Vittoria-lampo sulla Righi. Fa discutere quel verdetto di kot a 2” dalla fine del 1° round. Licata, un altro ferrarese campione d’Italia
di Maurizio Roveri
Nello spazio di centodiciotto secondi è racchiuso il match Europeo Femminile dei pesi leggeri. Le emozioni, una prodezza, ma anche una scelta - quella dell’arbitro - che ha fatto discutere nell’immediato dopomatch. E anche più tardi, già nel cuore della notte, dentro il ventre della “Bondi Arena” di Ferrara.
Tutto così in fretta. Neppure era terminato il primo round, dei dieci da due minuti in programma.
In sintesi, ecco che cos’è avvenuto in un tratto di tempo.
Il “lampo” di Pamela Malvina Noutcho, quel diretto destro d’incontro preciso e rapido a stamparsi sul mento di Martina Righi. Il knock down dell’atleta fiorentina che - mi pare - non avesse mai subìto un atterramento in carriera, e un pochino d’impaccio nel rialzarsi, comunque si era rimessa in piedi. Il referee Giovanni Poggi che la osserva, e decide per lo stop.Decretando il KOT.
Allora: la prodezza dell’imbattuta bolognese (che ha conservato alla maniera forte la cintura di campionessa d’Europa) è indiscutibile. Un colpo perfetto, caricato, arrivato con precisione e tempismo in un punto che nella boxe è fra i più vulnerabili. Lo stupore del pubblico nel Palasport ferrarese. E nel resto d’Italia per chi ha seguito da RAI Sport la telecronaca dell’evento.
Poi? Ecco, qui cominciano gli interrogativi, le discussioni, i pareri discordanti, le valutazioni contrastanti.
Progetti mondiali, ora, per la campionessa d’Europa
Mancavano due secondi, appena due secondi, alla fine del round. Passati i quali, si suppone che la sfidante toscana nel minuto di intervallo - all’angolo - avrebbe potuto recuperare. Possibile. Martina Righi portava sul ring di Ferrara una preparazione intensa e meticolosa. Affrontando questa sfida al meglio della condizione. Pertanto, è legittimo da parte di diversi “addetti ai lavori” ritenere che alla Righi sarebbe stato giusto concedere di arrivare al minuto di pausa.
Di questo parere, ad esempio, è Alessandro Duran. Abituato a parlare con competenza ed equilibrio. Alessandro non ha dubbi. “L’arbitro ha sbagliato. Non doveva chiudere così un combattimento valido per il titolo Europeo. A due soli secondi dal gong”.
Che cosa ha spinto un referee esperto come Poggi a giudicare Martina Righi non più in grado di proseguire? Non dandole, conseguentemente, la chance di recuperare nei sessanta secondi dell’intervallo?
Sono gli interrogativi del giorno.
Giovanni Poggi è un arbitro quotato. Ha diretto 106 match Professionistici in carriera. Dal 2008. Tra i quali 10 match per il titolo Europeo. E il campionato del Mondo WBC dei pesi piuma l’anno scorso: Rey Vargas contro Nick Ball sul ring della Kingdom Arena di Riyadh in Arabia Saudita. Una settimana fa era arbitro del match del peso massimo cubano Angelo Morejon contro Spilmont.
Pamela Noutcho e Antonio Licata con le loro cinture
Patrizio Oliva, commentatore tecnico per la RAI e assistente di Davide Novelli nella appassionante telecronaca di ieri sera, ha esclamato che l’arbitro ha fatto bene. “Con un atterramento così, su un diretto destro d’incontro portato dall’alto in basso, al mento, Martina Righi durante il conteggio aveva cercato di rialzarsi ma era ricaduta. Si è rimessa in piedi, faticosamente. E’ stato giusto fermarla”.
Indubbiamente il pugilato per la sua natura di sport duro, fascinoso ma anche a volte crudele spietato e imprevedibile, propone situazioni delicate e decisioni difficili da prendere. E’ una disciplina dove il confine fra gioia e dolore, fra vittoria e sconfitta è davvero stretto. In questo, è lo specchio della natura umana. Della vita. Profondamente.
Duri intensi mesi di preparazione, facendo la spola tra Firenze e Arenzano, e viaggiando anche in Spagna per andare a fare i guanti con campionesse. Non aveva lasciato nulla al caso, Martina Righi. E poi… quello stop dell’arbitro, a due secondi, due secondi soltanto, al termine del primo round.
E’ dura, tremendamente dura per la ragazza toscana da mandar giù.
La tristezza visibilmente dipinta sul volto nel malinconico dopomatch.
No lacrime. Assolutamente no. Le donne del ring sono forti. Sono tenaci e coraggiose. Sanno passare attraverso le difficoltà, i sacrifici, le disavventure.
Martina fatica a interpretare il perchè dello stop. All’alba del combattimento. S’era rialzata, mancava un attimo, un attimo soltanto al termine di quella prima ripresa.
La rabbia nel cuore. Però, nessuna polemica. Seppur avrebbe voglia di gridare la sua rabbia.
Rivede mentalmente quegli attimi. “Stavo per rialzarmi, ho visto l’arbitro che era arrivato al “cinque” nel conteggio, mi sono detta: aspettiamo un pochino’, qualche secondo ancora, mi sono messa in piedi in tempo utile, stavo bene, pronta a riprendere a combattere in un round che già stava terminando”.
Cosicché, quando l’arbitro con l’ampio gesto delle mani ha indicato lo stop ritenendo la pugile toscana non in grado di proseguire e decretando così la sua sconfitta per KOT (a due soli secondi dalla fine della prima ripresa) Martina Righi è rimasta incredula, sconcertata, sbalordita.
Sarà duro da mandar giù, questo boccone amaro. Però ci riuscirà, Martina. E’ una combattente. Salirà ancora sul ring. “Mi auguro vi siano altre opportunità. C’è ancora la voglia di esprimersi, di scontrarsi, di mettersi alla prova”.
Chiaro. Quel diretto destro d’incontro di Pamela Malvina Noutcho è stato esplosivo. Portato con rapidità, tempismo, potenza. Nel punto giusto al momento giusto.
Chiedo alla Campionessa d’Europa se il colpo era stato preparato appositamente per questo match con la Righi, o se sia partito d’istinto, in modo naturale.
“E’ uno di quei colpi sui quali abbiamo lavorato intensamente in questi mesi in palestra. Ganci, diretti, combinazioni. In questo caso, ho portato un gancio sinistro e il diretto destro a incrociare. Sono contenta per aver mantenuto il titolo europeo. E per come avevo cominciato il match, tenendo le giuste misure ed evitando di “cadere” troppo addosso. Felice sì, ma con un disappunto. Avrei preferito che il combattimento fosse andato avanti. Avrei avuto modo di vedere e capire se sono sulla strada giusta, se sto migliorando”.
Ecco. La semplicità, in queste parole, della bolognese ancora Campionessa d’Europa dei pesi leggeri. La sua bella, e potente, umiltà.
Mario Loreni, il manager di Pamela Malvina Noutcho, è chiaramente soddisfatto. “Ho potuto constatare il grande salto che ha fatto Pamela sul lato tecnico e agonistico. Però, non mi aspettavo che un match con l’Europeo in palio finisse così alla prima ripresa. Secondo me, è colpa dell’arbitro. Avrebbe potuto lasciar terminare il round. Penso che poi il combattimento si sarebbe potuto sviluppare per altri 5-6 round”.
Progetti mondiali ora per Pamela Malvina Noutcho?
“Aspetteremo agli inizi di maggio le prossime classifiche degli Enti mondiali. E vedremo la concretizzazione del nostro pensiero”.
“Per quanto riguarda il Campionato italiano dei welter, Antonio Licata ha vinto, è diventato campione “ad interim”, va bene, ma quando affronterà De Filippo vorrei vedergli fare qualcosa di più”.
Roberto Croce, il maestro della Ferrara Boxe, allenatore di Antonio Licata (con la collaborazione del tecnico Francesco Licata che è il papà di Antonio) racconta: “Antonio è andato con il freno a mano perchè gliel’ho indicato io di non strafare. Fin dall’inizio. Il motivo? Semplice: Patrizio Moroni è pugile che non era mai andato ko, neanche quando ha affrontato gente più potente di Licata. Allora ho detto ad Antonio: è inutile che tu spingi e che consumi energie. Per che cosa? Prendi il controllo del match, fai la tua pregevole boxe, tanto sei migliore tecnicamente, sei più veloce e tempista. Abbiamo prodotto un match molto tattico. C’era da conquistare un titolo. Il titolo italiano. Per la prima volta. Dunque, era una serata troppo importante e in questa occasione non era il caso di correre rischi. Io da allenatore mi sarei accontentato anche d’una vittoria ai punti. L’importante era portare a casa la cintura. La chiave del match? Quel gancio destro che Moroni ha dovuto subire alla prima ripresa. A mio parere, l’incontro è finito lì. Quel colpo di Antonio ha prodotto danni grossi all’avversario: gli ha spaccato lo zigomo, gli si è gonfiato l’occhio. Non poteva neanche andare avanti. Il medico aveva ragione a far terminare il combattimento, anzi penso che lo avrebbe voluto fare anche prima. Moroni e il suo angolo volevano proseguire. In apertura di settimo round l’arbitro ha fatto intervenire il medico. E il dott. Virgilio Di Legge è stato categorico visitando Moroni: “Ti si sta chiudendo la palpebra. Non puoi proseguire”.
Licata è il terzo campione d’Italia del maestro Croce. Dopo Marcello Matano e Nicola Cristofori. Tutti ferraresi. Tutti cresciuti alla Ferrara Boxe.



