliati ci vogliono gli attributi. Pur sbugiardato i diretta dal replay di DAZN,lil signor Kearney gli attributi non li ha e il verdetto non cambia. Ci penserà il British Board of Control? Si spera che la massima autorità pugilistica britannica non faccia come la nostra Federazione in merito al caso di Ferrara, sbugiardati dalle immagini e dal nostro Torromeo. Si sa, il coraggio uno non se lo può dare.
In ogni caso il problema esiste, e molto più che nel calcio, dove almeno c'è la VAR, ed è un problema mondiale.



