Attraverso il suo profilo Instagram Sugar Ray Leonard, in una foto che lo ritrae accanto ad una torta, ha annunciato l’ennesimo successo della sua vita, non solo sportiva.
“Sono sobrio da 20 anni e questa, per me, è la più grande delle vittorie. Sapendo, sempre, che la lotta continua".
Il 2026, è diventato così una annata molto speciale per lui, sicuramente uno dei più grandi campioni della storia del pugilato.
Il 17 maggio ha festeggiato i suoi 70 anni. Il 31 luglio ricorrono i 50 anni dalla conquista della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Montreal del 1976.

I suoi problemi con la depressione e il conseguente consumo di alcol e droghe iniziarono nel 1982 quando, nel corso di una sessione di allenamento, si procurò una lesione alla retina dell’occhio sinistro, già ferito nel primo incontro contro Hearns.
Il verdetto dei medici fu spietato: “se continuerai a combattere rischi di diventare cieco”. Sugar Ray annunciò così il suo ritiro dalla boxe.
L'infortunio all’occhio si rivelò essere molto più di un problema fisico. Per un campione che aveva costruito la sua identità intorno alla velocità, alla competizione e alla vittoria, costretto al ritiro nel suo periodo di maggior splendore, dopo aver sconfitto i cosiddetti “Four Kings", Wilfredo Benitez, “Mano de Piedra" Durán e Tommy Hearns (il quarto era lui), era una vera tragedia.
Cominciò una lotta impari contro un avversario strisciante iniziando a perdere l’auto controllo.
Nel 1984 non riuscì a resistere al “richiamo della foresta” e tornò sul ring accettando di incontrare Kevin Howard, avversario di media quotazione.
Nel corso della quarta ripresa un destro di Howard mise al tappeto, per la prima volta in carriera, Sugar Ray.
Howard non aveva però la sufficiente personalità per approfittare del momento favorevole e consentì a Leonard di recuperare e di vincere il match per Kot 9.
Subito dopo si presentò ai giornalisti dichiarando: “questa volta mi ritiro per davvero. Non posso sopportare di prendere in giro voi e me stresso con prestazioni come quella di oggi”.
Ma il buco nera di una vita lontana dai riflettori e dalla ribalta, era insopportabile per lui e nella sua testa iniziò a manifestarsi una idea apparentemente folle e rischiosa per la sua salute.
Sfidare “Marvelous” Marvin Hagler, monarca della categoria dei pesi medi con un record di 62-2-2, il miglior pugile del momento.
Nell’aprile del 1987 un immenso Leonard diede una delle più grandi dimostrazioni di classe e intelligenza tattica della storia della boxe sconfiggendo ai punti Hagler.
Dopo quel trionfo disputò altri cinque combattimenti battendo il canadese Donny Lalonde per KO 9, pareggiando nel rematch con Hearns, superando di nuovo Duran e perdendo contro Terry Norris e con Hector “Macho” Camacho.
Si ritirò, questa volta definitivamente e senza più ripensamenti, nel 1997 all'età di 41 anni.
Ma ad aspettarlo c’erano ancora nuove sfide, meno spettacolari ma più dure e distruttive di quelle affrontare sul ring che continuavano ad essere le sue più acerrime nemiche.
Erano sfide completamente diverse, senza più il pubblico che lo osannava, borse milionarie e gli onori della fama. Era una lotta privata contro i suoi stessi fantasmi e quella lotta continuò fino al 2006.
La cosa più difficile per lui fu quella di mettere da parte l’immagine pubblica del campione che poteva risolvere tutto da solo per arrivare ad essere l’esatto contrario.
Scoprì di essere un uomo fragile che aveva bisogno di aiuto per guarire dalla depressione che non sarebbe scomparsa per magia.
Nella sua biografia scrisse che una parte fondamentale per la sua guarigione l’ha avuta l’Associazione degli Alcolisti Anonimi alla quale si rivolse in un periodo di grande difficoltà della sua vita, fatto che per molto tempo è rimasto sconosciuto.
Sugar Ray è stato un campione magnifico e amato dal pubblico. Possedeva un dono raro, quello di essere un nero che piaceva anche ai bianchi, affermazione che non vuole essere razzista ma rappresentare una componente ancora sentita della società statunitense.
È stato campione olimpico e campione mondiale in cinque diverse categorie di peso tra i professionisti, carriera che chiuse con un record di 36-3-1, dove affrontò avversari prestigiosi che gli consentirono di guadagnare borse importanti.
Possedeva un'incredibile velocità nelle mani, una notevole mobilita sul ring grazie a gambe formidabili ed era dotato una tecnica ineguagliabile. Una volta, in un allenamento, gli sono stati calcolati 43 colpi in 9 secondi.
Le sue raffiche alla fine dei round erano un segno distintivo, per confondere gli avversari e, soprattutto, impressionare i giudici.
Il Leonard di oggi, è un uomo felice e ritrovato che non ha più bisogno di dimostrare nulla. Vive nel sud della California con la sua seconda moglie, Bernadette, con la quale è sposato dal 1993 e hanno due figli: Camille (29 anni) e Daniel Ray (26). Con la prima moglie, Juanita Wilkinson, dalla quale ha divorziato nel 1990, sono genitori di Ray Charles Jr. (53) e Jarrell (42).
Si occupa principalmente della “Sugar Ray Leonard Foundation”, creata nel 2009 insieme a Bernadette, associazione impegnata nella ricerca, la cura e la prevenzione del diabete infantile di tipo 1 e di tipo 2, oltre a promuovere abitudini salutari tra i bambini.
È ancora vicino all’ambiente della boxe, dove presenzia ai grandi eventi e alle rimpatriate con gli ex colleghi di diverse generazioni.
In conclusione Leonard è un campione che ha appreso la lezione che nessuno dei suoi maestri d'angolo, tra cui il famoso Angelo Dundee, gli aveva mai dato e dopo aver passato la prima parte della sua vita a cercare di essere invincibile, ha imparato semplicemente ad essere un uomo normale.
